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venerdì 14 novembre 2014

CON I TAPPI SI PUÒ FARE....

Domani è un gran giorno, un giorno a cui Patapà si è preparato per mesi, per anni se vogliamo mettere in conto quelli passati a rincorrere una delle sue passioni, il vino.
No, non è un alcolista, è un somellier, anche se non mi risulta abbia mai sputato del vino, quanto meno del vino buono.
Sta volta ha deciso di buttarsi in una folle avventura come organizzare una fiera di vini. Che sarà domani a Ispra, alla mensa del CCR che poi è il posto dove lavora.
Lo so che questo post arriva tardi, ma sapete che sono sempre sul pezzo, ma domani dura tutto il giorno, un giorno di probabile pioggia, quindi non avrete molto da fare.
Venite per bere del buon vino certo, ma anche per ammirare i miei pompon. Perché Patapà mi ha lasciato curare l'allestimento e stranamente ho pensato a pompon e bandierine. Pompon di carta, come nella migliore tradizione, ma visto l'argomento io i pompon li ho fatti anche con i tappi di sughero.


Inizio a preoccuparmi, probabilmente sarei capace di fare pompon con qualsiasi cosa!


Se volete farli anche voi prendete dei turaccioli e allargate i buchi che già dovrebbero esserci sui tappi usati. Già perché ho scoperto che i cavatappi fanno buchi chirurgici che pic-indolor non è nulla a confronto. Quindi infilateci dentro uno stuzzicadente che infilzerete in una palla di polistirolo. Mettete però anche una goccia di colla a caldo se non volete che il vostro lavoro certosino duri meno del tempo che ci avete impiegato a farlo.


Certo se venite a vederli dal vero, capite meglio come sono fatti, vi aspetto a Enolago!


giovedì 2 ottobre 2014

PATARIVOLUZIONE:LA CAMERA DI MAMMA E PAPA'

Il motivo vero e proprio della patarivoluzione era che io e Patapà ci eravamo stufati di dormire con Patagnoma.
Vero che un armadio ci separava, vero che quando dormiva dormiva, però la luce la tenevi spenta nel dubbio, nel dubbio non parlavi e soprattutto ci teneva in pugno mettendoci una vita ad addormentarsi.
Patapà avrebbe fortemente voluto tenersi la mansarda, che io ancora non ho capito cosa intendesse farsene di tutto quello spazio, forse la corsa campestre intorno al letto. Fatto sta che l'idea di liberasi della piccola lo alettava assai, l'idea di finire nella camera piccola, una volta camera dei due primi Patasgnaffi e poi solo di Patasgurzo, lo gettava in un palese sconforto.
Ma si sa che io se voglio sono più testona di un mulo e così ho tirato dritto per la mia strada, nonostante, infondo al cuore, ma in fondo in fondo, un po' di timore lo celavo anch'io.


Ma si sa che la fortuna aiuta gli audaci e a quanto pare anche i muli, tant'è che nella stanza non solo ci sta tutto quello che ci deve stare, ma non è per nulla soffocante. Sono sicura che lo pensi anche Patapà, anche se non me lo ha ancora concesso. 
Anzi a dirla tutta questa nuova camera mi piace infinitamente, ancor più di quella in mansarda, e a competere con il fascino di un sottotetto ce ne vuole.


La trovo accogliente ed estremamente calmante. Sarà per le dimensioni, sarà per la luce diffusa dalla pesante tenda bianca che accompagna anche i nostri sogni, sarà per quei tocchi di lana qua e là, ma io ci sto molto volentieri, anche quando non devo dormire
Poi c'è la soddisfazione di aver potuto tenere gli scaffali che già erano appesi, e così abbiamo anche una piccola libreria.

In realtà ho spostato tutta la casa per accogliere il meraviglioso quadretto della Bombetta, è ovvio!



E c'è la soddisfazione di essere riuscita a cambiare i comodini e le luci, adoperando solo quello che già avevamo in casa e che si è sposato magicamente, creando una perfetta armonia, cosa che in una camera matrimoniale non guasta mai.



E infine c'è anche la soddisfazione di aver cambiato la testata del letto senza sborsare un soldino, raccattando un povero scarto dalla pattumiera e passandoci solo la carta vetrata.



Insomma non so se si capisce che la mia camera mi piace proprio tanto, al punto da lasciarci costantemente la testa.


martedì 19 marzo 2013

PATAZEPPOLE



Io le zeppole manco sapevo cosa fossero.
Poi son successe due cose: è arrivato Patasgurzo, e quindi un altro papà nella mia vita, e il diciannove marzo sono entrata casualmente in una panetteria.
Patapà che non ama i dolci si è inspiegabilmente innamorato di questi pseudo bignè, probabilmente a causa degli ormoni della gravidanza, e da allora le zeppole sono diventate, più o meno, una consuetudine.
Da quando siamo venuti al lago trovare le zeppole è diventato più difficile, forse perché non vado mai in panetteria, o forse perché il 19 marzo cade sempre di lunedì ( non smentitemi).
Da allora le faccio io. Non sempre e mai con la stessa ricetta.
Questa'anno ad essere sincera non ne avevo molta voglia, per dire sentivo molto più forte l'impulso di ritagliare uccellini di carta, ma mi è arrivata una mail del Corriere con la ricetta della Parodi e ho pensato che forse dovevo posare la forbice.
Come sempre però non avevo tutti gli ingredienti e neanche tutta la pazienza, quindi ho prodotto delle patazeppole.
Ho usato un bricchettino di panna da cucina e l'ho diluito in acqua fino ad avere 250 ml d'acqua. Ci ho messo dentro tutto il burro che ho trovato in casa, circa 100 gr e due cucchiai di zucchero, che fare i dolci senza a me non torna.
Ho messo tutto in una pentola e ho portato a bollore. A quel punto ci ho schiaffato dentro tutta la farina in un botto perché la ricetta ordinava così! Si è istantaneamente formato un mappazzone che ho mescolato fino a che non gli sono passate almeno le rughe. A quel punto ho spento il fuoco e aggiunto le uova. Una per una. Il mappazzone è diventato sempre più simile allo skifidol tanto che al terzo uovo su cinque ho mollato il colpo e smesso di aggiungerne.
Meglio, così mi sono risparmiata la tasca da pasticcere che mi incasina sempre tutto. Ho fatto delle polpettine schiacciate con un avvallamento in centro e le ho messe in forno a 200 gradi per quattro minuti. Poi le ho fritte, bruciacchiandole un po' perché dovevo scrivere il post!
Nonostante tutto sono rimaste crude all'interno e quindi le ho rificcate in forno per una decina di minuti.
A questo punto avrei dovuto decorarle con un'amarena, che non avevo, e della crema pasticcera che non avevo voglia di fare. Quindi ho optato per un'emulsione di Philadelphia e zucchero a velo, che tanto Patapà aveva espresso il desiderio di una cheesecake.
Ecco ora devo dirla tutta, a conti fatti fanno schifo. Come tutte le volte che ho provato a farle.
Ma Patapà si merita almeno il pensiero, perché è un padre presente e fantastico, e un marito premuroso e paziente (con me ci vuole).
È anche un eccellente cuoco, quindi prima o poi imparerà a farsele da solo, o io farò un salto in panetteria.

domenica 16 settembre 2012

OSSIGENO

Questo fine settimana Patamà e Patapà hanno mollato i Patasgnaffi, nella loro totalità, a un compiacente tandem, NonnaMi e Nonnafi,  e se ne sono andati a celebrare un matrimonio.

Non il loro, ma è stato un po' come se lo fosse... Un romantico b&b con tanto di baldacchino, una festa in un bellissimo giardino, con lucine e lanterne, e danze sfrenate  (di Patamà ovviamente).
Il giorno dopo una girovagar per colli tra cantine e bancarelle.
Un sole pieno di luce e un aria che sapeva già di frizzante. Quella luce un po' dolce e obliqua del primo autunno e il languore di un' estate nei suoi ultimi giorni.
Una boccata di ossigeno.

domenica 4 marzo 2012

MEMORIA BREVE

Questo fine settimana la Patafamiglia è stata campagna dal nonnoRo. Era da Natale che non ci andava, bloccata dal freddo, da gambe di gesso, da febbri e da partite.
Ma sta volta c'era in ballo una fiera del vino, quindi ogni difficoltà è stata superata, ogni impegno accantonato. Si sono uniti alla truppa anche degli amici con bambini complementari ai Patasgnaffi ed è volato un giorno incredibilmente tiepido, con porte spalancate, lenzuola asciutte un un istante e bambini mimetizzati tra le piante del giardino.
Sabato sera Patamà è stata colta da irrefrenabile voglia di uscire a cena. Un rapido calcolo: Patagnoma ha 11 mesi, l'ultima cena rubata e veloce a ottobre per il compleanno di Patapà....uscire in un anno a cena una volta sola è un po' pochino, ne converrete.
Patagnoma incredibilmente si è lasciata seccare nella culla per le otto di sera, e i restanti bambocci, cenati e pigiamati, sono stati lasciati sul divano del nonno davanti a un film.
La cena è stata molto buona, consumata in un ristorante con luce tenue, voci soffuse e passi felpati. Una cosa terribilmente da grandi.
Tornati a casa Patagnoma urlava come un'aquila a cui avevano portato via il nido. Si è gettata al collo di Patamà arpionandolo con una forza che nulla aveva da invidiare agli artigli della pennuta dal naso adunco.
Ha passato la notte così. avvinta come l'edera, ciucciando come un cammello dopo un mese di siccità.
Quindi Patamà ha avuto tutta il tempo per farsi un bell'esame di coscienza. Per valutare che lasciare una bebè con la memoria di un cetriolo, in una casa che non vedeva da due mesi, con nonni che non vedeva da altrettanto tempo, non è stata una gran furbata.
La cena è stata ben pagata, ma ogni tanto vale comunque la pena sborsare soldi e sonno.

venerdì 14 ottobre 2011

QUADRIGLIA

In un tempo dolce e remoto, all'inizio della loro storia d'amore, Patamà e Patapà, allora ancora solo Ragazza Bionda e Ragazzo magro con la Barba (qui) passarono una meravigliosa vacanza in Puglia.
Una casetta bianca in mezzo a campi di angurie, una pineta e un mare cristallino.
Una coppia di amici, allora nuovi per la Ragazza Bionda, ora indispensabili, a condividere trecce di mozzarella e friselle.
E la sera le sagre. Con la via dello struscio addobbata a festa, l'odore della griglia mescolato a quello delle frittelle e la pista da ballo. La pista da ballo dove vecchietti agili come farfalle ritornavano a essere i ragazzi di un tempo e bambini scatenati si atteggiavano seriosi a piccoli adulti.
Walzer, tarantelle, mazurche, polke e cha cha cha.
La Ragazza Bionda se ne stava incantata a bordo pista, ma neanche il vigoroso amore del primo anno smuoveva i piedi di Ragazzo Magro con la Barba.
A un certo punto però una voce invitava tutti a ballare la quadriglia, ballo totalmente sconosciuto ai giovani cittadini. Forse venivano trascinati in pista, di questo non c'è più memoria, ma eccoli lì tutti e quattro a volteggiare, girare, incrociarsi, cambiare direzione, cambiar dama e cavaliere. Bellissimo, divertente e indimenticabile, anche per Ragazzo Magro con la Barba al secolo Patapà.
La quadriglia, mai più ballata, ripensata con nostalgia e, a pensarci adesso, forse sostituita nella quotidianità con la numerosa prole. 
Che al ritmo serrato di una trascinante musica ti costringe a volteggi, giri e mirabolanti incroci, lasciandoti senza fiato ma felice.


martedì 7 giugno 2011

LA REGOLA DEL QUATTRO

Per Soleil.
Una ragazza bionda con un nome di quattro lettere, un tempo incontrò un ragazzo magro e con la barba con un nome di quattro lettere anch'esso. Si innamorarono e rapidamente, cioè subito, andarono a vivere insieme.
La ragazza iniziò subito a dipingere mobili e finestre e ad aumentare la famiglia nel modo più appropriato alla loro giovane età.
La prima ad arrivare fu una scemottissima e dolcissima cana, che pigolava di notte e rideva di giorno. Le fu dato un nome di 6 lettere perchè siamo solo all'inizio della storia e ogni regola ha la sua eccezione.
La cana da sola non era felice, questo pensava la bionda ragazza con il nome di quattro lettere, e tornò a casa con una gattina trovata per strada a cui fu dato un nome di quattro lettere perchè era bello.
Passarono gli anni, solo un paio ma a quell'età sono ancora tanti, e venne accolta in famiglia un'altra piccola e stropicciata gattina sopravvissuta all'ecatombe della sua famiglia. Le fu dato un nome di quattro lettere perchè la descriveva perfettamente.
A questo punto i tempi erano maturi perchè la famiglia di ragazza bionda e ragazzo magro con la barba, con nomi di quattro lettere, si allargasse in maniera più tradizionale. Nacque un buffo bambino con la cresta platinata e gli fu dato un nome antico, poetico e toscano perchè stava bene con il cognome. Casualmente era un nome di quattro lettere (nel casualmente non c'è alcuna ironia).
A questo punto non accorgersi che il quattro era diventato una costante avrebbe richiesto un'eccessiva ottusità e la parte ossessivo-compulsiva di ragazza bionda con nome di quattro lettere prese il sopravvento. E segnò per sempre la nascita di una minuscola bambina, di uno spelacchiatissimo gatto e di una nuova impaziente fanciulla.

giovedì 24 febbraio 2011

QUANDO CI VUOLE, CI VUOLE !

Questo weekend i Patagenitori hanno usufruito del regalo di natale delle nonne. Hanno abbandonato i rampolli ( termine attualmente in auge, in seguito alla visione di Mary Poppins ) alle amorevoli cure delle vegliarde ( ovviamente scherzo ) e si sono rintanati in un agriturismo in Piemonte. Un grande casolare circondato dalle vigne, condizione fondamentale per il relax di Patapa', una stanza con il camino, il giorno dopo avevamo un delizioso odore affumicato, un ristorante dalle luci soffuse, e soprattutto una piccola SPA. Abbiamo dormito, mangiato, ci siamo fatti massaggiare, abbiamo goduto di docce bizzarre, di bollicine in vasca e abbiamo fatto anche palestra. E' costato un botto, ma ne e' valsa la pena. Tra i buoni propositi per il futuro c' e' un weekend genitoriale all'anno!