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lunedì 7 luglio 2014

STAPPATA

Di Patasgurzo ho un vago ricordo. Il salotto giallo, il divano di legno che ora è il suo letto, fuori grigio umido. La molla che scattò non so quale fu, il ciuccio lo portava poco, ma ancora veniva messo tutti i giorni nell'armadietto dell'asilo. Però quel giorno abbiamo, sì insieme, deciso che era ora di liberare il ciuccio, che voi forse non lo sapete, ma non è altro che un pesciolino in fieri, che quando ha finito il suo lavoro con un bambino non vede l'ora di essere liberato nell'acqua e tornare a guizzare felice. Allora siamo usciti e abbiamo gettato il ciuccio nel lago, la fata che dorme sul fondo, lo ha subito ritrasformato e lui è nuotato via senza un rimpianto, senza voltarsi indietro. Anche Patasgurzo non ha avuto un attimo di rimpianto, non si è voltato indietro, e ha potuto scegliersi il regalo che preferiva. Non ricordo quale fosse, ma ricordo che fu una cosa piccola e sorprendentemente economica. Mi era andata bene.
Di Patasgnaffa ricordo di più, e non solo perché è successo qualche anno dopo. Fu un filino più drammatico, più ricco di pathos diciamo. Cose che aiutano la memoria.
Era un giorno ancora più grigio e sicuramente più freddo. Anche lei era già alla materna, anche lei metteva il ciuccio nell'armadietto. Verso le due del pomeriggio il telefono squilla e mi dicono che Patasgnaffa è caduta, ha sbattuto contro un calorifero del corridoio (sì, con il paracalorifero) e ha perso uno dei due incisivi.
Ora, alzatevi in piedi ed applaudite la maestra che ha preso il dente, lo ha lavato e rinfilato nella gengiva della fanciulla. Sono passati cinque anni e credo stia tremando ancora, ma è la cosa giusta da fare. Sappiatelo. Un dente tempestivamente rinfilato ha buone possibilità di riprendersi. Se non siete così coraggiose potete conservare il dentino in soluzione fisiologica o nel latte e correre dal più vicino dentista. Cosa che comunque ho fatto io, e così Patagnoma ha vinto una specie di apparecchio che teneva il dente rinfilato lì dove doveva stare per favorirne il rinsaldamento e ha perso il ciuccio, che in quel momento comportava più rischi che benefici. Un pesce nuovo ha nuotato sul fondo del lago e un'orrenda bambola parlante, probabilmente indemoniata, è venuta a vivere con noi.
Patagnoma invece è andata al mare con le nonne, che hanno perso all'autogrill il suo unico ciuccio. Non so se sia vero ma non lo ha più chiesto per tutta la settimana. Considerando che mai mamma mi tolse il ciuccio disegnadoci sopra dei vermi che ancora mi sogno di notte, ho qualche dubbio, ma cercare il pelo nell'uovo non è mia intenzione. Mi è tornata una bambina abbronzata e stappata e tanto mi basta.
Certo a me il ciuccio lo ha chiesto insistentemente le prime sere per dormire, ma complice un nuovo Lego anche questa volta l'abbiamo sfangata.
Ho solo avuto un improvviso lampo di coscienza ecologica e ho deciso che gettare un ciuccio nel lago non fosse poi una bella cosa. E così la fata del lago ha dovuto muovere le sue umide chiappe per venire a ritirare il ciuccio a domicilio, al calar delle tenebre. Bella gioia, si sa che le mamme al terzo giro diventano incredibilmente pigre!


martedì 3 giugno 2014

MEA CULPA

Ormai sono sei anni che i miei figli vanno alle elementari (scuolaprimaria mah). Prima sono andati all'asilo (scuoladellinfanzia mah), e prima ancora al nido (nido? ma davvero?). Insomma vanto un discreto numero di recite di Natale, canti di fine anno, auguri di Pasqua, abbracci della piazza (ehm no, lì a onor del vero mi sono sempre rifiutata di andare), giochi della gioventù, feste della scuola, festa dello sport, pizzate varie, riunioni dei genitori, colloqui con educatrici/maestre/professori...e probabilmente dimentico qualcosa.
Ecco, dimentico. La parola d'ordine dell'ultimo periodo.
Mi sono persa i canti di fine anno, che erano venerdì. Me li sono persa non perché me ne sono dimenticata ma perché manco sapevo ci fossero. Non sono andata a più di metà dei colloqui e la maggior parte dei professori di Patasgurzo non so neanche che faccia abbiano. Mi sono persa i giochi della gioventù di oggi. In realtà ho provato ad andarci, ma visto che Patasgnaffa non c'era, ho fatto rapidamente dietro front e me ne sono andata a prendere un cappuccio al bar. Mentre lo bevevo annoiata lei ha fatto i suoi giochi.
Non ho il libro delle vacanze perché non sapevo neanche di doverlo prenotare. Cioè tutti gli anni andrebbe prenotato, io non lo faccio, ma poi lo trovo lo stesso nella cartoleria davanti a scuola; che poi è il luogo del peccato dove ho preso il cappuccino questa mattina. Ecco quest'anno no, non l'ho ordinato e quindi non lo troverò nemmeno.
Insomma 'na frana proprio.
Però ho portato Patasgnaffa a millemila prove per il saggio di ginnastica, e sono pure andata a vederlo nonostante un mal di testa infernale che mi ha fatto maltrattare chiunque mi capitasse a tiro. E ho fatto bene perchè è stato bellissimo.
E ora sto per andare alla riunione della scuola materna di Patagnoma, nonostante ci abbia già fatto sei anni con gli altri due.
Questo miei cari si chiama espiazione.


lunedì 19 maggio 2014

LE PICCOLE FIORAIE

La nostra scuola ha sempre bisogno di soldi, non è una novità e non è sicuramente l'unica.
C'è un comitato genitori che si sbatte a destra e a manca, tra questi sbattimenti è inclusa una lotteria di fine anno, di cui fino ad adesso sono sempre stata solo felice perditrice di biglietti. Già perché mi lamento sempre che non vinco mai nulla ma ci fosse una volta che mi ricordo di controllare... (non è vero, qualche volta lo faccio, qualche volta).
Quest'anno però quella disgraziata di Patasgnaffa ha avuto l'ardire di presentarsi a casa brandendo un carnet di biglietti da vendere.
Dunque, non è che noi siamo delle strane bestie asociali, abbiamo i nostri amici e conduciamo una vita di relazione con il prossimo vivace ed appagante. Però non ci si può definire inseriti nel territorio. Conosco relativamente poche persone e sicuramente non conosco i cognati dei cugini del fratello della moglie del bisnonno. Non ho fatto l'asilo con nessuno di loro, neanche le elementari e a volerla dire tutta neanche le medie. In più ho una scarsissima memoria per i nomi e prima di tracciare vaghe linee genealogiche tra le persone devo conoscerle piuttosto bene.
Questo per dire che in un paese del genere se dai a quasi ogni bambino della scuola un carnet di biglietti da vendere, il mercato si satura in un amen (termine ecclesiastico usato di proposito, non non andiamo neanche a messa, per supportare il concetto di quanto possiamo essere tagliati fuori), e a noi restano veramente pochissime chance di venderne qualcuno, anche perché il novantanove per cento delle persone che abbiamo conosciuto lo abbiamo fatto attraverso la scuola.
Certo ci sono anche i nonni, ma quella gegna di Patasgnaffa ha fatto comprare a NonnaMi i biglietti da un compagno di Patasgurzo, eh sì, perché sono coinvolte anche le scuole medie, e come fai a concorrere con chi fa la ronda del paese in bicicletta nel giorno di mercato?
Allora ho pensato che se vendere i biglietti sarebbe stato impossibile, potevamo provare a vendere qualcos'altro....più il biglietto, che a questo punto doveva essere visto quasi come uno scontrino.
Allora le donne di casa armate di carta crespa e colla (sì la Coccoina, sì ancora lei, sì ha ancora quell'odore lì) hanno fatto dei fiori di carta e sono andate a venderli sul lungo lago.



Un pomeriggio con un sole splendente, una lieve brezza e addirittura un mercato. Sono partita convinta che avremmo finito i biglietti in un batter d'occhio.
All'inizio Patasgnaffa faceva la timida e si vergognava a offrire i suoi fiori. Per fortuna Patagnoma con il suo vocione da carrettiere strillava a gran voce. Peccato che non si capisse esattamente cosa dicesse, un signore però ha percepito la parola "lotteria" quindi son ben fiera di lei.


Man mano che il tempo scorreva e la gente passava indifferente Patasgnaffa ha finalmente perso la sua strana timidezza e ha liberato l'animale da palcoscenico che in lei non sonnecchia quasi mai, anzi si agita parecchio,
E sono stati fiori nei capelli, balletti e canzoni.
Il sole ha brillato più forte e lei era bellissima.
Alla fine abbiamo venduto dieci biglietti. Dieci. Io sarò pure una madre accecata ma davvero non capisco come sia stato possibile.
Per fortuna l'unica a risentirsene sono stata io perché la vita per le mie piccole fioraie scorre lieve e felice, alla faccia di tutti quelli che senza capire hanno detto "i biglietti ce li ho già"


martedì 15 aprile 2014

IL CAPELLO BIRICHINO

Interno notte.
Due patagenitori si rotolano irrequieti tra le lenzuola, ma in tutto ciò non c'è niente di piccante. C'è solo una Patagnoma che urla senza sosta dall'altra parte dell'armadio.
La piccola bambina, probabilmente due polmoni con una parrucca, viene messa nel lettone. Adesso ci sono tre creature irrequiete nel lettone, e le urla sono più vicine.
Patamà si rassegna e scende in sala per una maratona notturna di PinguPimpaBarbapapà.
La piccola sembra calmarsi, ma ogni tanto ricomincia a strillare.
Saranno le orecchie, la Pimpa gioca con Tito;  il pannolino, Pingu pattina; il culetto rosso, i Barbapapà cambiano casa, ancora; avrà una gamba rotta anche se non è caduta, la Pimpa fa una linguaccia all'Armando; si sarà spaventata per qualcosa, Barbabarba viene tosato.... Verso le sei del mattino finalmente la piccola crolla e la mamma entra in coma.
La mattina avanza a rilento. Patagnoma non sembra ancora felice e i Patasgnaffi grandi sono rimbesuiti sul divano. Colta da raptus improvviso, probabilmente dovuto alla mancanza di sonno, Patamà decide di tagliare le unghie dei piedi alla piccola....così giusto per irritarla ancora un po'. Non si sa se donna perfida o se dotata di spiccato sesto senso materno. Infatti tolta la tutina, presi in mano i panzerotti caldi, eccola lì finalmente la causa di tante urla. Un capello si era attorcigliato stretto stretto su tre dita del piede destro, conficcandosi profondamente nelle ciccie. Dita bordò tendenti al viola e urla acute. Della Patagnoma, dei fratelli e di Patamò, dignitosamente fuori controllo. Dopo aver inutilmente tentato di rimediare con una forbicina da ricamo, visti i piedi sudati e scalcianti della vittima e le mani tremanti della carnefice, l'unica soluzione trovata è stata quella di recarsi al pronto soccorso. Pienissimo. "signora e lei cos'ha?" "un capello attorcigliato alle dita del piede"....e nel caso mi desse una pala mi scavo una buca profonda.
La lunga attesa, frequenti pediluvi e probabilmente la forbice da ricamo hanno risolto la situazione. La piccola è stata comunque visitata, risultando ferita ma sana.
Ancora oggi a cinque giorni di distanza i segni sulle dita sono ancora profondi, ma la gnometta non sembra accorgesene minimamente; probabilmente avere i piedi così grassi serve a qualcosa.
Io intanto rivolto tutte le sere i pigiamini alla ricerca di lunghi capelli biondi!

LA PUZZOLA

A gennaio è successo un fatto increscioso, così increscioso che ho evitato di parlarne.
Una notte, una fata dispettosa, ha preso Patagnoma e al posto suo nel lettino ha lasciato una puzzola.
Una creaturina carina a dir la verità, in tutto somigliante alla mia bambina, dalla punta del nasino a patatina al nido di capelli arruffati.
La mia bambina però aveva una qualità che la distingueva dalla puzzola. Amava fare il bagno. Si lasciava lavare i capelli. Rarissime volte aveva addirittura fatto la doccia.
La puzzola invece si rifiuta di lavarsi. Anche la faccia.
Continua ad amare l'acqua, passa le ore ad allegare il bagno e il bicchiere a tavola è più apprezzato se completamente rovesciato. Magari sulla testa, non ha importanza.
Ma lavarsi è fuori discussione. Se sente scorrere l'acqua nella vasca inizia a urlare, buttarsi a terra e sbavare, tanto che più che a una puzzola all'inizio avevo pensato a un rarissimo caso di rabbia.
In questi mesi ci siamo arrangiati con io che a tradimento, nel metterle il pigiama, con un repentino gesto la denudo e brandisco sorridente una spugna. Lei a quel punto si dà alla fuga e io la rincorro, cercando di pulire il pulibile.
Per lavarle i capelli aspetto che si rovesci il solito bicchiere in testa, e veloce le faccio uno shampoo.
Poi come se fosse la cosa più normale del mondo la branco sotto l'ascella e la ficco sotto il rubinetto. Completamente vestita.
Inutile dire che son tempi duri....
Oggi ero sommersa da panni e valigie perchè abbiamo avuto la bislacca idea di andare in montagna. Domani. Per una settimana. Sto sopravvivendo a stento ai preparativi non oso pensare come sarò messa tra una settimana.
Tra le cose da spuntare dalla lista c'era il bagno di Patasgnaffa, una che bisogna pregare di entrare in vasca e urlare per farla uscire.
Come sempre allo scorrere dell'acqua Patagnoma ha tentato la fuga.
Come sempre ho trovato un espediente per convicerla a rimanere in bagno per vedere quanto Patasgnaffa si diverte.
Come sempre la sorellona le ha chiesto di raggiungerla in vasca.
Incredibilmente la piccola ha detto sì.
Io veloce e timorosa ho iniziato a toglierle i vestiti, aspettando la comparsa della mia cagnolina idrofoba.
Invece ho immerso una bambolotta nuda e sorridente in una vasca fin troppo piena.
E lei non ha battuto ciglio, ha solo iniziato a lavarmi rovesciandomi addosso bicchierate d'acqua.
Una volta completamente zuppa, visto che insolitamente non amo farmi il bagno vestita ho raggiunto le due bambine nella vasca e loro hanno iniziato a lavarmi i capelli,
Io solitamente odio condividere la vasca, ho avuto freddo, ho i capelli più sporchi di prima, ma in fondo mi sono divertita...e soprattutto sono un poco sollevata


lunedì 7 aprile 2014

OGNI SCUSA È BUONA. CONSEGUENZE DI UN COMPLEANNO

Insomma, anche se nel tuo intimo pensi che sia anche troppo presto, che le candeline potrebbe spegnerle in famiglia e bona lì, la festa per i suoi tre anni gliela organizzi pure.
Ti ritrovi, come pare essere ultimamente un must delle patafeste, la sera prima, ormai quasi notte, a combattere con i cakepops. Questa volta l'impasto (di panettone avanzato da Natale) sembra tenere, ma portandoli fuori ad asciugare è il tavolo a fregarti, e boom, eccoli lì tutti spantegati.
Fragole e marshmallow vengono in tuo soccorso, e il risultato è tale che probabilmente i cakepops non proverai mai più a farli.


Nonostante gli inghippi, grazie anche a Nonnami che contro ogni suo principio si abbassa a decorare torta e muffin con PeppaPig, un buffet riesci anche ad allestirlo.


Ed è il giorno della festa. Una decina di bambini, di mamme e di nonne invadono la Patacasa.


Come sempre ti stupisci di come i bambini tutti insieme facciano meno casino che da soli, e le chiacchiere alleggeriscono la fatica..Patagnoma spegne le sue candeline tra applausi e scarta i suoi regali.


Lei è felice e tu sei felice. Sei felice perché lei è felice ma anche perché con la scusa della festa con tanti bimbi piccoli hai spostato indietro il divano. A questo punto hai spostato la poltrona gialla che ha fatto il gioco dei quattro cantoni e si è scambiata di posto con il tavolino rosa.


Ed eccolo lì, all'improvviso uno spazio vuoto. Nella patacasa è ovvio che vuoto sia un concetto piuttosto discutibile, ma tant'è. Schizzi in balcone e recuperi il salottino in vimini che stava lì a subire le intemperie in attesa di trovare un'improbabile sistemazione.
Non è una bellezza rara, non è un oggetto di desing, ma ce l'aveva in camera Nonnami quando era piccola. È sempre stato anche nella camera di Patamà bambina. Anche in quella di Patamà ragazza. È stato una poltroncina, un divanetto, un divano letto, una capanna e probabilmente qualcos'altro che non ricordo.


Finalmente è tornato in casa, e credo che per un po' resterà lì, nella sala con i mobili spostati.
D'altronde non è colpa tua, è che hai dovuto organizzare una festa!



venerdì 4 aprile 2014

TRE PATAGNOMOSI ANNI



Vorrei scrivere un post commovente e pieno di amore perché tu sei amore e commozione per la tenerezza che sai dare. Tralascerei che hai anche una capatosta, ci comandi a bacchetta, e meni pure le mani.
Mi soffermerei sui battiti del mio cuore che accelerano quando mi ti stringi in braccio mentre andiamo al nido e appoggi la testa sulla mia spalla come un piccolo uccellino, quando mi dici grazie mamma anche per le piccole cose, aprendoti in sorrisi che potrebbero allontanare una tempesta. Racconterei della tua grassa risata, che non si capisce come possa uscire da una persona così piccola, di come corri incontro a chi vuoi bene con slancio ed entusiasmo inestinguibile.
Parlerei delle volte che mi accarezzi i capelli, anche se poi me li strappi, e di quelle in cui mi dai dei piccoli morsi, che per te sono d'amore, ma fanno un male cane.
Scherzerei sul tuo buffo modo di parlare, che è un fiume in piena, ma perlopiù incomprensibile.
Mi vanterei di come già disegni bene, di come ami dipingere e di come tu sia stata brava nell' esserti tolta da sola il pannolino perché io non mi decidevo a farlo.
Spiegherei che non lo facevo perché per me sei sempre la bebè di casa e in ogni istante che ti guardo mi stupisco di vederti invece così grande. 
Invece hai tre anni, tre anni di esplosiva allegria, che sono volati anche nei tratti in salita.
Ma ti ho organizzato la tua prima vera festa di compleanno, a cui hanno partecipato una sacco di meravigliosi bambini incredibilmente bravi, ma un sacco.
E ora sono completamente cotta, quindi mi limito a dirti "buon compleanno amore mio"

lunedì 9 dicembre 2013

LA GROTTA DI BABBO NATALE

Più di otto persone per me sono una folla. Non sono mai stata una fanatica delle feste, preferisco le cene tra amici.
Per questo non sono mai stata neanche un' amante delle gite. Troppa gente da mettere insieme, passi da coordinare, ritmi che raramente si accordano perfettamente.
Per questo quando mi hanno detto che saremmo andati in gita con l'asilo nido mi è preso un colpo. Per andare alla Grotta di Babbo Natale poi. Patagnoma scoppia a piangere solo a sentirlo nominare, odia gli spettacoli e tutto ciò che esce dall'ordinario. Anche una sedia fuori posto le crea degli scompensi; poverina, è proprio capitata nella casa giusta.
Però ci sarebbero stati anche bambini più grandi e Patasgnaffa non vedeva l'ora di andarci. E il fatto di perdere un giorno di scuola era solo un bonus in più.
Però era un' occasione per conoscere le altre mamme dell'asilo.
Però non posso mica sempre essere la solita rompiballe.
E quindi ho detto sì.
Patapà ha scosso energicamente la testa per i due giorni precedenti e Nonnamì si è offerta di andare al mio posto. E non solo perché non sto ancora bene ( sì, i 40 anni pare che non mi donino molto, sono ormai un catorcio ambulante, quando ambulo), ma anche perché mi conoscono bene.
Ma quando non sono rompiballe sono incredibilmente testarda, mi sono messa in testa che una mamma perfetta le bambine le avrebbe portate a vedere Babbo Natale, e non posso mica sempre vestire i panni della mamma degenere, ogni tanto vanno lavati.
E quindi venerdì  mattina alle otto esco imprecando di casa, inferocita come solo si può essere con il mal di testa, la gastrite e una scoppiettante sindrome premestruale.
Salgo su un pullman gremito di gente tutta allegra, e me ne sono sto a fissare il finestrino con Patagnoma che mi saltella con gli scarponcini sulle cosce e Patasgnaffa che langue per il maldipullman e perché non è riuscita a sedersi accanto a nessuna amica.
Quando poi l'autista chiede la strada a noi passeggeri cerco il freno d'emergenza.
Ma infine arriviamo a Ornavasso, perché è facile, basta andare dritti. E il paese è bello. Riprova del fatto che se la sponda lombarda invidia la sponda Piemontese del Lago Maggiore, forse qualche ragione ce l'ha.
Scediamo dal pullman, l'aria è fredda, e veniamo circondati da elfi cocainomani vestiti di marrone (ma no, almeno i colori canonici del Natale dai!) che sostengono di chiamarsi Twergi, contenti loro, e sono indignati che noi non lo sappiamo.
Inutile dire che il mio umore è in continua picchiata e che Patagnoma odia i Twergi.
Lentamente ci incamminiamo verso il fantomatico Polar Express che ci dovrebbe portare vicino alla grotta. Sono le 10 del mattino e la visita al vecchio ciccione con la barba è fissata per le 17. Cerco subito gli orari del treno prima che scompaia il campo.
Il Polar Express non è un trenino su rotaie ma uno di quei trenini finti che ti portano a spasso nei paesini al mare. Perfetto.
Però c'è un cantastorie simpatico con l'organetto e le scarpe rosse con scritto sopra DX e SX. Un' anima gemella la riconosci subito e parte il primo sorriso della mattina.


Il trenino ci porta a un santuario in cui ci sono un trapezio e un nastro appesi, senza nessuno ad usarli,  penso al circo di Patasgnaffa, a cui quest'anno non siamo riuscite ad andare, e sorrido ancora.
Peccato ci sia anche un orribile uomo travestito da gatto con una lunga spada. A pensarci a posteriori forse era il Gatto con Gli Stivali, noto aiutante di Babbo Natale, ma al momento non razionalizzo più di tanto perché Patagnoma, e chi se no, ricomincia a piangere disperata e a tremare come una foglia. E allora via di corsa, a salire più in alto verso la fantomatica grotta.
C'è un sentiero impraticabile dai passeggini (geniale no?) altrimenti si può  andare su per i tornanti della strada asfaltata. Perfetto, ancora. E ho pure perso il gruppo.
Salendo però incontro due mamme dell'asilo e arranchiamo in compagnia. Sorrido.


Giunte in alto ci sono dei Twergi che truccano i bambini, piattini cinesi e palline colorate. Patagnoma non ha  più paura perché quei Twergi abbracciano Patasgnaffa, fanno sorridere la mamma e le dicono che è cresciuta (non la mamma, ovvio). Infatti non sono Twergi cocainomani e qualunque. Sono Twergi pacati e sorridenti, sono gli insegnanti della scuola di circo. Beh, qui parte un sorriso palese e protratto.
Intanto con la cosa dell'occhio vedo le due mamme con cui sono arrancata su per la strada, salire su un furgoncino bianco e mi  fiondo a chiedere dove stiano andando. Al ristorante, più in alto. Bene , veniamo anche noi. Alla guida del furgoncino una donna con il berretto di babbo natale, allegra e affettuosa. Sì l'ho vista per cinque minuti, ma era così. E quindi sorrido.
Poi un pranzo tranquillo anche se con più bambini, e piccoli, che mamme. Poche chiacchiere ma un' atmosfera tranquilla e rilassata. E allora decido di mollare la rabbia e di sorridere per il resto della giornata. Certo anche di prendere il treno e tornare prima a casa, perché comunque restare nel bosco fino alle cinque di un seppur assolato giorno di dicembre non mi sembra cosa ragionevole. Quanto meno per me, che ho anche una cena alle sette. E non è che passi molte serate fuori.
Uscite dal ristorante, un prato con chiazze di neve, comode per sedercisi sopra, parola di Patagnoma, e una fontana con il mestolo per bere l'acqua ghiacciata. Meraviglia e sorrisi.


Tornati giù alla grotta ancora chiacchere con Twergi circensi e un mago che sicuramente era magico davvero, o quanto meno era simpatico.


Piccole renne e un vento sempre più sferzante. Bambine chiudete gli occhi e mettete il cappello.




Intanto una telefonata di Nonnamì, che risoluta e mamma fino al midollo decide di venirci a prendere.
Allora cominciamo a scendere nuovamente verso valle. facciamo una sosta al santuario perché Patasgnaffa è stata autorizzata ad usare gli attrezzi aerei. Ma il luogo è strettamente presidiato dal temibile uomo gatto e ci diamo alla fuga.
Ancora il trenino e una breve passeggiata, fuori dal percorso prestabilito per le vie del paesino. Chiacchere e dita passate velocemente su nasino di Patasgnaffa che è la cosa più vellutata che esiste al mondo.
Un piccolo presepe in una chiesetta gelida e un cero acceso con un desiderio espresso. Perché in fondo si fa così no?
Poi lo zucchero filato, che vola via come neve dal macchinario e noi afferriamo al volo ridendo.
Il tempo di impiastricciarsi le dita, la faccia ed anche i capelli, di fare una partita a 1-2-3 FAI UNA FACCIA (arrabbiata, felice, triste...) inventato da Patasgnaffa e NonnaMì è già lì.


Il tempo di chiudere le portiere e le bambine dormono già.
Il sole che tinge le nuvole di rosa, le montagne innevate che guardano un lago mosso dal vento. Un' aria tersa e profumata ancora di zucchero filato.
Il gruppo l'ho perso subito, ho socializzato pochissimo, anche se quel poco è stato piacevole, non ho visto Babbo Natale, ma ho passato una giornata come non avrei mai fatto.
All' aria aperta, con le mie bambine, serene e felici anche prima che decidessi di esserlo anch'io.
Ed è per questo che sono stata molto contenta di aver deciso di essere testarda e non rompiballe (sì un po' sì, ma abbiate pietà), e che ringrazio quella pazza di Silvia di avermi trascinato in un posto dove da sola non sarei mai andata.
E dove non tornerò mai più, sia ben chiaro.



venerdì 22 novembre 2013

ERA MEGLIO FARE UNA TORTA


Settimana scorsa Patagnoma è stata malata, una febbriciattola non abbastanza forte da stenderla, quindi abbiamo dovuto trovare un'alternativa ai puzzle perché sono troppo frustranti. Per me perché lei li finisce più in fretta.
La notte precedente l'avevamo passata in gran parte sul divano a guardare la televisione perché dormire con la febbre in questa casa non pare essere di moda.
In realtà io guardavo la televisione cercando di non addormentarmi, lei guardava video su youtube, via via sempre più improbabili.
Quello più visto è stato uno in cui una mano pelosa mescolava via via ingredienti diversi fino ad ottenere una pasta modellabile.


Inutile dire che la mattina non abbiamo potuto esimerci dall'emulare la mano.
Ho cercato una ricetta che comprendesse gli ingredienti che avevo in casa. Ovviamente non l'ho trovata e così mi sono ritrovata mescolare ingredienti "voglio ma non posso".
La farina ce l'avevo. Bene. Il sale pure, anche se ho dato fondo alla scorta. Il cremor tartaro non ce l'avevo, l'avevo finito facendo dolci. Incredibile già che un ingrediente così strano sia transitato nella mia cucina. Quindi l'ho sostituito con bicarbonato e un pizzico di lievito, perché se fosse stata una torta avrei fatto così. Avevo anche l'olio, e non l'ho neanche usato tutto.
Coloranti alimentari ne avevo a paccate, perché le frivolezze qui non mancano mai.



E così abbiamo versato, mescolato, strizzato ed impastato per un tempo incredibilmente lungo fino ad ottenere quattro panetti di una pasta morbida e colorata.
Patagnoma ha subito mischiato tutti i colori creando un serpentone multicolor che sembrava finito sotto a un Tir, poi si è stufata ed è andata a leggersi un libro.
Io, assolutamente in maniera non spontanea, ho dato vita a Barbalalla. Non avevo finito di metterle i fiori tra i capelli (capelli?) che peggio di un soufflè, si è sgonfiata, trasformandosi in una sorta di bignè verde.




Inutile dire che l'esperimento non è riuscito, inutile dire che, essendo una ricetta fallimentare, non potevo esimermi dal divulgarla. Ho una fama da difendere.




venerdì 16 agosto 2013

BOLLETTINO MEDICO

Perché quest'anno va così. Il trionfo delle #cacanze. Ho iniziato io, perché come madre devo dare il buon esempio. E
come blogger ho manie di protagonismo. 
Per prima cosa c'è quindi stato il mio mal di testa, martellante e senza fine. Apparentemente, perché dopo più di un mese e mezzo è miracolosamente cessato. Peccato che io fossi ormai ridotta a camminare come una vecchia di 104 anni ( o come una donna incinta, fate
voi, è uguale) da un colpo della strega che per non lasciarmi sola mi ha regalato una lombosciatalgia. Grazie.
A un certo punto gli antiinfiammatoriantidolorificimiorilassanti hanno iniziato a far effetto. A proposito, me li ha prescritti un fisiatra molto gentile che durante la visita mi ha chiesto da quanto portassi gli occhiali, se avevo mai messo plantari, se avevo subito interventi e se avessi fatto ortodonzia. Un sì a ogni domanda. Però poi mi ha chiesto se il dentista mi avesse vista svestita. #nomatipare? Ma vi immaginate la scena? "Dottore ho male a un molare.""prego si spogli" (sì, lo so che è pratica buona e giusta, sebbene rara, ma comunque immaginare la scena fa ancora ridere. A me perlomeno).
Comunque, dicevo che iniziavo a stare un pochino meglio, per fortuna perché, così di punto in bianco a Patagnoma è venuto un febbrone, che si è portata in giro insieme a un sorriso. Adorabile.
Il giorno dopo è stato il turno di Patasgurzo, meno sorridente e decisamente delirante. So che è brutto da dire, quando delira ormai rido, ma forse lo faccio per esorcizzare la paura. Forse.
Oggi era il turno di Patasgnaffa che non vedeva l'ora di mangiare davanti alla tv e dormire nel lettone. Anche lei.
Però stamani aveva solo un po' di mal di gola e allora siamo andati al parco giochi.
E allora le due sorelle di sono messe ad andare sul dondolo. Divertente fino a che Patagnoma non è andata giù come una pera, battendo schiena e nuca. 
Un bel pianto e via verso casa che era l'ora di mangiare.
Però ha cominciato a vomitare, e poi ad abbioccarsi. E allora via verso l'ospedale con Patapà che guidava come Niki Lauda.
A un certo punto ho avuto la certezza
di arrivare in ospedale. Da morta però! Certi sorpassi al pelo che potrebbe riciclarsi come stunt-man, mentre io agitavo uno straccetto bianco come in un film anni 50. (Per chi se lo chiedesse avevo il vestito adatto).
Dopo questo viaggio fulmineo è stato bello arrivare in ospedale dove nessuno ci è venuto in contro come in ER. Anzi, ci è stato chiesto di aspettare, poi ancora aspettare e poi riempire i moduli al computer. Dopo quasi mezz'ora finalmente è arrivato un dottore. E ci ha fatto ricompilare moduli e anamnesi. Ovvio. Avrei smontato l'ospedale mattone via mattone. Ovvio.
La piccola sembrava sufficientemente reattiva, ma hanno deciso di tenerla in osservazione.
La pediatra del turno successivo, meno convinta che tutto andasse bene, ha deciso che ci voleva una Tac.
E siamo entrati nel vortice di prelievo, buchi e sedazioni. Patagnoma è diventata rabbiosamente reattiva, #pornana. 
Fortunatamente la Tac è risultata negativa, ma vista la disidratazione dovuta al continuo vomito, abbiamo vinto una notte in ospedale.
La dottoressa è stata molto gentile e, stupita che annuissi spesso e che talvolta anticipassi le sue parole, mi ha chiesto se fossi una sanitaria. Non ho avuto il coraggio di dirle che non mi sono persa una puntata di Greysanatomy, e che lo so benissimo che aspettando la Tac si è imboscata con il radiologo.
Ora Patagnoma, cucciola bellissima, dorme, con una farfallina blu posata fastidiosamente su una manina.
Io ho sono spaparanzata su una fichissima poltrona verde, e non sono mica tanto sicura che sarò in grado di alzarmi! Patasgnaffa ha la febbre, ma sono sicura abbia trovato chi la
stravizi.
Ps. In tutta la giornata, tersa di sole, ovattata di silenzi, e sfregiata dalla tensione un grazie a Giovanna, che solo vedendo una foto in Instagram, e conoscendomi appena, si è precipitata
in ospedale. Purtroppo eravamo giù a fare la tac.
Chi dice che internet è senza cuore 
non capisce proprio niente.


venerdì 5 aprile 2013

DUE

Due, già due.
Due anni fa la primavera era già arrivata, come un fulmine, così veloce che in una settimana era già estate.
Gli alberi erano spogli e quando sono uscita dall'ospedale con te tra le braccia erano già vestiti, di verde tenero, rosa cangiante e bianco latte.
Il giardino era pronto a darti il benvenuto, pieno di fiori.
L'aria era dolce come il tuo respiro.
Ieri faceva freddo e pioveva, come fa ormai da tempo interminabile.
Gli alberi sono ancora spogli, solo qualche coraggiosa pallida gemma fa capolino. Pochi impazienti cespugli gialli colorano le siepi.
Ma tu ieri hai compiuto due anni e della primavera, quando ti guardo, non me ne frega niente.
Le tua guance rosa fanno impallidire i fiori di pesco, le tue ciccette tonde e sode sono come gemme pronte a sbocciare. La tua risata, ribalta ogni umor nero, come un vento tiepido che porta canti di uccelli.
Sei il mio mattino fresco, il mio pomeriggio sonnolento, la mia notte profumata. Sei la mia primavera e ti amo tanto mia piccola bebè .

venerdì 15 marzo 2013

NANOPOST: di già

Ci siamo attardate all'asilo, che voleva fare un putzle. Cioè, l'ho fatto io.
Il sole era smagliante, l'aria frizzante e tersa, le foto sono stupefacenti anche senza filtro in questi giorni.
Arrivate a casa, giro intorno alla macchina grigia (ma si può? grigia) e la trovo con gli occhi chiusi, il cappello sghembo e la testa reclinata sul seggiolino.
Ma gli occhi sono un po' troppo strizzati. Mi chino su di lei e piano sussurro "stai facendo finta di dormire?". Un sorriso si apre sotto il ciuccio, gli occhi si strizzano ancor più.
Non ancora due anni e già mi prende in giro. Aiuto.

lunedì 5 novembre 2012

LA PICCOLA SCULTRICE

Quando una fanciulla é in grado di assumere una tale posizione, è in grado anche di giocare con la pasta da modellare



In un piovoso pomeriggio quindi è venuto il momento di tirare fuori il secondo pacco della Crayola.
Sinceramente ero un po' titubante, giochi di questo tipo erano stati banditi da casa l'anno prima quando Patasgnaffa, anni cinque, aveva preparato una lauta merenda alle sue bambole ma poi se l'era pure mangiata.
Patagnoma stessa, dopo aver saggiato incuriosita la consistenza dei salsicciotti colorati, repentinamente ha cercato di ficcarsene un pezzo in bocca....e va bene che sono senza glutine, ma poi non mi avrebbe mangiato la cena!

 

Incredibilmente però, dopo che le ho detto che non era il caso di ingurgitarselaz, se ne è fatta una ragione, anche se poi ha passato la maggior parte del tempo a cercare di infilarsi pezzettini nel naso, negli occhi o nei capelli.... Le extension colorate le stavano effettivamente molto bene!


Pian pianino ha anche iniziato a esplorare tutti gli attrezzi per modellare contenuti nella scatola, apprezzando molto il matterello.... Il prossimo step sarà la pasta!
Patasgnaffa ha passato più di un ora a pastrugnare con questa composto davvero morbido ed é stata molto brava, visto che sta volta, anni sei, non ha mangiato niente!



È stata brava anche Patagnoma che non le ha distrutto niente... ci hanno pensato poi Patasgurzo e i suoi amici, che mi sa erano arrabbiati per non essere stati coinvolti!


domenica 28 ottobre 2012

PERSUASIONE MATTUTINA

In queste notti Patamà è sempre andata a letto tardi. Cose da fare accumulate ma anche la disperata esigenza di ricavarsi un momento tutto per se, in una casa silenziosa e addormentata.


Ovvio però che la mattina poi se ne starebbe a poltrire a letto un po' di più. Ma Patagnoma è fanciulla dal risveglio rapido ed esigente. La sua prima parola è mamma e la seconda pappa.
Patamà, con gli occhi accartocciati si trascina fino al lettino, prende la creatura e speranzosa se la porta sotto le coperte. Quello che cerca non é sonno aggiunto, totalmente idiota non lo è ancora; ma coccole, profumo di bimba e un lento risveglio sarebbero graditi. Patagnoma però pare essere di tutt'altra idea, ed essendo di poche parole, risolutamente passa ai fatti. Scende giù dal letto, culotto in bilico e gambotte sicure, trotterella fino al comodino di Patamà, a tentoni, ma senza colpo ferire, porge alla madre assonnata gli occhiali. Poi è il turno dell' anello. In casi disperati arriva a prendere anche le pantofole. Quando arriverà anche con il caffè Patamà si riterrà assolutamente soddisfatta e totalmente persuasa.

mercoledì 19 settembre 2012

IL TAPPO

Mai avuto nulla contro il ciuccio.



Patasgurzo ci ha messo un po' a prenderlo, e quando lo ha fatto la nostra vita è migliorata, almeno un poco.
Quando è nata Patasgnaffa l'ho guardata e le ho subito infilato un ciuccio in bocca. Più grande di lei. Per mesi nessuno aveva idea di che faccia avesse.
Il ciuccio era consolatorio, usato ma mai abusato e toglierlo non è stato un problema.
Quando il patasgnaffo di turno si è sentito pronto il ciuccio è stato gettato nel lago dove una fata lo ha trasformato in un guizzante pesciolino. 
Certo ancora adesso appena si distraggono si portano qualcosa in bocca, mani, capelli, magliette, telecomandi, braccialetti.... Ma diciamo che l'abbiamo scampata!
La prima cosa che ho messo nella valigia dell'ospedale per Patagnoma, e a cuor leggero, è stato il ciuccio. Ma lei non ne ha mai voluto sapere. Se per caso provavo a proporglielo mi guardava tra il perplesso, lo spaventato e l'infastidito.
A giugno quando ha cominciato il nido guardava incuriosita i suoi compagni, quasi tutti tappo muniti. E talvolta, con il loro sconcerto glielo strappava. 
Ma il suo interesse finiva lì.
A settembre quando ha ricominciato, tornata a casa il primo giorno si è fiondata sul suo cesto dei giochi, si è tirata fuori un ciuccio che giaceva lì solo e abbandonato e se lo è risolutamente cacciato in bocca.
E niente, Patagnoma ha cominciato ad usare il ciuccio. A diciassette mesi!
Chi diceva che i terzi imparano prima?


domenica 3 giugno 2012

TUTTI PAZZI PER LOLA


Una sera di giugno, un anno fa.


Una casa azzurra, bambini sfatti da un torneo di calcio, genitori scalzi e con i nasi arrossati.
Una casetta sull'albero, un cespuglio di rose e lanterne bianche mollemente appese.
Patagnoma (il cui pseudonimo, che usa quando non vuole essere riconosciuta, è Lola) è poco più di una piccola tartarughina, se ne sta accoccolata in braccio a chi vuole cullarla, scruta con sguardo pigramente miope il mondo e ispira poesie.




Il frutto di quella profumata sera campeggia sul soffitto della sua cameretta ed elenca solo alcuni dei motivi che fanno amare questo cucciolo d'uomo....e tutti quelli che li hanno scritti per lei.





Perchè tutti amano Lola
@è carina
@vuole sempre la mamma !!!
@ride come un topino !!!
@dorme come un ghiro !!!
@vuole sempre mangiare!!!!
@piange quasi mai !!!!!(piange sempre!)
@sarà la tua migliore amica che avrai!!!!!!!!!!
by Isabel


POESIA DI LOLA
Lola, 
quando sarai grande andrai a scuola,
per studiare,
devi sicuramente mangiare,
non fare la monella,
per povera nonna Fiorella!
Lola stii serena
se no nonna Milena....!
by Isabel e Lapo

mercoledì 4 aprile 2012

UNO



Il tempo è relativo. Assolutamente.
Il primo anno di Patasgurzo è durato almeno tre. Ogni tappa che affrontavamo, poppate, coliche, dentini..., sembrava dovesse durare per sempre.
Il primo anno di Patasgnaffa è durato un anno, forse un anno e mezzo, rallentato dal braccio rotto del fratello che ci ha tolto giorni, anni e sonno.
Il primo anno di Patagnoma è durato un paio di mesi.
E' passato. Oggi. Ma davvero mi sembra che lei sia nata ieri. I fiori bianchi sugli alberi sono identici a quelli dell'anno scorso e il freddo inverno sembra essere durato un battito del cuore.
Però deve essere passato per forza. Il ragnetto che ho preso in braccio un anno fa ora è una palla di lardo (per i nostri canoni si intende!), con quattro affilati dentini e una risata sempre in agguato.
La tetta tanto disdegnata all'inizio è la cosa che ama di più (a parte la pizza). Striscia sul sedere e copre in un istante distanze che voi umani non potete immaginare.
Sapeva dire mamma ma lo ha dimenticato. Tito, il nome del gatto però non lo dimentica. Perchè tutto ciò che è molto peloso desta in lei una gioia e un amore incontenibile.
La mattina all'alba nel lettone vorrebbe solo dispensare carezze e sorrisi. Tra una ciucciata e l'altra, tra un micropisolo e un altro...e se non fosse l'alba sarebbe anche molto tenera.
Rimbalza sul sederotto e mulina le braccia di gioia quando vede i fratelli. Che cominciano a urlarle il loro amore. E lei risponde. E c'è un baccano infernale.
E' nata per ultima ma è convinta di essere la prima. Mi tiene in ostaggio, non ha orari e pretende il silenzio assoluto per dormire. Il muratore può però buttare giù un muro e lei non fa un plissè.
Nella notte cerca la tetta ma di giorno mangia quanto i suoi due fratelli messi insieme alla sua età. Adora farlo da sola, con le mani, ma anche con le posate, e spesso ci riesce pure. Come riesce a prendere il pettine e passarselo tra i riccioli e una penna per scrivere su...qualsiasi cosa abbia davanti (fortunatamente viene dotata di penne con punte retrattili).
Ci sfinisce con i suoi risvegli, i suoi pianti rabbiosi a pugni serrati quando non ottiene ciò che vuole, ma è la nostra cucciola.
Che è nata ieri e oggi ha già un anno.