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martedì 13 maggio 2014

FIORI VINTAGE

Ormai è una tradizione. Almeno per festeggiare il quarantesimo compleanno, prendiamo e ce ne andiamo. Lasciando i nostri undici figli ai cinque rispettivi padri.
Siamo state ad Amsterdam in giornata, in Piemonte per un weekend e questa volta per il compleanno di Jill ci siamo spinte addirittura fino a...Milano!
Eh sì perché tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare ma pare anche il varesotto, e tutte e cinque insieme non c'eravamo mai state. Fermandosi a dormire poi si ha tempo per fare le cose con la calma che un rientro in serata, sporche di marciapiedi e treni, ma pronte a baciare, nutrire, addormentare i bambini, non ti concede mai.



E così ci siamo perse per un giorno intero tra i colori e i profumi di Orticola. Eh sì perché quando vengo in città chissà perché finisco spesso in cascina o in un parco. Ci siamo mescolate alle sciure Milanesi che per concentrazione superavano quelle di rose e ninfee, pur condividendone lo splendore, il profumo e quell'aria di un tempo che fu (le ho descritte aulicamente, in realtà ho riso dall'inizio alla fine, sia messo agli atti).


Ci siamo concesse un aperitivo, in un parco ovviamente. Abbiamo mangiato vietnamita e giapponese, ma anche gallina lessa e salsa verde. Abbiamo girato per negozietti vintage perché un weekend cominciato con il profumo delle rose non può continuare altrove.
Io mi sono comprata un vestito giallo che sembra una nuvola e chissà mai se oserò metterlo, ma devo ammetterlo, abbiamo soprattutto mangiato!


Nel pomeriggio del sabato ho lasciato le mie amiche e mi sono infilata in un treno che viaggiava a sud, mentre loro salivano su uno che andava a nord; ciao ciao amiche mie, e chissà se davvero, come ci siamo promesse, lo faremo più spesso. Quello di lasciarci alle spalle i quaranta o più anni con quello che portano con sé, che sono qualche ruga in più, ma sopratutto case da curare e coperte da rimboccare, per far finta, anche se per un piccolo attimo, di essere ragazze con una città tutta nelle loro mani.
Scesa dal treno ho trovato una fatina addormentata al sapore di lollipop e nulla poteva essere più bello.
Ma i fili della sorte ti portano ad intrecciare tessuti che non saresti riuscita a creare neanche volendo, e così se il venerdì e il sabato avevano profumato di fiori e naftalina, la domenica sono finita in una villa vicino a casa dove vedeva la luce una nuova manifestazione dal nome Art...è.



Nel parco dolcemente struggente di una villa invecchiata quanto basta, tra intonaci affaticati e muretti di pietra si erano dati appuntamento abili artigiani che lavorano il ferro, il legno e la terracotta.


Ho rincontrato gli stessi fiori che avevo salutato a Orticola, e mi sono arenata sotto un albero. Qui le ragazze de La Barbiera di Piacenza, pazientemente acconciavano capelli, intrecciando fiori


infilando diademi


e addirittura tagliando frangette.


Più avanti ancora borse e cappellini, abiti e stoffe del tempo che fu. Inutile dire che la mia nuova acconciatura reclamava a gran voce l'adatto copricapo.


I bambini si sono mossi in libertà tra gli allestimenti ma soprattutto si sono fermati all'ingresso dove da un magico Ludobus erano stati scaricati giochi di un tempo che fu, così divertenti che mi ci sono persa anche io, fino a che il sole ha vinto su capricciose nuvole, regalando a tutto una luce davvero magica.


L'ora perfetta, peccato fosse anche quella di tornare a casa, avvolti in un incessante nevicata di pollini, leggeri come il tempo che lieve era volato.


venerdì 25 ottobre 2013

LO ZIO ANDREA

Lo Zioandrea è un collega di patapà. Come molti altri un anno fa era dovuto andare via, ma prima di quest'estate è tornato. E visto che lui e Patapà sono pappa e ciccia, gli abbiamo offerto la possibilità di vivere in una casetta che abbiamo in fondo al giardino.
Un colpo basso per la verità, perché la casetta era piena di cianfrusaglie, ma lui meticolosamente l' ha svuotata. Ora abbiamo il garage che scoppia, ma prima che venga una di quelle trasmissioni sull'accumulo compulsivo a filmarmi, giuro di sistemarlo.
Un colpo basso perché la casetta era molto carina, con il sofitto, ma senza cucina. Tu ci potevi dormire dentro, ma sistemando il pavimento. Tu ci potevi fare pipì, ma di certo la doccia non lì.
Ma lo Zioandrea, pezzo dopo pezzo la sta sistemando.
Ora c'è uno sgargiante pavimento blu, che sta benissimo con la cartadaparati. La cartadaparati l'avevo messa io quando la casetta era ancora una specie di sgabuzzino, perché è assodato che soffro di qualche strana malattia che mi spinge a decorare qualsiasi cosa. Ho anche appeso dei quadri in garage, per dire.


Il bagnetto è sempre un po' sgarruppato, ma ora ti ci puoi fare la doccia.
Tra poco ci sarà una cucina, mancano solo i fornelli, e soprattutto ci sono i caloriferi, perché, anche se lo Zioandrea fa il duro, qui d'inverno fa piuttosto freschino.
E quindi la patafamiglia, da qualche mese si è allargata, e ora seduti a tavola quasi sempre siamo in sei.


Quando lo Zioandrea non c'è i bambini si preoccupano. Ogni tanto si accorgono anche se mancano il papà o la mamma.

la foto è di repertorio, non ho ristretto Patagnoma con un lavaggio a 90° e non ho ancora fatto le decorazioni di Natale.
Non sono così matta.

Lo Zioandrea è molto carino, gli vogliamo bene per tante ragioni, ma soprattutto colma un sacco di lacune che ho nei confronti di Patapà.
Innanzitutto come il capofamiglia (siamo sicuri?) ama il vino. Insieme sono diventati sommelier e le bottiglie a tavola vengono stappate con più entusiasmo. A me non è che il vino non piaccia, ma un po' mi fa venire mal di testa (e ci mancano gli aiuti in quel senso), e un po' mi piace bere ignorante.
Poi ama il cibo e cucinare, tanto quanto Patapà. Passano le ore a pianificare menù, sfogliando libri di ricette, anche senza foto. Io sfoglio solo quelli assolutamente glamour e cucino solo se costretta.


Accompagna Patapà in sauna che a me scompare la pressione solo a nominarla. E prima lo porta a correre. Io non corro neanche se sto perdendo il treno. Sì anche adesso che corrono tutti.
Domani lo Zioandrea ha deciso di inaugurare la casa, cosa che io non avrei mai fatto, perché non è ancora finita, ma si sa che gli uomini sono gente strana.
Era giunto quindi il momento di presentarvelo. Lo Zioandrea.




sabato 24 agosto 2013

7 ANNI

Ormai è fatta. Ormai ti sei accorta che compiere gli anni ad Agosto è un pacco. Colossale. Te ne sei resa conto, ma non hai ancora ben capito il perché. E ricordi compleanni con un sacco di amiche che non ci sono mai stati.
Quest'anno hai avuto una festa a Giugno, con le bambine vestite da principesse per due secondi, e i maschi che non hanno mollato la spada e il mantello fino alla fine.
Ma Giugno è una vita fa e quindi non conta. A quanto pare.
E così hai passato ogni singolo giorno di questa lunga estate a pianificare dettagli, travestimenti e invitati. Che sarebbe stato impossibile avere, cosa che ti ho spiegato ogni volta, con le lacrime agli occhi, prima per la tua tristezza, poi perché non ne potevo più.
Ti ho spiegato fino alla nausea che tutti sono in vacanza, anche noi. Ma che saremmo stati tutti con te, compreso il Nonnoro, la Nonnanto e la Cecia, felici di spegnere con te le candeline, di riempirti di baci e di regali. E poi saremmo andati tutti al Luna Park. Un compleanno discreto in fondo.
E invece le cose sono andate diversamente perché il Luna Park se n'è andato via prima, in compenso però due amiche le hai avute, e anche se il numero non è elevato poi la festa è durata tutto il giorno. Come per una vera principessa.
Come una principessa ti sei svegliata spacchettando regali e poi hai fatto una passeggiata in un paese dove fate e principesse ti guardano dalla finestra.


Poi hai fatto un pic hic. Davanti alla televisione. Con un grande giardino fuori e un bel sole, ma contenta tu.


Il pomeriggio hai inaugurato un piccolo bar sotto il sambuco e a noi clienti assetati hai offerto acqua e menta e muffins di cioccolato bianco, perché bianco è più chiccoso.



La cena l'hai scelta tu, e ti sei divorata un'orrida montagna di bastoncini di pesce.


Con il fiato che ti è rimasto hai spento ancora altre candeline, con i nonni e Patapà che è scappato un giorno prima dal lavoro solo per te.


E anche se oggi volevi vedere fuochi d'artificio che non ci sono, e la tua amica è andata via, e tu sei triste perché "anche se bisticciavate ogni tanto, le vuoi un gran bene", in fondo non mi sembra tu abbia passato un brutto compleanno.
E prometto di sforzarmi sempre di renderteli speciali, fino a quando potrai davvero fare una grande festa con i tuoi amici, perché sarete in vacanza insieme.
Ma per adesso lasciati coccolare ancora come ieri chedopo tutta la lunga giornata, mi ti sei quasi (sottolineo quasi) addormentata in braccio mentre ti raccontavo di che meraviglia minuscola tu fossi sette anni fa, e di che meraviglia stupendosa tu sia ancora adesso. Tanti auguri amore mio.


martedì 5 febbraio 2013

PICCOLO VIAGGIO

Venerdì mi sono lasciata alle spalle una promettente giornata di sole, per trovarmi poi avvolta in una nebbia fredda e umida.


Per fortuna la città rivela sempre sorprese e luoghi caldi per le membra e i cuori, e la missione da compiere era allegra.
Così mi sono trovata all'uscita di una scuola diversa a prendere dei figli non miei. Ma è un sofismo tutto genetico, perché se si finisce a voler bene a gran parte dei bambini che ti gravitano attorno, alcuni hanno un posto d'onore.
E poi il viaggio di ritorno in un treno affollato e in ritardo, a sentirli parlare e raccontare. Con precisione e competenza della loro vita, delle cose che fanno e di quelle che ancora devono fare. Perché non sono più piccoli e questa è una cosa che stupisce solo me. Perché sono ormai delle persone, piccole, ma delle persone. Perché agguantare la loro mano in una stazione brulicante è più una mia esigenza. Perché di mani ne hanno strette già tante da poter dire che le mie sono come quelle della loro mamma, con un osso grande che non sapevo di avere.




Per fortuna in queste piccole persone ancora ci sono nascosti dei grandi bambini che devi dividere se litigano e tenere impegnati. Perché io a fare il viaggio con qualcuno che non ha più bisogno di me non sono ancora preparata.



giovedì 31 gennaio 2013

#LIBERERICETTE: LA TENTAZIONE DI JANSSON



Oggi è il giorno in cui tutto il cielo profumerà. E' il giorno in cui ricette, leggere come scritte su ali di farfalla, si libereranno e dai fornelli, infilandosi su per le tastiere, si poseranno su nuove tavole.
Ho pensato a lungo una ricetta che significasse qualcosa per me, e per quello che è il blog. Uno spaccato della nostra vita come famiglia. Ma in questa vita meravigliosa, tra le altre fortune, ho avuto quella di appendere il grembiule al chiodo, perchè normalmente cucina Patapà. Io mi diletto in dolci, e solo quando ne ho voglia, o allestisco pranzi d'emergenza quando lui non c'è o le rare volte che non ha voglia di cucinare.
Potevo quindi propinarvi la ricetta dei muffins, una delle poche cose che faccio regolarmente, soprattutto quando ci sono gli amici di Patasgurzo, che spazzolano via tutto con la grazia e l'ingordigia delle cavallette. Oppure potevo darvi la ricetta delle cotolette alla milanese, che da sempre è il mio piatto preferito, una delle poche cose che ancora mi competono in cucina...ma su dai, chi di noi non le sa fare?
Poi mi è venuto in mente un momento, uno dei tanti, che compongono l'inizio di tutto, perchè anche l'inizio non parte mai a un solo punto, ma sono tanti piccoli puntini uniti insieme a dargli la spinta.
Un momento magico, in cui, noi e i nostri amici, lenti ma inesorabili ci si stava spingendo verso l'età adulta, quella definitiva, quella che comporta una casa, un lavoro, matrimoni e pance che lentamente lievitano.
E la mia pancia, la mia prima indimenticabile pancia,  cominciò a lievitare in unisono con quella di Anna. 
Svedese, italiana per amore, forte, dolce, risoluta con una risata pronta sempre a metterti in riga e a posto con il mondo.
Non sempre, ma talvolta le pance portano anche a un matrimonio, e Nico ed Anna ci fecero il piacere di tracinarci a festeggiare il loro in una primaverile e soprendentemente assolata Stoccolma.
Cerimonia in chiesa, celebrata da un Pastore tedesco (la battuta migliore degli ultimi anni...vedete un po' come sono messa....), aperitivo in canonica, e cena in un circolo nautico dal sapore retro' sul porto della città.


E poi le danze, inevitabilmente accompagnate da fiumi di alcool e il calo fisiologico, anche per quelli non dotati di pancia (e quindi più ubriachi) che verso mezzanotte rischiavano di infiacchire la festa. Ed ecco che dalle cucine arrivarono delle teglie profumate e dorate, che vennero svuotate nel giro di un istante, e le danze ripresero pervase da nuova energia.
Il loro contenuto rimase impresso indelebile nella memoria, per bontà ed efficacia. 
Negli anni abbiamo rifatto più volte la Tentazione di Jansson, perfetta per dare vigore a serate stanche ma anche per mattutini brunch.
Le due pance hanno sfornato due meravigliosi bambini, e loro a furia di patate e acciughe sono diventati ormai dei quasi ragazzi che con i loro continui mutamenti, mi lasciano incantata, nostalgica e un poco spaventata.



La tentazione di Jansoon
(versione patasgnaffa)

Ci vogliono mezzo chilo di patate, che sarebbe cosa buona e giusta lasciare in ammollo in acqua fredda, perchè rimangano morbide durante la cottura. Bisognerebbe tagliarle a fiammifero, ma io non sono capace e anche quelle fritte le faccio a tocchetti.
Bisogna tagliare una cipolla e farla andare in padella insieme a un po' di burro.
In una teglia imburrata si comincia con uno strato di patate, uno di cipolle, uno di acciughe, e poi di nuovo uno di patate. Si inonda il tutto con 2 dl di panna liquida, una bella spolverata di pangrattato, sale e fiocchetti di burro e via in forno per un oretta circa.
Perfetta da ubriachi, ma deliziosa anche da sobri!

 "Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia.Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web"

sabato 10 novembre 2012

MUSTARD SOUP


La notte era ancora scura e il letto accogliente. Eppure quattro ragazze (chiamiamole così) eroicamente si sono messe in macchina per raggiungere l'areoporto. Patamà era tra loro anche se faceva finta di niente perchè ha paura di volare.
Nonostante l'ora, la paura e acciacchi vari però alle nove del mattino stavano già facendo colazione all'areoporto di Amsterdam.
La giornata è passata veloce, lavata dall'acqua e riempita di chiacchere. Hanno attraversato un mercato, curiosato in negozietti straripanti di meraviglie, incontrato una quinta ragazza (e questa un po' più di loro) che aveva preso solo un treno.
La sera è arrivata veloce, quasi improvvisa e le luci bagnate erano struggenti e luminose.
Alle undici di sera la macchina passava tra i noti boschi e Patamà rientrava in una casa già silenziosa e addormentata.
La mattina dopo non era più tanto sicura fosse stato un bel sogno o fosse successo davvero. Ma nel cuore, tra le altre cose aveva ancora il gusto di una zuppa di senape...



Oggi fuori piove un mondo freddo, il brodo è pronto in frigo e quindi è venuto il momento di vedere i patasgnaffi che faccia fanno a mangiare la zuppa di senape!


Serve uno scalogno tagliato sottile, e un po' di burro in cui farlo appassire. Io ci ho aggiunto anche mezza mela verde a piccoli pezzi.



Quando mela e scalogno sono diventati morbidi ho aggiunto quattro cucchiai di senape, 125 g di panna acida, 2 cucchiai di Philadelphia.



Intanto ho sciolto in un litro di brodo quattro cucchiai di farina e piano ho versato, mescolando, tutto nella pentola. La zuppa ha sobbollito piano per una ventina di minuti, Patagnoma affamata si è mangiata una pastina e io ho preparato i blinis. 
La zuppa è stata apprezzata, incredibilemente anche da Patasgnaffa, e a me è tornata già la voglia di una mini-irreale-fuga!



martedì 24 luglio 2012

DUE IN UNO, Jill e Marta


Ecco mi sono persa. Tra pacchetti e candeline, giornate brillanti e bambini da mettere a mollo. E così ho saltato due tappe della caccia al tesoro di MammaFelice, ma adesso, ascoltanto il lento respiro di Patagnoma febbricitante, al volo, rimedio.
Dovevo aprire il bigliettino che rimanda a un blog di fotografia, ma non seguo nessun blog prettamente fotografico. Devo dire che però, soprattutto ultimamente mi fermo più volentieri su quelli che hanno belle foto, e devo dire che ce ne sono sempre di più.
Colgo però l'occasione per giocarmi la carta "Jillian in Italy" che vi avevo buttato sul tavolo il post precedente.
Nel suo blog troverete i suoi bambini, che passano veloci con risate leggere. Vi potrete fermare in cucina a lasciarvi stordire dal profumo di zucchero, pregustando la gioia del vostro palato. Salirete nella sua craftroom, tagliata obliqua da un raggio di sole che cade diritto dal Monte Rosa e perdervi in pigne di stoffe colorate. E furtivi vi nasconderete nella sua valigia e vi lascerete portare in viaggio con la sua famiglia.
Il tutto sempre accompagnato da bellissime foto. Perchè Jill è simpatica, bionda e bella e ha sempre (o quasi ) una macchina fotografica al collo.





L'altro biglietto rimanda a un blog di poesia, ma anche qui, restiamo un po' in bilico.
Ma quando passo da Marta, in fondo quello che trovo è poesia. Frasi eleganti, misurate che vanno sempre diritte al punto. E anche qui bellissime foto, che in fondo sono solo un'altra forma di poesia.

domenica 3 giugno 2012

TUTTI PAZZI PER LOLA


Una sera di giugno, un anno fa.


Una casa azzurra, bambini sfatti da un torneo di calcio, genitori scalzi e con i nasi arrossati.
Una casetta sull'albero, un cespuglio di rose e lanterne bianche mollemente appese.
Patagnoma (il cui pseudonimo, che usa quando non vuole essere riconosciuta, è Lola) è poco più di una piccola tartarughina, se ne sta accoccolata in braccio a chi vuole cullarla, scruta con sguardo pigramente miope il mondo e ispira poesie.




Il frutto di quella profumata sera campeggia sul soffitto della sua cameretta ed elenca solo alcuni dei motivi che fanno amare questo cucciolo d'uomo....e tutti quelli che li hanno scritti per lei.





Perchè tutti amano Lola
@è carina
@vuole sempre la mamma !!!
@ride come un topino !!!
@dorme come un ghiro !!!
@vuole sempre mangiare!!!!
@piange quasi mai !!!!!(piange sempre!)
@sarà la tua migliore amica che avrai!!!!!!!!!!
by Isabel


POESIA DI LOLA
Lola, 
quando sarai grande andrai a scuola,
per studiare,
devi sicuramente mangiare,
non fare la monella,
per povera nonna Fiorella!
Lola stii serena
se no nonna Milena....!
by Isabel e Lapo

domenica 29 gennaio 2012

DOPING

Oggi la Patafamiglia era ospite da amici.
La padrona di casa ha tre bambini. La penultima ha due anni e mezzo e il più piccolo un anno appena compiuto.
Insieme a noi c'erano altre tre famiglie, per un totale di 10 adulti e 11 bambini.
Il piccolo aveva la febbre e la notte non aveva dormito moltissimo.
E già così l'impresa appare vagamente eroica.
La realtà è ancora più sorprendente in verità, perchè entrambi i padroni di casa ( e anche un invitato per la precisione ) la mattina, prima del nostro arrivo, hanno corso niente po' po' di meno che una mezza maratona.
Poi ci hanno accolto, rifocillato e intrattenuto sorridenti, energici e rilassati.
Io avevo preparato una crostata e lasciato Patagnoma dalla nonna ed ero molto più esausta!
Purtroppo non sono riuscita a scoprire che sostanza dopante giri per quella casa...

venerdì 6 gennaio 2012

W LE AMICHE

Patasgurzo da piccolo aveva solo amiche femmine. Un po' imposte perchè figlie di amici dei Patagenitori e un po' scelte scartando i maschi compagni di asilo.
Fino ai 4 anni ha frequentato solo il gentil sesso, poi di punto in bianco il vuoto cosmico, il nulla pneumatico, tanto che capita che Patapà chieda al figliolo se esistono compagne femmine o la sua classe è solo maschile.
In prima elementare aveva invitato una compagna, ma poi la cosa non si è più ripetuta. Alle feste ha sempre invitato anche le bambine, ma loro non si sono mai presentate.
Ma lui con le femmine continua a giocare bene. Quando vede le amiche storiche, per intenderci quelle "imposte", è come se si vedessero tutti i giorni e le ore scorrono via. Quest'estate era finito in una compagnia tutta rosa e, anche se non lo ammetterebbe mai, si è anche divertito.
Ieri è venuta un'amichetta  "imposta" perchè nipote di una cara amica di nonnaMi. Hanno un appuntamento settimanale davanti a un piatto di involtini primavera in compagnia delle nonne. ma a giocare da sola nella patacasa non era mai venuta.
E anche questo pomeriggio è volato senza che Patamà abbia dovuto alzare la voce, negare videogioche e televisione; ha potuto dedicarsi con calma a una Patasgnaffa malata e a una Patagnoma bebè.
Una meraviglia.



martedì 13 dicembre 2011

SANTA LUCIA



Santa Lucia mi è sempre piaciuta un sacco. E detto da una che non abita nè in Svezia nè a Bergamo è piuttosto strano.
Forse mi piaceva perchè aveva lunghi capelli biondi come i miei, e all'epoca mi piacevano un sacco anche le camicione da notte bianche. Adesso invece...preferisco i pigiami!
Forse mi piaceva perchè non la festeggiava nessuno che io conoscessi.
Forse mi piaceva solo perchè era un'occasione per ricevere un regalino in più. E devo dire che questa mi sembra la motivazione più convincente.
Addirittura alle medie riuscii a inserirla in una presepe vivente. Ovviamente la interpretavo io che avevo pure sceneggiato la parte. Non ricordo nulla, tranne che dovevo prendere a calci un mio compagno che interpretava un diavoletto, aiutante della Santa (questa storia chissà dove l'avevo trovata...adesso in epoca internet non ci sono più riuscita...potenza delle enciclopedie!)
Quest'anno ormai sono rassegnata a farmi travolgere dagli eventi, e mi sono accorta che era Santa Lucia solo dopo mezzogiorno.
Niente regalino quindi, ma ne ho approfittato per far fare l'ennesima coroncina di cartone a Patasgnaffa e alla sua amica Sveva appena giunta dall'Africa.
Nessuna delle due conosceva Santa Lucia. A Patasgnaffa probabilmente ne avevo già parlato l'anno scorso, ma considerato che tende a dimenticare il nome del suo fidanzato (forse perchè ne ha troppi?), non mi stupisce proprio che non se ne ricordasse.
In effetti il lato negativo di crescere in un ambiente multiculturale come il nostro è che Dicembre diventa un po' sovraffollato di creature magiche e munifiche.
Il primo a gironzolare da queste parti è Sinterklaas, il più esibizionista di tutti che arriva dal lago su una barca.
Poi si aggira veloce e fugace questa povera fanciulla in camicia da notte.
C'è quindi la notte di Natale in cui si contendono il territorio un vecchio pancione e un bèbè precocissimo.
Chiude in bellezza la befana, bistrattata forse perchè ritardataria.
Quello che mi stupisce e commuove è come ogni bambino difenda il suo portatore di doni senza mai mettere in discussione l'esistenza di quello degli altri. 
In questo mondo perfetto in cui tutti possono convivere. Se sganciano qualcosa ovviamente...Santa Lucia è in debito con me di due cioccolatini!





mercoledì 2 novembre 2011

IL PONTE DEI MORTI

Il ponte dei morti, detto così ha un che di evocativo.
Un tempo che si fa buio, un tempo che si fa freddo, un tempo che porta cambiamenti.
I giorni si accorciano, le porte si chiudono, le finestre si appannano, i cibi si fanno caldi e rotondi e lumini si accendono.
Quest'anno la patafamiglia poteva scegliere tra mare e campagna, e Patamà ha insistito per quest'ultima perchè più riposante....ed ha fatto bene perchè Patapà si è ammalato e lei ha potuto almeno beneficiare della rete di sicurezza dei nonni.
Prima di partire Patasgnaffa ha aiutato a cucire il suo tutù da diavolo (ogni diavolo che si rispetti ne possiede uno!).




Le zucche sono state disegnate dai bambini e intagliate da Patamà che è stata bravissima e non si è tagliata.



Amici hanno piacevolmente goduto degli ultimi istanti di un Patapà in salute. Sei bambini biondi, da sembrare un'unica truppa, hanno giocato, mangiato e dormito, ed è stato un piacere starli a guardare.



La sera di Halloween Patamà è riuscita a stendere a letto la Patagnoma in tempo per portare un licantropo e un diavolessa in.... libreria.


Il bizzarro borgo di Grazzano Visconti (un villaggio finto medievale vicino a Piacenza) per la notte del 31 si è animato di streghe, vampiri e fantasmi e lunghe ombre lungo i muri di mattoni.
I bambini sono stati portati in giro da un alto libraio avvolto in un manto nero che ha letto loro storie misteriose ma non terrificanti.
Incredibilmente Patasgnaffa è stata la prima a cedere, non per paura, non per freddo, ma più prosaicamente per sonno!