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lunedì 13 ottobre 2014

LA CACCIA AI VAMPIRI

 Angleria era un pacifico borgo adagiato vicino a un lago su cui i cigni scivolavano lievi. Il sole brillava impunito nel cielo azzurro, i bambini facevano rimbalzare le risa tra i muri di pietra e i passi delle fanciulle sfioravano i ciottoli a passo di danza.
Un giorno un mercante di stoffe portò alla principessa Allegra un baule pieno di meravigliose stoffe dai colori cangianti e un vago profumo di spezie. Ma tra le preziose stoffe un piccolo ragno rosso aveva trovato un comodo rifugio.
Era piccolo, così piccolo che potevi ignorarlo, ma ben presto gli abitanti del piccolo borgo non poterono fare a meno di rimpiangere il giorno in cui aveva iniziato a mordere alcuni di loro.
Non tanto per il segno che lasciava, un piccolo ponfo, che in realtà erano due, minuscoli, ravvicinati e splendenti quasi come rubini. Chi veniva morso perdeva ogni ombra di allegria, di gentilezza e di magnanimità.
Un paese che prima quasi non conosceva conflitti, ben presto fu abitato, almeno per metà, da uomini, donne e bambini che non avevano alcuna pietà gli uni per gli altri.
Anche il sole che prima indefesso aveva svettato sui merli del castello, da tempo non si vedeva più e una fitta nebbia avvolgeva costantemente ogni cosa.


Nessuno sapeva come fare, la bontà a tratti quasi stolta degli abitanti ancora non segnati dal piccolo ospite, li rendeva incapaci di alcuna reazione. Fu così che l'uomo che era capo del convento, il grande e pio Fra Domenico decise di chiamare in aiuto un suo vecchio compagno di giochi, il famoso e temibile Van Helsing.
Appena giunto in paese l'impavido cacciatore di creature oscure, capì cosa era successo alla povera Angleria. Raccontò così al popolo spaurito e attonito che esisteva una creatura potentissima e malvagia, che era a capo di un grande esercito di succhiatori di sangue. Il suo nome era Dracula, ed era così potente che anche solo nominarlo poteva essere rischioso.
Il grande Dracula colonizzava paese dopo paese mandando in avanscoperta una goccia del suo sangue che prendeva la forma di un ragno, di un gioiello sfavillante o di una preziosa bottiglia di vino.
Quando il male diventava più forte del bene un portale si apriva e Dracula veniva a riscuotere il suo tributo di sangue. Per tentare di riportare il bene bisognava  trafiggere il cuore dei compagni trasformati in accoliti del signore oscuro con la spina di una rosa rossa.
E fu così che venne richiamato l'esercito del paese vicino, e fu così che venne armato il popolo intero, anche i più piccini e fu così che vennero colte tutte le rose della regione.
A tutti fu insegnato come maneggiare un'arma con la quale fa cadere il nemico per poi trafiggerlo con la fatale spina.


Innumerevoli furono le battaglie che videro caduti da ambo le parti, ma il male continuava imperterrita la sua cupa avanzata.


Tra il popolo c'era anche una fanciulla di incomparabile bellezza e incredibile bontà. Era anche dotata di grande coraggio e di una vivace curiosità. Nella nebbia brillava ancora l'oro dei suoi capelli e il blu dei suoi occhi ricordava a tutti il colore che il cielo aveva un tempo.
Lei si allenava duramente e in battaglia era la prima a lanciarsi verso il nemico


Vista la sua incontenibile curiosità e la sua insolita furbizia, cominciò ad avvicinarsi ai nemici per scrutarne i modi e cogliere punti deboli da utilizzare in battaglia. Ma con il passare delle lune una strana e subdola forma di attrazione per ciò che avrebbe dovuto aborrire iniziò a dominare la sua mente e il suo cuore. E questo senza essere affatto toccata dal piccolo ragno che ancora di tanto in tanto riusciva a colpire, nonostante le mille strategie messe in atto dalla popolazione dotata ancora di un cuore puro.


Ed è possibile che sia stato proprio questo vacillare del cuore della bellissima fanciulla a far infine aprire il portale e far apparire il temuto Dracula.
Lo sguardo che lui e Van Helsing si scambiarono è indelebilmente impresso nella mente di ogni sopravvissuto e così la sanguinosa battaglia che ne seguì



Ma il soffio di vento che durò quello sguardo fu fatale anche per la bella fanciulla che in un attimo capì qual era il suo destino e quale fosse il suo posto.


Veloce svestì i panni da soldato e indossò un mantello di stelle. Piano, con il cuore pieno di un'emozione ignota si avvicinò al signore oscuro.
Lui le porse il suo scettro e lei capì di aver trovato il suo posto, per l'eternità. 




Solo un attimo di melanconia velò il suo bel volto guardando un' ultima volta Angleria, ma fu solo un attimo, un lieve batter di ali.




Oggi siamo state alla Rocca di Angera, sul Lago Maggiore, dove veniva inscenata una "caccia ai vampiri". A mettere in scena la giocosa rappresentazione coinvolgendo piccoli e anche grandi sono stati i bravissimi attori della Compagnia di San Giorgio e Il Drago, che cura progetti per bambini, rappresentazioni storiche, cene con il delitto e altre magiche cose che andrete subito a guardarvi sul loro sito (altrimenti chiamo Dracula che ormai siamo imparentati...avete presente cosa potrebbe fare la suocera di un vampiro?).
E' molto tempo che fanno queste manifestazioni alla Rocca e qualche volta abbiamo provato ad andarci. Ma Patasgurzo di solito pianta un muso che spaventerebbe anche il più feroce demone e Patagnoma urla terrorizzata, che ci fosse qualche morto nei paraggi si risveglierebbe in un istante.
E così siamo andate solo io e Patasgnaffa, e nonostate la giornata uggiosa è stato divertente. 
Mi sarebbe piaciuto raccontarvi la vera storia che hanno messo in scena, ma dopo aver tentato di farmela raccontare più volte dalla svampita fanciulla, mi sono dovuta arrangiare.
La prossima volta lascio a casa la macchina fotografica, seguo bene la trama e faccio la cattiva. Non vedo l'ora.

domenica 24 agosto 2014

OTTO

Un giorno dopo l'altro, come le perline luminose e colorate, sfaccettate e sempre diverse di una collana, la più preziosa che c'è, sei arrivata a otto, dico otto anni. Giorni passati a rincorrere il vento (cit. ovvio. E ci siamo anche scambiate baci, i diamanti della collana), un vento che ti porta sempre a zonzo dietro a chissà cosa di luccicoso, divertente e frivolo. Un vento che ogni tanto ti lascia riposare, appesa a qualche ramo, e i tuoi occhi si sbarrano e fugace ti immergi in chissà quale profondità. Ma poi riprendi a mulinare in giro, le gambe dove di solito stanno le braccia e la tua risata che tintinna nell'aria.
Certo ogni tanto sarebbe bello tu fossi un po' più presente, chiaccherassi un po' meno, e lasciassi meno cose in giro, che impigliate nel tuo vortice si spandono ovunque. Ma allora forse saresti perfetta, e sarebbe noiosissimo.
Buon compleanno amore mio, un po' in ritardo forse, ma in fondo ti ho portato al mare.


lunedì 7 luglio 2014

STAPPATA

Di Patasgurzo ho un vago ricordo. Il salotto giallo, il divano di legno che ora è il suo letto, fuori grigio umido. La molla che scattò non so quale fu, il ciuccio lo portava poco, ma ancora veniva messo tutti i giorni nell'armadietto dell'asilo. Però quel giorno abbiamo, sì insieme, deciso che era ora di liberare il ciuccio, che voi forse non lo sapete, ma non è altro che un pesciolino in fieri, che quando ha finito il suo lavoro con un bambino non vede l'ora di essere liberato nell'acqua e tornare a guizzare felice. Allora siamo usciti e abbiamo gettato il ciuccio nel lago, la fata che dorme sul fondo, lo ha subito ritrasformato e lui è nuotato via senza un rimpianto, senza voltarsi indietro. Anche Patasgurzo non ha avuto un attimo di rimpianto, non si è voltato indietro, e ha potuto scegliersi il regalo che preferiva. Non ricordo quale fosse, ma ricordo che fu una cosa piccola e sorprendentemente economica. Mi era andata bene.
Di Patasgnaffa ricordo di più, e non solo perché è successo qualche anno dopo. Fu un filino più drammatico, più ricco di pathos diciamo. Cose che aiutano la memoria.
Era un giorno ancora più grigio e sicuramente più freddo. Anche lei era già alla materna, anche lei metteva il ciuccio nell'armadietto. Verso le due del pomeriggio il telefono squilla e mi dicono che Patasgnaffa è caduta, ha sbattuto contro un calorifero del corridoio (sì, con il paracalorifero) e ha perso uno dei due incisivi.
Ora, alzatevi in piedi ed applaudite la maestra che ha preso il dente, lo ha lavato e rinfilato nella gengiva della fanciulla. Sono passati cinque anni e credo stia tremando ancora, ma è la cosa giusta da fare. Sappiatelo. Un dente tempestivamente rinfilato ha buone possibilità di riprendersi. Se non siete così coraggiose potete conservare il dentino in soluzione fisiologica o nel latte e correre dal più vicino dentista. Cosa che comunque ho fatto io, e così Patagnoma ha vinto una specie di apparecchio che teneva il dente rinfilato lì dove doveva stare per favorirne il rinsaldamento e ha perso il ciuccio, che in quel momento comportava più rischi che benefici. Un pesce nuovo ha nuotato sul fondo del lago e un'orrenda bambola parlante, probabilmente indemoniata, è venuta a vivere con noi.
Patagnoma invece è andata al mare con le nonne, che hanno perso all'autogrill il suo unico ciuccio. Non so se sia vero ma non lo ha più chiesto per tutta la settimana. Considerando che mai mamma mi tolse il ciuccio disegnadoci sopra dei vermi che ancora mi sogno di notte, ho qualche dubbio, ma cercare il pelo nell'uovo non è mia intenzione. Mi è tornata una bambina abbronzata e stappata e tanto mi basta.
Certo a me il ciuccio lo ha chiesto insistentemente le prime sere per dormire, ma complice un nuovo Lego anche questa volta l'abbiamo sfangata.
Ho solo avuto un improvviso lampo di coscienza ecologica e ho deciso che gettare un ciuccio nel lago non fosse poi una bella cosa. E così la fata del lago ha dovuto muovere le sue umide chiappe per venire a ritirare il ciuccio a domicilio, al calar delle tenebre. Bella gioia, si sa che le mamme al terzo giro diventano incredibilmente pigre!


martedì 3 giugno 2014

MEA CULPA

Ormai sono sei anni che i miei figli vanno alle elementari (scuolaprimaria mah). Prima sono andati all'asilo (scuoladellinfanzia mah), e prima ancora al nido (nido? ma davvero?). Insomma vanto un discreto numero di recite di Natale, canti di fine anno, auguri di Pasqua, abbracci della piazza (ehm no, lì a onor del vero mi sono sempre rifiutata di andare), giochi della gioventù, feste della scuola, festa dello sport, pizzate varie, riunioni dei genitori, colloqui con educatrici/maestre/professori...e probabilmente dimentico qualcosa.
Ecco, dimentico. La parola d'ordine dell'ultimo periodo.
Mi sono persa i canti di fine anno, che erano venerdì. Me li sono persa non perché me ne sono dimenticata ma perché manco sapevo ci fossero. Non sono andata a più di metà dei colloqui e la maggior parte dei professori di Patasgurzo non so neanche che faccia abbiano. Mi sono persa i giochi della gioventù di oggi. In realtà ho provato ad andarci, ma visto che Patasgnaffa non c'era, ho fatto rapidamente dietro front e me ne sono andata a prendere un cappuccio al bar. Mentre lo bevevo annoiata lei ha fatto i suoi giochi.
Non ho il libro delle vacanze perché non sapevo neanche di doverlo prenotare. Cioè tutti gli anni andrebbe prenotato, io non lo faccio, ma poi lo trovo lo stesso nella cartoleria davanti a scuola; che poi è il luogo del peccato dove ho preso il cappuccino questa mattina. Ecco quest'anno no, non l'ho ordinato e quindi non lo troverò nemmeno.
Insomma 'na frana proprio.
Però ho portato Patasgnaffa a millemila prove per il saggio di ginnastica, e sono pure andata a vederlo nonostante un mal di testa infernale che mi ha fatto maltrattare chiunque mi capitasse a tiro. E ho fatto bene perchè è stato bellissimo.
E ora sto per andare alla riunione della scuola materna di Patagnoma, nonostante ci abbia già fatto sei anni con gli altri due.
Questo miei cari si chiama espiazione.


lunedì 19 maggio 2014

LE PICCOLE FIORAIE

La nostra scuola ha sempre bisogno di soldi, non è una novità e non è sicuramente l'unica.
C'è un comitato genitori che si sbatte a destra e a manca, tra questi sbattimenti è inclusa una lotteria di fine anno, di cui fino ad adesso sono sempre stata solo felice perditrice di biglietti. Già perché mi lamento sempre che non vinco mai nulla ma ci fosse una volta che mi ricordo di controllare... (non è vero, qualche volta lo faccio, qualche volta).
Quest'anno però quella disgraziata di Patasgnaffa ha avuto l'ardire di presentarsi a casa brandendo un carnet di biglietti da vendere.
Dunque, non è che noi siamo delle strane bestie asociali, abbiamo i nostri amici e conduciamo una vita di relazione con il prossimo vivace ed appagante. Però non ci si può definire inseriti nel territorio. Conosco relativamente poche persone e sicuramente non conosco i cognati dei cugini del fratello della moglie del bisnonno. Non ho fatto l'asilo con nessuno di loro, neanche le elementari e a volerla dire tutta neanche le medie. In più ho una scarsissima memoria per i nomi e prima di tracciare vaghe linee genealogiche tra le persone devo conoscerle piuttosto bene.
Questo per dire che in un paese del genere se dai a quasi ogni bambino della scuola un carnet di biglietti da vendere, il mercato si satura in un amen (termine ecclesiastico usato di proposito, non non andiamo neanche a messa, per supportare il concetto di quanto possiamo essere tagliati fuori), e a noi restano veramente pochissime chance di venderne qualcuno, anche perché il novantanove per cento delle persone che abbiamo conosciuto lo abbiamo fatto attraverso la scuola.
Certo ci sono anche i nonni, ma quella gegna di Patasgnaffa ha fatto comprare a NonnaMi i biglietti da un compagno di Patasgurzo, eh sì, perché sono coinvolte anche le scuole medie, e come fai a concorrere con chi fa la ronda del paese in bicicletta nel giorno di mercato?
Allora ho pensato che se vendere i biglietti sarebbe stato impossibile, potevamo provare a vendere qualcos'altro....più il biglietto, che a questo punto doveva essere visto quasi come uno scontrino.
Allora le donne di casa armate di carta crespa e colla (sì la Coccoina, sì ancora lei, sì ha ancora quell'odore lì) hanno fatto dei fiori di carta e sono andate a venderli sul lungo lago.



Un pomeriggio con un sole splendente, una lieve brezza e addirittura un mercato. Sono partita convinta che avremmo finito i biglietti in un batter d'occhio.
All'inizio Patasgnaffa faceva la timida e si vergognava a offrire i suoi fiori. Per fortuna Patagnoma con il suo vocione da carrettiere strillava a gran voce. Peccato che non si capisse esattamente cosa dicesse, un signore però ha percepito la parola "lotteria" quindi son ben fiera di lei.


Man mano che il tempo scorreva e la gente passava indifferente Patasgnaffa ha finalmente perso la sua strana timidezza e ha liberato l'animale da palcoscenico che in lei non sonnecchia quasi mai, anzi si agita parecchio,
E sono stati fiori nei capelli, balletti e canzoni.
Il sole ha brillato più forte e lei era bellissima.
Alla fine abbiamo venduto dieci biglietti. Dieci. Io sarò pure una madre accecata ma davvero non capisco come sia stato possibile.
Per fortuna l'unica a risentirsene sono stata io perché la vita per le mie piccole fioraie scorre lieve e felice, alla faccia di tutti quelli che senza capire hanno detto "i biglietti ce li ho già"


venerdì 14 marzo 2014

NAAN

Oggi era il venerdì, uno di quelli che io chiamo #maledettagelmini. Uno di quelli in cui sono andata a scuola per il laboratorio di cucina. Io che ho un marito che cucina e che ormai non lo faccio quasi più.
Che poi devi trovare ricette veloci, che non debbano essere conservate in frigorifero e che siano facili da trasportare a casa. Si accettano consigli, ma anche tanti eh!
Tra l'altro questa settimana non mi ero preparata e quando la maestra di Patasgnaffa mercoledì mattina alle 9 mi ha chiamato per sapere cosa avrei fatto, mi sono sentita come quando la prof ti chiamava alla cattedra e tu non avevi studiato.
Fortunatamente negli anni devo aver sviluppato la capacità di arrampicarmi sugli specchi, perché una volta, quando mi sarebbe più servita, non ce l'avevo proprio.
E così, visto che domenica eravamo andati al ristorante indiano e Patasgnaffa aveva mangiato quasi solo il pane perché il resto era troppo piccante, ho detto che avremmo fatto il Naan.
Richiede una lievitazione breve, si cuoce in padella, e si trasporta nella stagnola. Perfetto.
Per prepararlo bastano 300 gr di farina con tre cucchiaini di zucchero e due di sale. Ho usato una bustina di lievito istantaneo perché quando il tempo è ridotto i magheggi vanno fatti. Abbiamo aggiunto un vasetto di yogurt, due cucchiai di olio e due di acqua calda. Hanno impastato divertendosi un sacco ,e quella che aiuta la mamma a fare il pane (non Patasgnaffa ovvio) si è distinta subito per tecnica e bravura. Volevo andarmene e lasciare lì lei.


Abbiamo fatto delle palline che i bambini hanno steso con il mattarello, a quel punto io ho cotto un panino per volta per due minuti in una pentola con il coperchio. La prossima volta porto due pentole, altrimenti invecchio in quella cucina, devo ancora farci la mano!
Mentre io cuocevo ho fatto scrivere la ricetta ai bambini, facendogliela ricostruire da soli. Magari così se la ricorderanno meglio. O magari no, intanto io però sono riuscita a cuocere il pane senza danni collaterali.


Ora avete due settimane per farvi venire un'altra idea. Io magari cucirò delle cuffiette ai bambini perché quelle lì di carta non si possono davvero vedere.

mercoledì 5 febbraio 2014

LA FATA SMEMORINA

La fata del dentino che bazzica da queste parti deve essere strettamente imparentata con la fata Smemorina. O con me d'altronde.
La maggior parte delle volte si dimentica di passare, la salva in corner spesso Patapà, ma ancor più spesso viene narrato di come sia impegnatissima, di come il topo che le fa da cavallo si sia rotto una zampa, di come ci fosse stato un ballo proprio in quella sera. Credo che Patasgurzo si sia rassegnato ad avere una madre, hem una fata, decisamente stordita, già dal terzo dente.
Patasgnaffa è ancora piena di fiducia anche se l'obolo è stato versato solo per il suo primo dente, da Patapà.
Il suo secondo dente è stato per sei mesi in cucina, in una scatolina, che se non viene messa vicino al letto non vale, si sa.
Ogni tanto lei se ne è ricordata, ma non l'ha mai messa dove avrebbe dovuto. Io tantomeno.
Per fortuna perché questa sera tutta questa sbadataggine mi ha salvato la vita (si fa per dire ovviamente).
Erano giorni che il terzo dente di Patasgnaffa (li perde con una lentezza esasperante, temo che al suo diciottesimo sfoggerà ancora una finestra da qualche parte) dondolava pericolosamente, facendola sembrare una piccola befana. Ma non cadeva e io non ho certo il coraggio di intervenire in certi casi.
Questa sera ero sola con i bambini, un via vai al tavolo, prima le mani di uno poi quelle dell'altra, poi il ciuccio che non si trovava. Tra una assenza e l'altra, davanti a un piatto di spaghetti con le polpette (ero sola, piatto unico ovvio) il grido di Patasgnaffa e il suo sorriso sdentato grondante di sangue.
Ogni volta mi viene un colpo, non ci posso fare niente. Subito cerca il suo dente. Non si trova. Distrattamente le dico che potrebbe averlo ingoiato. L'avessi mai fatto, Patasgurzo grida allo schifo lei scoppia a piangere, la bocca ancora insanguinata.


Cerco di calmarla e capisco che non le fa impressione averlo mangiato, ma che teme che la fata del dentino non verrà. Le dico che è una sciocchezza che la fata non ha bisogno di prove, che magari ha già nascosto i soldi da qualche parte.
Creando un diversivo sono corsa al portafogli, ma c'erano solo 20 euro, un po' troppi per un dente, anche per due.
Ho ricominciato a cercare in quel marasma che è la mia cucina, ho trovato un seme di limone e per un attimo ho pensato di spacciarglielo per il dente. Poi ho avuto una folgorazione, ho preso la scatolina con il dente numero due e l'ho buttato sul tavolo.Ho urlato di averlo trovato e lei ha gridato di gioia, anche se quando l'ha preso subito ha chiesto perché fosse così pulito...neanche fosse cresciuta a pane e C.S.I.
Ovviamente riesco a trovare solo pezzi da venti....mi sa che la fatina rimarrà bloccata dalla pioggia!


giovedì 16 gennaio 2014

OCCHI A CUORICINO, VIOLA, TUTTI PER ME

A me Violetta non piace. Troppi boccoli, troppo trucco e soprattuto troppi genitori e zie intorno che trescano e intrescano. Quindi anche se non ho mai perdonato a mia mamma di non avermi fatto vedere Remì (perché troppo triste), di aver bollato come orrendo qualsiasi cartone mi piacesse (uno per tutti Hallo Spank, che chiamava il mostro in tv) e di avermi fatto seguire per anni Anche i Ricchi Piangono esclusivamente dalle labbra delle compagne a mensa, io ricado nello stesso comportamento. Quindi sbuffo davanti a Spongebob che trovo urendo e Violetta non si vede, se non in caso di compleanno o malattia grave e fortemente invalidante.
Però il diario l'ho comprato, qualche librino circola pure per casa. Anche un giornalino ha girato in questi luoghi. Poi basta, niente magliette, sveglia, coperta, pantofola, tappeto, carta igienica (l'avranno fatta no?), perché se posso cedere sul punto di vista morale perché in fondo sono una caccola, il lato estetico mi vede assurdamente intransigente. Mi rincuora solo non essere l'unica a porsi certi dilemmi (qui e qui).
Però il concerto non lo vedevo come il male assoluto, in fondo era pur sempre uno spettacolo e il cd era un'altra delle poche cose viola ad aver varcato questa soglia. Certo per arrivare a prendere questa decisione ci ho messo un'eternità, rimbalzando come sempre tra il no e il forse si, tra il magari e il decisamente no, tra il si e il ci penso. Sì brava, pensaci ancora un po' così che gli unici biglietti abbordabili spariscano del tutto. Ecco fatto, problema risolto. Niente concerto. Il temporeggiare a volte è l'oracolo che che dona risposte.
Però esistono le fate (sì parlo con te) che esaudiscono i desideri delle bambine, su questo non ho mai avuto dubbi e guai se provate ad averne voi. E così un dopopranzo di un piovoso sabato di inizio anno ho potuto salire le scale e dire a una Patasgnaffa in pigiama con una nonchalance che meriterebbe l'Oscar: " vestiti che andiamo al concerto di Violetta".
Ve lo assicuro, un modo semplice e alla fine indolore di guadagnarsi l'amore eterno e imperituro della propria prole. Sono passate quasi due settimane e ancora ogni tanto fa ancora gli occhi a cuore, mi abbraccia e mi ringrazia di averla portata al concerto. Le fa concorrenza solo Patagnoma che ieri mi ha detto per la prima volta "mamma te voio beeene" (e pure senza tornaconto, incredibile). Sarà gennaio, sarà freddo e noioso ma le mie bambine sanno come farmi provare dei brividi.


Il concerto non ve lo racconto che non ne ho voglia, venite a cena qui, tanto si parla ancora di quello.
Se siete educati poi vi lascio anche toccare qualcuno dei petali viola che alla fine dello spettacolo sono venuti giù dal soffitto. Patasgnaffa ha significativamente contribuito alla pulizia del Forum e ne abbiamo una scorta praticamente illimitata. O almeno ne avevamo prima che ci mettessi sopra le mani io....


lunedì 9 dicembre 2013

LA GROTTA DI BABBO NATALE

Più di otto persone per me sono una folla. Non sono mai stata una fanatica delle feste, preferisco le cene tra amici.
Per questo non sono mai stata neanche un' amante delle gite. Troppa gente da mettere insieme, passi da coordinare, ritmi che raramente si accordano perfettamente.
Per questo quando mi hanno detto che saremmo andati in gita con l'asilo nido mi è preso un colpo. Per andare alla Grotta di Babbo Natale poi. Patagnoma scoppia a piangere solo a sentirlo nominare, odia gli spettacoli e tutto ciò che esce dall'ordinario. Anche una sedia fuori posto le crea degli scompensi; poverina, è proprio capitata nella casa giusta.
Però ci sarebbero stati anche bambini più grandi e Patasgnaffa non vedeva l'ora di andarci. E il fatto di perdere un giorno di scuola era solo un bonus in più.
Però era un' occasione per conoscere le altre mamme dell'asilo.
Però non posso mica sempre essere la solita rompiballe.
E quindi ho detto sì.
Patapà ha scosso energicamente la testa per i due giorni precedenti e Nonnamì si è offerta di andare al mio posto. E non solo perché non sto ancora bene ( sì, i 40 anni pare che non mi donino molto, sono ormai un catorcio ambulante, quando ambulo), ma anche perché mi conoscono bene.
Ma quando non sono rompiballe sono incredibilmente testarda, mi sono messa in testa che una mamma perfetta le bambine le avrebbe portate a vedere Babbo Natale, e non posso mica sempre vestire i panni della mamma degenere, ogni tanto vanno lavati.
E quindi venerdì  mattina alle otto esco imprecando di casa, inferocita come solo si può essere con il mal di testa, la gastrite e una scoppiettante sindrome premestruale.
Salgo su un pullman gremito di gente tutta allegra, e me ne sono sto a fissare il finestrino con Patagnoma che mi saltella con gli scarponcini sulle cosce e Patasgnaffa che langue per il maldipullman e perché non è riuscita a sedersi accanto a nessuna amica.
Quando poi l'autista chiede la strada a noi passeggeri cerco il freno d'emergenza.
Ma infine arriviamo a Ornavasso, perché è facile, basta andare dritti. E il paese è bello. Riprova del fatto che se la sponda lombarda invidia la sponda Piemontese del Lago Maggiore, forse qualche ragione ce l'ha.
Scediamo dal pullman, l'aria è fredda, e veniamo circondati da elfi cocainomani vestiti di marrone (ma no, almeno i colori canonici del Natale dai!) che sostengono di chiamarsi Twergi, contenti loro, e sono indignati che noi non lo sappiamo.
Inutile dire che il mio umore è in continua picchiata e che Patagnoma odia i Twergi.
Lentamente ci incamminiamo verso il fantomatico Polar Express che ci dovrebbe portare vicino alla grotta. Sono le 10 del mattino e la visita al vecchio ciccione con la barba è fissata per le 17. Cerco subito gli orari del treno prima che scompaia il campo.
Il Polar Express non è un trenino su rotaie ma uno di quei trenini finti che ti portano a spasso nei paesini al mare. Perfetto.
Però c'è un cantastorie simpatico con l'organetto e le scarpe rosse con scritto sopra DX e SX. Un' anima gemella la riconosci subito e parte il primo sorriso della mattina.


Il trenino ci porta a un santuario in cui ci sono un trapezio e un nastro appesi, senza nessuno ad usarli,  penso al circo di Patasgnaffa, a cui quest'anno non siamo riuscite ad andare, e sorrido ancora.
Peccato ci sia anche un orribile uomo travestito da gatto con una lunga spada. A pensarci a posteriori forse era il Gatto con Gli Stivali, noto aiutante di Babbo Natale, ma al momento non razionalizzo più di tanto perché Patagnoma, e chi se no, ricomincia a piangere disperata e a tremare come una foglia. E allora via di corsa, a salire più in alto verso la fantomatica grotta.
C'è un sentiero impraticabile dai passeggini (geniale no?) altrimenti si può  andare su per i tornanti della strada asfaltata. Perfetto, ancora. E ho pure perso il gruppo.
Salendo però incontro due mamme dell'asilo e arranchiamo in compagnia. Sorrido.


Giunte in alto ci sono dei Twergi che truccano i bambini, piattini cinesi e palline colorate. Patagnoma non ha  più paura perché quei Twergi abbracciano Patasgnaffa, fanno sorridere la mamma e le dicono che è cresciuta (non la mamma, ovvio). Infatti non sono Twergi cocainomani e qualunque. Sono Twergi pacati e sorridenti, sono gli insegnanti della scuola di circo. Beh, qui parte un sorriso palese e protratto.
Intanto con la cosa dell'occhio vedo le due mamme con cui sono arrancata su per la strada, salire su un furgoncino bianco e mi  fiondo a chiedere dove stiano andando. Al ristorante, più in alto. Bene , veniamo anche noi. Alla guida del furgoncino una donna con il berretto di babbo natale, allegra e affettuosa. Sì l'ho vista per cinque minuti, ma era così. E quindi sorrido.
Poi un pranzo tranquillo anche se con più bambini, e piccoli, che mamme. Poche chiacchiere ma un' atmosfera tranquilla e rilassata. E allora decido di mollare la rabbia e di sorridere per il resto della giornata. Certo anche di prendere il treno e tornare prima a casa, perché comunque restare nel bosco fino alle cinque di un seppur assolato giorno di dicembre non mi sembra cosa ragionevole. Quanto meno per me, che ho anche una cena alle sette. E non è che passi molte serate fuori.
Uscite dal ristorante, un prato con chiazze di neve, comode per sedercisi sopra, parola di Patagnoma, e una fontana con il mestolo per bere l'acqua ghiacciata. Meraviglia e sorrisi.


Tornati giù alla grotta ancora chiacchere con Twergi circensi e un mago che sicuramente era magico davvero, o quanto meno era simpatico.


Piccole renne e un vento sempre più sferzante. Bambine chiudete gli occhi e mettete il cappello.




Intanto una telefonata di Nonnamì, che risoluta e mamma fino al midollo decide di venirci a prendere.
Allora cominciamo a scendere nuovamente verso valle. facciamo una sosta al santuario perché Patasgnaffa è stata autorizzata ad usare gli attrezzi aerei. Ma il luogo è strettamente presidiato dal temibile uomo gatto e ci diamo alla fuga.
Ancora il trenino e una breve passeggiata, fuori dal percorso prestabilito per le vie del paesino. Chiacchere e dita passate velocemente su nasino di Patasgnaffa che è la cosa più vellutata che esiste al mondo.
Un piccolo presepe in una chiesetta gelida e un cero acceso con un desiderio espresso. Perché in fondo si fa così no?
Poi lo zucchero filato, che vola via come neve dal macchinario e noi afferriamo al volo ridendo.
Il tempo di impiastricciarsi le dita, la faccia ed anche i capelli, di fare una partita a 1-2-3 FAI UNA FACCIA (arrabbiata, felice, triste...) inventato da Patasgnaffa e NonnaMì è già lì.


Il tempo di chiudere le portiere e le bambine dormono già.
Il sole che tinge le nuvole di rosa, le montagne innevate che guardano un lago mosso dal vento. Un' aria tersa e profumata ancora di zucchero filato.
Il gruppo l'ho perso subito, ho socializzato pochissimo, anche se quel poco è stato piacevole, non ho visto Babbo Natale, ma ho passato una giornata come non avrei mai fatto.
All' aria aperta, con le mie bambine, serene e felici anche prima che decidessi di esserlo anch'io.
Ed è per questo che sono stata molto contenta di aver deciso di essere testarda e non rompiballe (sì un po' sì, ma abbiate pietà), e che ringrazio quella pazza di Silvia di avermi trascinato in un posto dove da sola non sarei mai andata.
E dove non tornerò mai più, sia ben chiaro.



sabato 5 ottobre 2013

MA I LAMA MANGIANO LE MELE?

In una domenica piovosa potresti sprofondare in un morbido divano a mangiare patatine, oppure lasciarti convincere da due strani individui franco-italiani, colorati, succosi e simpatici, a passare una giornata in fattoria per scoprire che:
Le mele crescono sugli alberi, fatti da corteccia, rami, foglie e gemme. Per guardarli si possono usare gli occhi, ma con la lente di ingrandimento è molto più divertente. E se si è molto bravi si vince un ferro di cavallo, che bisogna lasciare sporco, sì anche se c'è della cacca, ed appendere a testa in su. Però si può dipingere. La mamma commossa ringrazia.




Le mele sono rosse, verdi e gialle. Sembrano delle belle palle ma non lo sono, quindi non tirarle che si ammaccano subito. Le mele ammaccate però fanno una bella fine. Vengono messe in un grande catino, lavate per benino, poi frullate e centrifugate. Quel che ne uscirà sarà un succo così magico che se per caso hai il mal di gola di sicuro ti passerà nel giro di tre sorsi.




I lama si portano al guinzaglio, come dei cani. Ti sputano addosso, è vero, ma solo se sei un lama, quindi, in linea di massima non c'è problema.


Anche se il cielo è grigio, stare fuori è sempre bello, anche se le patatine sono buone non scordiamoci che in fondo sono patate. Si trovano nell'orto, scavando appena la terra, e sono buonissime anche bollite con un filo d'olio. L'olio è fatto con le olive. Crescono sugli alberi, si raccolgono in autunno, e vengono spremute per ottenere l'olio. Tutto quello che mangiamo, anche il più raffinato, tiene in memoria le sue origini naturali, ricordiamocelo, e cerchiamo di fare un passo indietro. E' buonissimo.



Anche la compagnia, non solo le mele, era ottima eh!

giovedì 26 settembre 2013

UN PO' DI GAS

Metti che la settimana sia cominciata male, che Patagnoma si sia ammalata e ti abbia sprofondato nel divano insieme a lei. A lei avvinghiata hai passato interminabili ore diurne, e infinite ore notturne. Come un enorme bicchiere d'acqua, liscia e pure un po' caldiccia.
E a me l'acqua liscia non piace per niente, anzi, di più, neanche mi disseta. Forse lei un giorno mi spiegherà perché...probabilmente mi dirà che sono solo pazza.
Ma oggi la febbre finalmente era scesa e il sole imperterrito bussava alla finestra.
E così io e Patagnoma siamo andate a prendere un po' di fiori per regalare ancora un po' di colore a un giardino eccessivamente verde.


PFFSS, GAS, e l'acqua era già un po' più frizzante.
Visto che eravamo in giro siamo andate a comprare la pizza, quella al trancio che a Patapà non piace, ma noi siamo di palato meno difficile.
PFFSS, GAS
Ormai era l'ora giusta e siamo riuscite ad andare a prendere Patasgnaffa a scuola, e a invitare a pranzo anche un'amichetta.
PFFSS, GAS
Mentre scaldavo la pizza e le piccole apparecchiavano eccola puntuale, la richiesta di cocacola.
Ecco, io sono una strenua sostenitrice della #malaeducation, ma su alcune cose sono piuttosto bacchettona, e le bevande dolcissime e gasate non le compro mai, con grande disappunto più degli amici dei miei figli che dei miei figli stessi, che probabilmente sono rassegnati.
Però sta volta era arrivato il nuovo SodaStream, con un vasto assortimento di sciroppi per ricreare a casa le più svariate bibite....ragazze a voi la scelta!
PFFSS, GAS



A sorpresa hanno scelto la gazzosa...cosa che ha rievocato in me un sacco di ricordi, ma qui ci vuole un post a parte. E se la sono pure fatte da sole, perfetto.
PFFSS, GAS




Poi Patagnoma, finalmente di nuovo in possesso delle sue capacità respiratorie ha deciso che poteva dormire anche senza usare il mio corpo come materasso, e quindi ho potuto piantare a caso i fiori che ho comprato la mattina e che non vedranno un nuovo autunno. Una mia specialità.
PFFSS, GAS


Le bambine intanto hanno devastato la camera da letto, il salotto e riempito di brillantini la cucina. Saremo glitterati fino al prossimo autunno. Noi sì.
PFFSS, GAS


Zappetta di là, incasina di qua, è giu
nta l'ora della merenda. E niente, avevo promesso la cola.....
PFFSS, GAS



Poi si è svegliata Patagnoma e le bambine si sono messe a fare i compiti, quindi il livello di gas della giornata si è improvvisamente fermato. Ma rispetto ai giorni precedendi è stata una vera meraviglia!


POSPOSTILLALUNGACOMEUNPOST
Questo è un post sponsorizzato, inutile negarlo. Mi capita raramente di farne, anche perché raramente me lo chiedono, e di questo non mi lamento certo. Però a SodaStream non potevo e non volevo certo dire di no, perché è un prodotto che conosco bene e che amo di più.
E' entrato nelle nostre vite ormai tre anni fa e non saprei farne a meno. Come ho detto le bollicine mi piacciono. Tanto, così tanto da non essere dissetata senza. In famiglia sono l'unica appassionata. Patapà è indifferente, Patasgurzo aborre, Patasgnaffa e Patagnoma dipende dai giorni.
Nonostante questo, la quantità di bottiglie che consumavamo era imbarazzante. E la colpa era solo delle bollicine, perché l'acqua del rubinetto a noi va benissimo.
Non siamo ecologisti spinti, facciamo la spesa in fattoria e in una bottega che si chiama "gli Sballati" più per la qualità che per il minor impatto ambientale.
Uso la coppetta, ma perché mi ha cambiato la vita, ma non sono mai riuscita ad usare i pannolini lavabili per nessuno dei miei bambini.
Però se penso alla quantità di rifiuti che produciamo mi manca sempre il fiato. Mi viene anche in mente, immancabilmente, anche Andie MacDowell in Sesso Bugie e Video Tape. Di quel film non mi ricordo nulla se non che lei era ossessionata dai rifiuti e che c'era James Spader, fighissimo.
Qiundi sono contenta di riuscire a tagliare almeno sulle bottiglie d'acqua, e con SodaStream è facile. Anzi, il nuovo modello, molto più bello di quello che avevo già, è così facile che lo possono fare anche i bambini!

sabato 24 agosto 2013

7 ANNI

Ormai è fatta. Ormai ti sei accorta che compiere gli anni ad Agosto è un pacco. Colossale. Te ne sei resa conto, ma non hai ancora ben capito il perché. E ricordi compleanni con un sacco di amiche che non ci sono mai stati.
Quest'anno hai avuto una festa a Giugno, con le bambine vestite da principesse per due secondi, e i maschi che non hanno mollato la spada e il mantello fino alla fine.
Ma Giugno è una vita fa e quindi non conta. A quanto pare.
E così hai passato ogni singolo giorno di questa lunga estate a pianificare dettagli, travestimenti e invitati. Che sarebbe stato impossibile avere, cosa che ti ho spiegato ogni volta, con le lacrime agli occhi, prima per la tua tristezza, poi perché non ne potevo più.
Ti ho spiegato fino alla nausea che tutti sono in vacanza, anche noi. Ma che saremmo stati tutti con te, compreso il Nonnoro, la Nonnanto e la Cecia, felici di spegnere con te le candeline, di riempirti di baci e di regali. E poi saremmo andati tutti al Luna Park. Un compleanno discreto in fondo.
E invece le cose sono andate diversamente perché il Luna Park se n'è andato via prima, in compenso però due amiche le hai avute, e anche se il numero non è elevato poi la festa è durata tutto il giorno. Come per una vera principessa.
Come una principessa ti sei svegliata spacchettando regali e poi hai fatto una passeggiata in un paese dove fate e principesse ti guardano dalla finestra.


Poi hai fatto un pic hic. Davanti alla televisione. Con un grande giardino fuori e un bel sole, ma contenta tu.


Il pomeriggio hai inaugurato un piccolo bar sotto il sambuco e a noi clienti assetati hai offerto acqua e menta e muffins di cioccolato bianco, perché bianco è più chiccoso.



La cena l'hai scelta tu, e ti sei divorata un'orrida montagna di bastoncini di pesce.


Con il fiato che ti è rimasto hai spento ancora altre candeline, con i nonni e Patapà che è scappato un giorno prima dal lavoro solo per te.


E anche se oggi volevi vedere fuochi d'artificio che non ci sono, e la tua amica è andata via, e tu sei triste perché "anche se bisticciavate ogni tanto, le vuoi un gran bene", in fondo non mi sembra tu abbia passato un brutto compleanno.
E prometto di sforzarmi sempre di renderteli speciali, fino a quando potrai davvero fare una grande festa con i tuoi amici, perché sarete in vacanza insieme.
Ma per adesso lasciati coccolare ancora come ieri chedopo tutta la lunga giornata, mi ti sei quasi (sottolineo quasi) addormentata in braccio mentre ti raccontavo di che meraviglia minuscola tu fossi sette anni fa, e di che meraviglia stupendosa tu sia ancora adesso. Tanti auguri amore mio.