Di Patasgurzo ho un vago ricordo. Il salotto giallo, il divano di legno che ora è il suo letto, fuori grigio umido. La molla che scattò non so quale fu, il ciuccio lo portava poco, ma ancora veniva messo tutti i giorni nell'armadietto dell'asilo. Però quel giorno abbiamo, sì insieme, deciso che era ora di liberare il ciuccio, che voi forse non lo sapete, ma non è altro che un pesciolino in fieri, che quando ha finito il suo lavoro con un bambino non vede l'ora di essere liberato nell'acqua e tornare a guizzare felice. Allora siamo usciti e abbiamo gettato il ciuccio nel lago, la fata che dorme sul fondo, lo ha subito ritrasformato e lui è nuotato via senza un rimpianto, senza voltarsi indietro. Anche Patasgurzo non ha avuto un attimo di rimpianto, non si è voltato indietro, e ha potuto scegliersi il regalo che preferiva. Non ricordo quale fosse, ma ricordo che fu una cosa piccola e sorprendentemente economica. Mi era andata bene.
Di Patasgnaffa ricordo di più, e non solo perché è successo qualche anno dopo. Fu un filino più drammatico, più ricco di pathos diciamo. Cose che aiutano la memoria.
Era un giorno ancora più grigio e sicuramente più freddo. Anche lei era già alla materna, anche lei metteva il ciuccio nell'armadietto. Verso le due del pomeriggio il telefono squilla e mi dicono che Patasgnaffa è caduta, ha sbattuto contro un calorifero del corridoio (sì, con il paracalorifero) e ha perso uno dei due incisivi.
Ora, alzatevi in piedi ed applaudite la maestra che ha preso il dente, lo ha lavato e rinfilato nella gengiva della fanciulla. Sono passati cinque anni e credo stia tremando ancora, ma è la cosa giusta da fare. Sappiatelo. Un dente tempestivamente rinfilato ha buone possibilità di riprendersi. Se non siete così coraggiose potete conservare il dentino in soluzione fisiologica o nel latte e correre dal più vicino dentista. Cosa che comunque ho fatto io, e così Patagnoma ha vinto una specie di apparecchio che teneva il dente rinfilato lì dove doveva stare per favorirne il rinsaldamento e ha perso il ciuccio, che in quel momento comportava più rischi che benefici. Un pesce nuovo ha nuotato sul fondo del lago e un'orrenda bambola parlante, probabilmente indemoniata, è venuta a vivere con noi.
Patagnoma invece è andata al mare con le nonne, che hanno perso all'autogrill il suo unico ciuccio. Non so se sia vero ma non lo ha più chiesto per tutta la settimana. Considerando che mai mamma mi tolse il ciuccio disegnadoci sopra dei vermi che ancora mi sogno di notte, ho qualche dubbio, ma cercare il pelo nell'uovo non è mia intenzione. Mi è tornata una bambina abbronzata e stappata e tanto mi basta.
Certo a me il ciuccio lo ha chiesto insistentemente le prime sere per dormire, ma complice un nuovo Lego anche questa volta l'abbiamo sfangata.
Ho solo avuto un improvviso lampo di coscienza ecologica e ho deciso che gettare un ciuccio nel lago non fosse poi una bella cosa. E così la fata del lago ha dovuto muovere le sue umide chiappe per venire a ritirare il ciuccio a domicilio, al calar delle tenebre. Bella gioia, si sa che le mamme al terzo giro diventano incredibilmente pigre!
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lunedì 7 luglio 2014
STAPPATA
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domenica 26 gennaio 2014
#PORNANO
I fari sono tutti accesi, puntati sul campo che è di un chiarore quasi abbagliante.
Sulle tribune i pochi spettatori si riparano sotto morbide coperte e se ne stanno abbandonati, quasi fossero su un divano, un occhio al campo e uno al grande schermo.
A bordo campo c'è tutto un tramestio di gente che va e che viene e butta distratte occhiate.
Il numero sette parte all'attacco, vede la palla, vede un varco e vede la porta.
E' un attimo, scarta l'avversario, ma qualcosa non va, forse il campo scivoloso, forse una distrazione e la palla scappa via. Forse viene colpito l'avversario che indifferente prosegue la sua corsa.
Il numero sette è a terra, nell'indifferenza di tutti. Si alza, la partita viene sospesa, viene applicato del ghiaccio ed è ormai ora di cena. Tutto viene dimenticato.
Ma la mattina dopo il piede è un po' gonfio, il mister distratto si mette il rossetto e dice che ci si penserà nel pomeriggio.
La sacra arte del pallone di gommapiuma giocata in salotto ha mietuto una nuova vittima, il piede è rotto.
E che palle, il braccio a giugno e non era la prima volta. Ma forse è l'inverno a portare sfortuna....chissà.
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martedì 7 gennaio 2014
WHATSAPPANDO SI IMPARA
Prima di Natale io e Patapà ci siamo arrovellati a lungo sul regalo da fare a Patasgurzo. Lui come tutti gli anni aveva chiesto la Play Station, ma avendo già la Wii non se ne parlava nemmeno. Questa volta ha chiesto anche un cellulare.
All'inizio gli avevamo risposto picche, ma poi si è fulminato il suo Ipod. Si è appropriato di quello di Patasgnaffa, ma evidentemente non era la soluzione migliore. Patapà si è offerto di passargli il suo, il mio è ormai quello di Patasgnaffa, ma ricerche accurate, in ogni angolo della casa, in ogni anfratto della macchina, non l' hanno scovato e così abbiamo dovuto darlo ufficialmente per disperso. Sono sicura che salterà fuori a breve, tanto ormai non è più fondamentale.
Comprare un altro Ipod a questo punto sembrava una follia, e così abbiamo iniziato a rimbalzare come palline di flipper tra tablet e telefonino. Un giorno uno ci sembrava la soluzione più logica, il giorno dopo era la rappresentazione del male.
Ormai il Natale era agli sgoccioli e ancora nel sonno si alternavano tablet, smartphone e telefonini. Bei sogni vero?
Avevo già un tablet nel carrello quando è saltato fuori che un gruppetto di amici di Patasgurzo si vedeva più spesso perché si mettevano d'accordo su Whatsapp.
In effetti in un epoca in cui il telefono di casa squilla solo per ricevere offerte improbabili di sconosciute compagnie telefoniche, noi mamme siamo diventate le segretarie dei nostri figli. E visto che già sono autista e lo sarò ancora per molti anni, ho avuto la visione di me sgravata da almeno una mansione. Quindi in extremis ha vinto lo smartphone. Con blocco del 3G e parental control d'ordinanza. Con l' obbligo di lasciarcelo controllare e di conoscere la password. Con la certezza che ancora non fosse necessario.
La mattina di Natale ho deciso di leggergli le 18 regole per l'utilizzo dell'iphone scritte per un figlio tredicenne che da un anno circolavano in rete.
Ne condivido ogni singolo punto, ma ho deciso di non leggergli quello inerente il fotografarsi le parti intime, perché mi sembrava non fosse ancora necessario.
Gli ho letto invece quello sul divieto di cercare contenuti porno...peccato che poi ho dovuto spiegargli cosa fosse! Accidenti a me.
Lui subito si è copiato dalla mia rubrica i numeri che potevano essergli utili, e pieno d'orgoglio ha mandato messaggi con il suo nuovo numero.
Pian piano ha recuperato quelli di alcuni suoi compagni, si è scaricato Whatsapp e ha iniziato a divertirsi.
Ha mandato messaggi anche a me che ero nella stessa stanza. Anche quelli vocali, di cui ancora non capisco l'utilità.
Per alcuni giorni l'ho lasciato fare, poi una sera ho controllato. E mi sono cadute le braccia.
Messaggi sgrammaticati, troncati, senza senso e in numero esorbitante. Whatsapp in mano a un preadolescente è la cassa di risonanza della stupidera.
E così ho deciso di fargli un discorsetto.... poi ho cambiato idea, ho deciso di whatsapparlgielo....chissà mai che gli rimanga più impresso.
Vademecum da chat:
1) rileggi sempre ciò che scrivi, un errore può sempre scappare, ma deve essere l'eccezione, non la regola.
2) non scrivere troppe cretinate e abbrevia il meno possibile. Come devi saper parlare così devi saper scrivere, anche in chat.
Pure questo fa parte di come appari, e devi apparire intelligente, perché lo sei.
3) un messaggio idiota può anche far ridere, cinque non fanno ridere più nessuno. Neanche il più scemotto dei tuoi amici.
4) sii educato e rispetta lo spazio altrui, anche quello virtuale. Sii educato e rispetta chi è più grande di te; il fatto che whatsappiate insieme non lo fa diventare un tuo pari. E comunque anche i pari vanno rispettati.
Sicuramente mi verranno in mente altre regole da rompipalle, ma fidati, sono importanti. Imparale
Ti amo tanto :-*
5) tre emoticon al massimo sono quanto un messaggio può sopportare
Da qui in poi si accettano contributi, che io Whatsapp l'ho scaricato il 20 di Dicembre per non essere del tutto impreparata!
All'inizio gli avevamo risposto picche, ma poi si è fulminato il suo Ipod. Si è appropriato di quello di Patasgnaffa, ma evidentemente non era la soluzione migliore. Patapà si è offerto di passargli il suo, il mio è ormai quello di Patasgnaffa, ma ricerche accurate, in ogni angolo della casa, in ogni anfratto della macchina, non l' hanno scovato e così abbiamo dovuto darlo ufficialmente per disperso. Sono sicura che salterà fuori a breve, tanto ormai non è più fondamentale.
Comprare un altro Ipod a questo punto sembrava una follia, e così abbiamo iniziato a rimbalzare come palline di flipper tra tablet e telefonino. Un giorno uno ci sembrava la soluzione più logica, il giorno dopo era la rappresentazione del male.
Ormai il Natale era agli sgoccioli e ancora nel sonno si alternavano tablet, smartphone e telefonini. Bei sogni vero?
Avevo già un tablet nel carrello quando è saltato fuori che un gruppetto di amici di Patasgurzo si vedeva più spesso perché si mettevano d'accordo su Whatsapp.
In effetti in un epoca in cui il telefono di casa squilla solo per ricevere offerte improbabili di sconosciute compagnie telefoniche, noi mamme siamo diventate le segretarie dei nostri figli. E visto che già sono autista e lo sarò ancora per molti anni, ho avuto la visione di me sgravata da almeno una mansione. Quindi in extremis ha vinto lo smartphone. Con blocco del 3G e parental control d'ordinanza. Con l' obbligo di lasciarcelo controllare e di conoscere la password. Con la certezza che ancora non fosse necessario.
La mattina di Natale ho deciso di leggergli le 18 regole per l'utilizzo dell'iphone scritte per un figlio tredicenne che da un anno circolavano in rete.
Ne condivido ogni singolo punto, ma ho deciso di non leggergli quello inerente il fotografarsi le parti intime, perché mi sembrava non fosse ancora necessario.
Gli ho letto invece quello sul divieto di cercare contenuti porno...peccato che poi ho dovuto spiegargli cosa fosse! Accidenti a me.
Lui subito si è copiato dalla mia rubrica i numeri che potevano essergli utili, e pieno d'orgoglio ha mandato messaggi con il suo nuovo numero.
Pian piano ha recuperato quelli di alcuni suoi compagni, si è scaricato Whatsapp e ha iniziato a divertirsi.
Ha mandato messaggi anche a me che ero nella stessa stanza. Anche quelli vocali, di cui ancora non capisco l'utilità.
Per alcuni giorni l'ho lasciato fare, poi una sera ho controllato. E mi sono cadute le braccia.
Messaggi sgrammaticati, troncati, senza senso e in numero esorbitante. Whatsapp in mano a un preadolescente è la cassa di risonanza della stupidera.
E così ho deciso di fargli un discorsetto.... poi ho cambiato idea, ho deciso di whatsapparlgielo....chissà mai che gli rimanga più impresso.
Vademecum da chat:
1) rileggi sempre ciò che scrivi, un errore può sempre scappare, ma deve essere l'eccezione, non la regola.
2) non scrivere troppe cretinate e abbrevia il meno possibile. Come devi saper parlare così devi saper scrivere, anche in chat.
Pure questo fa parte di come appari, e devi apparire intelligente, perché lo sei.
3) un messaggio idiota può anche far ridere, cinque non fanno ridere più nessuno. Neanche il più scemotto dei tuoi amici.
4) sii educato e rispetta lo spazio altrui, anche quello virtuale. Sii educato e rispetta chi è più grande di te; il fatto che whatsappiate insieme non lo fa diventare un tuo pari. E comunque anche i pari vanno rispettati.
Sicuramente mi verranno in mente altre regole da rompipalle, ma fidati, sono importanti. Imparale
Ti amo tanto :-*
Da qui in poi si accettano contributi, che io Whatsapp l'ho scaricato il 20 di Dicembre per non essere del tutto impreparata!
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domenica 21 luglio 2013
UNDICI
Ecco, sono undici. Cioè abbiamo superato la decina.
Son traguardi importanti. Sono passati dieci anni, e un po' mi sembra ieri che eri morbido burro biondo tra le mie braccia e un po' mi sembra che una vita senza di te sia solo un ricordo lontano, magari di qualcun'altra, di una bimba bionda con le gambe che almeno si doravano un po' e i capelli che si scolorivano nel mare.
È giunto il momento di regalarti lo stereo, di lasciarti festeggiare solo in pizzeria, con gli amici, la sera.
È giunto il momento di far la coda al Libraccio per prenderti i libri di scuola. Per un momento ho pensato pure fosse giunto il momento di comprarti la Smemoranda, ma forse è giunto il momento che il diario te lo scelga da solo.
È giunto il momento di iniziare a guardare le tue spalle magre e un pochino ossute, che allontanandosi a tratti da me cominciano ad andarsene in giro da sole.
È forse il momento più difficile per me, più difficile di quando mi svegliavi dieci volte per notte. Disgraziato.
Ma per fortuna mi ti butti ancora addosso, con le braccia che sempre più lunghe inizi a non sapere più dove mettere.
E anche se il più delle volte grido perché mi fai male tu continua amore mio. Almeno per i prossimi undici anni. Poi, forse, possiamo ritrattare. Forse.
Auguri cucciolo.
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giovedì 20 giugno 2013
SUPERUOMO
Ti ho lasciato in una mattina piena di sole, finalmente calda, finalmente estate.
Sei salito su un pullman con tanti amici, tanti zaini, tanti bruschi saluti per nascondere che in fondo con la mamma ci state ancora bene.
Ti sei lasciato baciare, e va beh, anche fotografare, tanto ormai ti sei rassegnato al mio strano vizio.
E poi ci hai tempestato di telefonate, scroccate al povero Michi, per dirci che ti divertivi, che eri sfortunato, che avevi vinto, che avevi perso, che non volevi andare in discoteca, che avevi visto una partita.
Sei stato portato a pranzo dal Nonnolu che forse ancora odorava di salsedine.
Hai fatto la valigia con due giorni di anticipo, perché volevi organizzarti. Hai detto che l'anno prossimo non ci tornerai, ma lo dici ogni anno.
E poi la sera dell'ultimo giorno hai anche detto che ti eri fatto male a un polso, che ti aveva visto la dottoressa, che andava in giro con un cane e gli occhiali da sole, che non era niente, che poi passava.
E' arrivata la sera del ritorno, l'aria era ancora calda, ma punteggiata di stelle e zanzare. Era tardi.
Ti ho visto ancora sul pullman, il cappellino bianco di sbieco e la felpa blu. Ti ho visto scendere le scale, il sorriso emozionato e gli occhi stanchi. E il braccio, leggermente sollevato, con la mano che non voleva stare distesa e il pugno che non potevi serrare.
Ma mi sei venuto vicino, ancora ti sei lasciato baciare, e hai continuato a scherzare con gli amici. Ma nascosto in fondo al sorriso io già lo vedevo il pianto e la sentivo la tua voce che sotto sotto tremava.
Ed è bastato il buio della macchina, il profumo della mamma e il muro che ti sorreggeva è venuto giù di botto, e hai cominciato a piangere.
A casa ti ho tolto la felpa e quel braccio mi è piaciuto ancor meno. Pensavo di medicarti, di darti una tachipirina e portarti al pronto soccorso con il sole negli occhi. Ma tu dopo sei ore di viaggio hai voluto provare l'ebbrezza di una visita notturna e così siamo andati a scattare qualche foto alle tue ossa, che sono parecchio esibizioniste.
Azzurra la sala d'attesa, azzurri i miei pantaloni su cui hai appoggiato la testa. Azzurri gli occhi e luminose le lacrime che piano cadevano giù. Dorato il collo e la guancia che ancora si curva morbida, perché sei il mio bambino.
Ma la notte gli ortopedici pare dormano e così siamo dovuti tornare la mattina per guadagnarci il sospirato gesso.
E sì perché alla fin della fiera tu il braccio te lo sei rotto davvero, e te ne sei stato un giorno intero senza dire niente.
A casa ti saresti appeso alle tende e avrei potuto vendere biglietti per assistere al tuo show.
Ma pare che questo campus tiri fuori il super uomo che è in te, come quando due anni fa ti eri fatto un giorno con 40 di febbre da solo in una camera d'albergo senza battere ciglio. Che se fossi stato a casa mi ti saresti spalmato addosso e non avrei potuto fare neanche pipì.
E io sono terribilmente fiera di te, sollevata che sai andartene in giro per il mondo, a testa alta e sicuro. Che sai affrontare i momenti belli ma anche quelli brutti. Vorrei però imparassi a mediare il super uomo e la super cozza. Vorrei non sentirti più dire che non volevi lamentarti, perché forse non era niente. Vorrei tu imparassi a non aver paura di chiedere aiuto perché anche questa è una virtù da super uomo.
E soprattutto non vorrei più vederti con un braccio al collo, soprattutto in partenza per il mare.
Giurin giuretta?
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giovedì 29 novembre 2012
PER NOI DUE SOLI
Il desiderio di avere dei cloni penso di averlo sempre avuto.
Da piccola per mandarne una a mangiare al posto mio. Una che facesse il bagno (o meglio che ne uscisse mentre io me ne sguazzavo ancora al calduccio). Piu' avanti ne avrei voluta una che facesse i miei compiti, quantomeno quelli di matematica, e andasse a scuola in quei giorni da strappare dalla Smemo.
E poi quella che andasse al lavoro, pulisse la casa, facesse la spesa, leggesse un libro, dipingesse una sedia, facesse dei figli, andasse in vacanza. prendesse un aperitivo, avesse mal di testa, lavorasse a maglia, uscisse con le amiche.....potrei andare avanti all'infinito, perche' la vita e' piena di cose meravigliose che vorresti fare tutte insieme e di cose meno belle che comunque ti tocca fare.
Adesso poi ho avuto la bella pensata di fare tre figli, senza pero' risolvere prima la questione dei cloni.
E anche se adoro averli tutti e tre insieme, che ridono, piangono, cantano, urlano, e mi incanto a guardare quello stesso filo che li unisce, quella rotondita' della guancia, quello sguardo un po' truce, quel biondo che si sfuma uno nell'altro, a volte mi sembra di non farcela, di non essere abbastanza per ognuno di loro.
E se con Patagnoma vivo ancora in semisimbiosi, se dove finisce la mia mano spesso c'e' la sua, piccola e morbida, e con Patasgnaffa ho un pomeriggio da passare insieme per portarla a far circo dall'altra parte del Lago, Patasgurzo, un poco ruvido, un poco tenero, un poco sorridente, un poco malmostoso, un poco bambino, un poco ragazzino e' quello che mi sfugge di piu'. Ed e' quello che in questo periodo, pronto com'e' ormai al grande salto, in realta' ha piu' bisogno della mamma, tentennando tra il crescere e l'accoccolarsi tra calde braccia.
Allora ho deciso, visto che di cloni ancora in giro non ce ne sono, di prendermi un pomeriggio ogni tanto da passare sola con lui.
E cosi' ieri ha bigiato il pomeriggio, e gia' per questo mi ama un po' di piu', e siamo andati a farci un giro in citta'....in una giornata non proprio ideale. Ma Milano, lucida e fradicia ci ha comunque premiato, le macchine si affollavano per le strade, ma senza quella nevrosi da pioggia che spesso si scatena. I tram passavano veloci e non troppo pieni. L'acqua cadeva abbondante, ma non troppo gelida.


Siamo stati a vedere Picasso, e non abbiamo fatto neanche la coda. All'inizio voleva solo vedere ritratti "in cui si vedessero le persone davvero" ma poi si e' appassionato al gioco "io qui cosa ci vedo" e, per la miseria, non ne ha sbagliato uno!
Seduto per terra, indifferente ai piedi che gli stavano attorno ha anche schizzato un paio di quadri.
Poi siamo andati da Olivia, la sua prima amica, quella con cui chiaccherava attraverso il liquido aminotico, e abbiamo aspettato che ci portassero del cibo messicano, che desiderava provare ormai da mesi (ovviamente quello preparato da me non valeva).
Dopo cena abbiamo fatto la stessa strada percorsa mille volte nei suoi primi tre anni di vita, quando ancora era l'unico patasgnaffo per casa. Quando andava a giocare dalla piccola Olly e visto che c'era mangiava, si faceva il bagno e si faceva prestare un pigiama. E cosi' spingevo un passeggino con un bambino (teoricamente) pronto per andare a nanna.
Ieri invece ho seguito un ragazzino in jeans che boffonchiava di goal e autogoal....ed e' stato comunque bellissimo.

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venerdì 20 luglio 2012
DIECI
Stamattina ti sei svegliato, hai sorriso e hai detto che era stata la tua ultima notte da nove anni.
Più volte durante la giornata ti sei interrotto e, con un largo sorriso, hai ricordato al mondo che domani è il tuo compleanno. Che domani avrai 10 anni.
E ci ho pensato anch'io sai? Mentre guidavo, e a momenti mi veniva un colpo.
Dieci anni sono tantissimi. E mi sembra ieri che sei arrivato. Sento gli odori, vedo i colori, l'aria di quei giorni mi accarezza ancora. E quella dei giorni successivi, quelli che mi hanno per sempre cambiata e trasformata in mamma. La luce gialla del lampione le tue notti urlate. I shhhh di Patapà che tagliavano l'aria che era calda intorno alle caviglie.
E tu allegro mi racconti un episodio che ti è capitato in prima elementare, che non mi avevi raccontato mai.
E io realizzo ancora una volta che hai dei ricordi tuoi di cui non so niente. Perchè hai dei pensieri di cui non so niente, che culli e coltivi quando "te ne stai per i fatti tuoi" anche tra amici perchè ne hai voglia. Perchè hai una vita che io ti ho dato, ma che tu stai costruendo un passetto algiorno sempre più lontano da me.
E questo mi riempie di orgoglio e di paura, Per la vita che ti aspetta che sarà spero piena di gioia, ma che comporterà comunque una parte, spero piccola, di dolore. Perchè vorrei proteggerti sempre e per sempre, cullarti e tenerti qui vicino a me. Perchè ti amo da morire, perchè hai dieci anni e dovrai insegnarmi a lasciarti diventare grande.
Buon compleanno amore mio
Più volte durante la giornata ti sei interrotto e, con un largo sorriso, hai ricordato al mondo che domani è il tuo compleanno. Che domani avrai 10 anni.
E ci ho pensato anch'io sai? Mentre guidavo, e a momenti mi veniva un colpo.
Dieci anni sono tantissimi. E mi sembra ieri che sei arrivato. Sento gli odori, vedo i colori, l'aria di quei giorni mi accarezza ancora. E quella dei giorni successivi, quelli che mi hanno per sempre cambiata e trasformata in mamma. La luce gialla del lampione le tue notti urlate. I shhhh di Patapà che tagliavano l'aria che era calda intorno alle caviglie.
E tu allegro mi racconti un episodio che ti è capitato in prima elementare, che non mi avevi raccontato mai.
E io realizzo ancora una volta che hai dei ricordi tuoi di cui non so niente. Perchè hai dei pensieri di cui non so niente, che culli e coltivi quando "te ne stai per i fatti tuoi" anche tra amici perchè ne hai voglia. Perchè hai una vita che io ti ho dato, ma che tu stai costruendo un passetto algiorno sempre più lontano da me.
E questo mi riempie di orgoglio e di paura, Per la vita che ti aspetta che sarà spero piena di gioia, ma che comporterà comunque una parte, spero piccola, di dolore. Perchè vorrei proteggerti sempre e per sempre, cullarti e tenerti qui vicino a me. Perchè ti amo da morire, perchè hai dieci anni e dovrai insegnarmi a lasciarti diventare grande.
Buon compleanno amore mio
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domenica 1 luglio 2012
NEL CALCIO PUÒ SUCCEDERE....
I Patasgnaffi sono approdati al mare. Nella casa del nonnobistecca, un coacervo di mobili raffazzonati che vanno dagli anni sessanta fino a un più recente anni ottanta. Poi basta, troppa gente che la usa, troppa incuria ed è tutto fermo lì, sospeso tra il ricordo e lo sfacelo. Patamà, per i quindici giorni che ci passa, potrebbe anche soprassedere, ma proprio le risulta impossibile. Il primo anno è passata come una furia con smalto e pennello, ma non ha ricevuto plausi e consensi e da allora si arrangia come puó con copri divani, cuscini e stikers. Quest'anno si è limitata a una nuova tovaglia per la cucina
ma il salotto con la vetrinetta anni ottanta in vetro fumè la intristiva troppo e così ha cercato tra le produzioni artistiche patasgnaffe degli anni passati per decorare le pareti insieme a festoni di carta colorata, e ha trovato questo libretto scritto e illustrato da un Patasgurzo alla soglia della sua prima elementare. Scritto evidentemente durante gli scorsi europei si intitola "nel calcio può succedere":
Nel calcio può succedere che uno tiri via la palla a un suo avversario e che poi segni goal Nel calcio può succedere che non sempre si fa goal ma che ogni tanto il portiere pari Nel calcio può succedere che uno faccia una rovesciata e che dopo un altro ne faccia un'altra Nel calcio può succedere un cartellino giallo, che vuol dire che hai fatto fallo Nel calcio può succedere un cartellino rosso, che vuol dire che hai fatto un fallo gravissimo Nel calcio può succedere che se metti la palla per terra con un calcio puoi farla volare Nel calcio può succedere che puoi prendere la palla al volo Nel calcio può succedere che prima un giocatore può colpire la palla di ginocchio, poi con una rovesciata, poi di petto ed infine di testa e poi GOAL!
ma il salotto con la vetrinetta anni ottanta in vetro fumè la intristiva troppo e così ha cercato tra le produzioni artistiche patasgnaffe degli anni passati per decorare le pareti insieme a festoni di carta colorata, e ha trovato questo libretto scritto e illustrato da un Patasgurzo alla soglia della sua prima elementare. Scritto evidentemente durante gli scorsi europei si intitola "nel calcio può succedere":
Nel calcio può succedere che uno tiri via la palla a un suo avversario e che poi segni goal Nel calcio può succedere che non sempre si fa goal ma che ogni tanto il portiere pari Nel calcio può succedere che uno faccia una rovesciata e che dopo un altro ne faccia un'altra Nel calcio può succedere un cartellino giallo, che vuol dire che hai fatto fallo Nel calcio può succedere un cartellino rosso, che vuol dire che hai fatto un fallo gravissimo Nel calcio può succedere che se metti la palla per terra con un calcio puoi farla volare Nel calcio può succedere che puoi prendere la palla al volo Nel calcio può succedere che prima un giocatore può colpire la palla di ginocchio, poi con una rovesciata, poi di petto ed infine di testa e poi GOAL!
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giovedì 14 giugno 2012
CAMPUS
Questa volta la valigia è leggera, tanto l'anno scorso non ti sei cambiato mai. Alla partenza eri serio e compassato, l'unica cosa che ti agitava era il ritardo di Michele. Nel piazzale cercavi gli amici, ma mi giravi intorno e ogni tanto mi sfioravi. Ti sei lasciato accarezzare la testa, stringere le spalle che negli ultimi mesi si sono fatte improvvisamente più larghe, e baciare le guance già leggermente abbronzate. Mi hai salutato velocemente, ma con un bel sorriso. Eri tranquillo e sicuro di te, più di quanto non lo fossi io. Ci vediamo tra sei giorni amore mio.
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mercoledì 16 maggio 2012
UNA NOTTE D'AMORE
L'altra notte passi lievi sulla scala e un sussurro " mamma sto male", mi hanno svegliata.
Ho seguito un sottile bambino biondo e l'ho accompagnato lungo due ore di straziante mal di pancia. Tra lenzuola stropicciate, piastrelle del bagno. Tra catini e tazze. Tra boule e canarini.
Patasgurzo è sempre stato il re della sceneggiata quando stava male. Non si è mai risparmiato nel manifestare, non dico il dolore, ma anche il più lieve malessere con urla e strepiti. Anche questa volta ha pianto, ma perchè io l'ho incoraggiato a farlo. Anche questa volta si è buttato per terra dicendo "oh mamma muoio, non ce la posso fare", ma poi si è fatto coraggio e ha anche trovato un sorriso.
Si è poi lasciato tenere tra le braccia e cullare. Si è fatto raccontare barzellette ma anche cantare la sua ninnananna.
E se una parte di me si è straziata come ogni volta che il dolore dei miei figli mi lascia svuotata, attonita, impotente e infelice, una parte di me si è goduta questa meravigliosa creatura che ha abbandonato tra le mie braccia il bambino che è svelandomi un poco dell'uomo che sarà.
Fortunatamente, come avevo promesso, in un paio d'ore il peggio è passato e una calmo respiro di sonno è di nuovo sceso in casa.
La mattina, con un irrilevante ritardo, il mio amore mi ha anche omaggiata del biglietto dimenticato per la festa della mamma:
"Mamma sei come un velo perchè hai le braccia morbide;
mamma sei come un 'aquila che cerca la preda perchè corri di qua e di là per noi;
mamma hai i capelli come il grano dorato perchè li hai folti e biondi;
mamma hai gli occhi come perle perchè sono verdi come smeraldo;
mamma la tua bellezza mi rimarrà sempre impressa."
...il più bell'epilogo di una notte d'amore.
Ho seguito un sottile bambino biondo e l'ho accompagnato lungo due ore di straziante mal di pancia. Tra lenzuola stropicciate, piastrelle del bagno. Tra catini e tazze. Tra boule e canarini.
Patasgurzo è sempre stato il re della sceneggiata quando stava male. Non si è mai risparmiato nel manifestare, non dico il dolore, ma anche il più lieve malessere con urla e strepiti. Anche questa volta ha pianto, ma perchè io l'ho incoraggiato a farlo. Anche questa volta si è buttato per terra dicendo "oh mamma muoio, non ce la posso fare", ma poi si è fatto coraggio e ha anche trovato un sorriso.
Si è poi lasciato tenere tra le braccia e cullare. Si è fatto raccontare barzellette ma anche cantare la sua ninnananna.
E se una parte di me si è straziata come ogni volta che il dolore dei miei figli mi lascia svuotata, attonita, impotente e infelice, una parte di me si è goduta questa meravigliosa creatura che ha abbandonato tra le mie braccia il bambino che è svelandomi un poco dell'uomo che sarà.
Fortunatamente, come avevo promesso, in un paio d'ore il peggio è passato e una calmo respiro di sonno è di nuovo sceso in casa.
La mattina, con un irrilevante ritardo, il mio amore mi ha anche omaggiata del biglietto dimenticato per la festa della mamma:
"Mamma sei come un velo perchè hai le braccia morbide;
mamma sei come un 'aquila che cerca la preda perchè corri di qua e di là per noi;
mamma hai i capelli come il grano dorato perchè li hai folti e biondi;
mamma hai gli occhi come perle perchè sono verdi come smeraldo;
mamma la tua bellezza mi rimarrà sempre impressa."
...il più bell'epilogo di una notte d'amore.
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giovedì 10 maggio 2012
IL TRENO (DEI RICORDI)
Puoi passare davanti a un posto un' infinità di volte e non succede nulla.
Poi all'improvviso sei lì che guidi tranquilla e quel luogo, appena superato in macchina, ti prende e ti porta via.
E ti trovi a scendere dal treno, un vestito a fiori stropicciato dal caldo. Il treno una scatola di latta arroventata dal sole, nuovo e già consunto.
Cammini lungo il binario, che il treno è molto più lungo della stazione. E all'improvviso lo vedi.
E' sporco come non potevi immaginare fosse possibile. Marrone di terra, verde di prato, rosso di fragola, viola di pennarello. Dai calzoncini blu spuntano due gambotte, corte e cicce, che terminano in un paio di sandaletti con gli occhietti. La maglietta azzurra è forse ancora più sporca di lui.
E' eccitato e felice, e non si sa se perchè ha visto la mamma o il treno.
E' estate, Patasgurzo, unico angelo del focolare, sta al lago con nonnaMi e Patamà fa avanti e indietro da Milano dove ha ancora un lavoro.
Un'altra vita. Un secolo fa.
Ed ecco che la strada ti richiama all'ordine, il cielo è grigio e una Patagnoma gorgheggia sul sedile posteriore.
Non credo di averle mai fatto vedere un treno....devo provvedere!
Poi all'improvviso sei lì che guidi tranquilla e quel luogo, appena superato in macchina, ti prende e ti porta via.
E ti trovi a scendere dal treno, un vestito a fiori stropicciato dal caldo. Il treno una scatola di latta arroventata dal sole, nuovo e già consunto.
Cammini lungo il binario, che il treno è molto più lungo della stazione. E all'improvviso lo vedi.
E' sporco come non potevi immaginare fosse possibile. Marrone di terra, verde di prato, rosso di fragola, viola di pennarello. Dai calzoncini blu spuntano due gambotte, corte e cicce, che terminano in un paio di sandaletti con gli occhietti. La maglietta azzurra è forse ancora più sporca di lui.
E' eccitato e felice, e non si sa se perchè ha visto la mamma o il treno.
E' estate, Patasgurzo, unico angelo del focolare, sta al lago con nonnaMi e Patamà fa avanti e indietro da Milano dove ha ancora un lavoro.
Un'altra vita. Un secolo fa.
Ed ecco che la strada ti richiama all'ordine, il cielo è grigio e una Patagnoma gorgheggia sul sedile posteriore.
Non credo di averle mai fatto vedere un treno....devo provvedere!
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venerdì 30 marzo 2012
VORREI ESSERE
Una classe di 23 bambini tra i nove e i dieci anni, un incipit, una poesia da comporre.
VORREI ESSERE...e ci sono medici per curare gli ammalati, colombe per portare la pace, arcobaleni per colorare il mondo, rondini per volare nel cielo, angeli per stare più vicino al Signore, veterinari per curare i gattini...e poi c'è Patasgurzo.
"Vorrei essere Zeus per governare gli uomini e punire i crudeli".
Ecco nulla di più, nulla di meno. Siam messi bene!
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giovedì 1 marzo 2012
PREBLOG
Ho iniziato un corso di fotografia. E' abbastanza irrilevante per questo post, ma resta comunque una gran botta di vita per me. Era veramente da tanto che non facevo nulla per me sola. I numeri che ho intravisto sulle dispense mi hanno fatto venire la nausea, ma pazienza. Sono stata abbastanza brava ad annuire compresa e a simulare uno sguardo vagamente intelligente!
Comunque la sera che l'ho cominciato ho raccolto al volo un quaderno che giaceva impolverato tra i libri di cucina. Arrivata al corso l'ho aperto e ho trovato tre pagine, non di più, in cui mi ero annotata dei piccoli avvenimenti del 2007. Un diario per dirlo alla vecchia maniera. Uno degli innumerevoli diari che ho cominciato nella mia vita. Di solito non sono mai durati per più di un mese, direi che la vecchiaia o la tastiera mi hanno decisamente migliorata.
Visto però che queste tre pagine in fondo trattano dei patasgnaffi, mi sembra giusto aggiungerle qui.
27 febbraio 2007
Ieri Patasgnaffa si è girata da pancia in giù a pancia in su ed è stata per un po' seduta (10 secondi?! ci accontentiamo)
PATASGURZO in questo periodo gioca agli indovinelli...è bravissimo e usa paroloni come "simile" e animali come gli emù....mamma com'è grande.
Ieri ha dormito dalla nonnaMi e alle 3, dopo aver fatto la pipì (bravo!) si è infilato nel suo letto e l'ha gentilmente invitata a prendere posto sul materasso per terra....
Solo adesso mi rendo conto che la data di questa paginetta è di febbraio...probabilmente era destino che lo ritrovassi proprio ora!
Comunque la sera che l'ho cominciato ho raccolto al volo un quaderno che giaceva impolverato tra i libri di cucina. Arrivata al corso l'ho aperto e ho trovato tre pagine, non di più, in cui mi ero annotata dei piccoli avvenimenti del 2007. Un diario per dirlo alla vecchia maniera. Uno degli innumerevoli diari che ho cominciato nella mia vita. Di solito non sono mai durati per più di un mese, direi che la vecchiaia o la tastiera mi hanno decisamente migliorata.
Visto però che queste tre pagine in fondo trattano dei patasgnaffi, mi sembra giusto aggiungerle qui.
27 febbraio 2007
Ieri Patasgnaffa si è girata da pancia in giù a pancia in su ed è stata per un po' seduta (10 secondi?! ci accontentiamo)
PATASGURZO in questo periodo gioca agli indovinelli...è bravissimo e usa paroloni come "simile" e animali come gli emù....mamma com'è grande.
Ieri ha dormito dalla nonnaMi e alle 3, dopo aver fatto la pipì (bravo!) si è infilato nel suo letto e l'ha gentilmente invitata a prendere posto sul materasso per terra....
Solo adesso mi rendo conto che la data di questa paginetta è di febbraio...probabilmente era destino che lo ritrovassi proprio ora!
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lunedì 6 febbraio 2012
PALLACESTO
Patamà non è che muoia mai dalla voglia di andare a vedere Patasgurzo che corre dietro un pallone per prenderlo a sberle o a calci.
Un po' perchè fa sempre troppo caldo o troppo freddo, un po' perchè non è una sportivona e un po' perchè non sopporta vedere che qualcuno se la prende con suo figlio (cosa che succede sempre, anche se nello spirito del gioco).
In realtà quando decide di andarci si diverte un sacco.
Perchè Patasgurzo è bravissimo, anche quando non lo è. Perchè gli occhi gli brillano di gioia anche quando perde. Perchè questi bambini che giocano a fare i piccoli uomini, con pacche sulla schiena e abbracci la fanno troppo ridere. Perchè si divertono sempre, anche quando prendono mazzate o vincono anche senza averci messo l'anima. Perchè con gli altri genitori c'è sempre quell'aria perduta di gita scolastica.
Perchè in fondo stare a guardarlo, qualsiasi cosa faccia, è sempre un ottimo modo per passare il tempo.
Un po' perchè fa sempre troppo caldo o troppo freddo, un po' perchè non è una sportivona e un po' perchè non sopporta vedere che qualcuno se la prende con suo figlio (cosa che succede sempre, anche se nello spirito del gioco).
In realtà quando decide di andarci si diverte un sacco.
Perchè Patasgurzo è bravissimo, anche quando non lo è. Perchè gli occhi gli brillano di gioia anche quando perde. Perchè questi bambini che giocano a fare i piccoli uomini, con pacche sulla schiena e abbracci la fanno troppo ridere. Perchè si divertono sempre, anche quando prendono mazzate o vincono anche senza averci messo l'anima. Perchè con gli altri genitori c'è sempre quell'aria perduta di gita scolastica.
Perchè in fondo stare a guardarlo, qualsiasi cosa faccia, è sempre un ottimo modo per passare il tempo.
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venerdì 6 gennaio 2012
W LE AMICHE
Patasgurzo da piccolo aveva solo amiche femmine. Un po' imposte perchè figlie di amici dei Patagenitori e un po' scelte scartando i maschi compagni di asilo.
Fino ai 4 anni ha frequentato solo il gentil sesso, poi di punto in bianco il vuoto cosmico, il nulla pneumatico, tanto che capita che Patapà chieda al figliolo se esistono compagne femmine o la sua classe è solo maschile.
In prima elementare aveva invitato una compagna, ma poi la cosa non si è più ripetuta. Alle feste ha sempre invitato anche le bambine, ma loro non si sono mai presentate.
Ma lui con le femmine continua a giocare bene. Quando vede le amiche storiche, per intenderci quelle "imposte", è come se si vedessero tutti i giorni e le ore scorrono via. Quest'estate era finito in una compagnia tutta rosa e, anche se non lo ammetterebbe mai, si è anche divertito.
Ieri è venuta un'amichetta "imposta" perchè nipote di una cara amica di nonnaMi. Hanno un appuntamento settimanale davanti a un piatto di involtini primavera in compagnia delle nonne. ma a giocare da sola nella patacasa non era mai venuta.
E anche questo pomeriggio è volato senza che Patamà abbia dovuto alzare la voce, negare videogioche e televisione; ha potuto dedicarsi con calma a una Patasgnaffa malata e a una Patagnoma bebè.
Una meraviglia.
Fino ai 4 anni ha frequentato solo il gentil sesso, poi di punto in bianco il vuoto cosmico, il nulla pneumatico, tanto che capita che Patapà chieda al figliolo se esistono compagne femmine o la sua classe è solo maschile.
In prima elementare aveva invitato una compagna, ma poi la cosa non si è più ripetuta. Alle feste ha sempre invitato anche le bambine, ma loro non si sono mai presentate.
Ma lui con le femmine continua a giocare bene. Quando vede le amiche storiche, per intenderci quelle "imposte", è come se si vedessero tutti i giorni e le ore scorrono via. Quest'estate era finito in una compagnia tutta rosa e, anche se non lo ammetterebbe mai, si è anche divertito.
Ieri è venuta un'amichetta "imposta" perchè nipote di una cara amica di nonnaMi. Hanno un appuntamento settimanale davanti a un piatto di involtini primavera in compagnia delle nonne. ma a giocare da sola nella patacasa non era mai venuta.
E anche questo pomeriggio è volato senza che Patamà abbia dovuto alzare la voce, negare videogioche e televisione; ha potuto dedicarsi con calma a una Patasgnaffa malata e a una Patagnoma bebè.
Una meraviglia.
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martedì 3 gennaio 2012
NINNA NANNA 1
Quando è nato Patasgurzo mi è venuto naturale cantargli la ninna nanna che veniva cantata a me da bambina.
Parlava di avventure, di indiani, pirati e cavalieri che la sera, stremati, crollavano nel loro letto.
Per la verità io, vezzosa femminuccia, poco mi riconoscevo nei protagonisti maschili. Mi vedevo più nei panni della damigella in pericolo, complice un quadro del mio papà che allora stava sopra il mio letto e ora veglia nella camera dei Patasgnaffi, oppure in quelli della mamma che metteva a letto l'eroe stanco .
Parlava di avventure, di indiani, pirati e cavalieri che la sera, stremati, crollavano nel loro letto.
Per la verità io, vezzosa femminuccia, poco mi riconoscevo nei protagonisti maschili. Mi vedevo più nei panni della damigella in pericolo, complice un quadro del mio papà che allora stava sopra il mio letto e ora veglia nella camera dei Patasgnaffi, oppure in quelli della mamma che metteva a letto l'eroe stanco .
Però mi sembrava perfetta per il mio bambino...maschio! Peccato che lui non si sia mai perso dietro a giochi di indiani, tesori e battaglie. Peccato soprattutto che non ci pensasse nemmeno a crollare stremato nel lettino.
La canzone però gli piaceva e mi toccava cantargliela un'infinità di volte. Ancora adesso quando di notte viene squassato dai suoi terribili incubi la ninna nanna riesce a calmarlo.
Passa la carovana e gli indiani in fila indiana Inseguendo stan la traccia coi colori sulla faccia Con le penne nelle trecce, con la scure, con le frecce E con l'arco nella mano, in silenzio, piano piano Bum bum, bum bum, Bum bum bum bum
Bum bum, bum bum,
Bum bum Naviga il galeone dei pirati, e sul pennone Muove il vento l'Ombra Nera, la terribile bandiera E sul ponte l'equipaggio, dopo l'ultimo arrembaggio, Sta contando tutto l'oro nella cassa del tesoro Bum bum, bum bum, Bum bum bum bum
Bum bum, bum bum,
Bum bum
Esce dalla foresta a cavallo, lancia in resta,
Un guerriero in armatura con la spada alla cintura. Elmo e scudo son d'argento, corre forte come il vento Al castello in mezzo al lago per combattere col drago Bum bum, bum bum, Bum bum bum bumBum bum, bum bum, Bum bum
Ecco, viene la mamma: è già ora della nanna
E' finito un altro giorno e il guerriero fa ritorno Fa ritorno da lontano col pirata e con l'indiano A dormire nel lettino con la testa sul cuscino Bum bum, bum bum, Bum bum bum bum
Bum bum, bum bum,
Bum bum |
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lunedì 28 novembre 2011
MODESTIA A PARTE
Patasgurzo: sono il bambino più bello del mondo...senza alcun dubbio!
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venerdì 30 settembre 2011
FROMAGE
Patasgurzo, come ogni bambino, più o meno, ha avuto varie fasi alimentari.
Quella "non voglio le verdure", quella "mangio quasi tutto ma pochissimo", quella "solo pasta in bianco", quella "va beh mangio tutto ma ogni settimana tiro fuori un alimento basilare che assolutamente non puoi più usare e mò arrangiati".
Adesso, da qualche mese, è nella fase "mangio un sacco"...e Patamà ancora non ci si è abituata e lui ha faaameeeeee.
A questa fase gormand si affianca quella gourmet. Vuole mangiare tante cose e che siano cose buone.
Si butta e sperimenta, per la gioia di Patapà. ma continua a rifiutare il pomodoro per il cruccio di Patamà. La sua massima passione oggi, e sottolineo oggi perchè i bambini sono creature volubili, son i formaggi. Al ristorante quest'estate avrebbe ordinato solo quelli e impazziva anche davanti alle più improbabili salsine.
Ieri sera c'era un'amica per l'aperitivo e abbiamo cenato solo con formaggi. Si è seduto a tavola il bambino più felice del mondo, e ha chiesto cosa ci fosse sul tagliere. Tra i tanti un capra d'alpeggio. Patasgurzo ha storto il naso e ha affermato che lui avrebbe mangiato solo formaggi buoni....quello al peggio potevamo mangiarcelo pure noi!
Quella "non voglio le verdure", quella "mangio quasi tutto ma pochissimo", quella "solo pasta in bianco", quella "va beh mangio tutto ma ogni settimana tiro fuori un alimento basilare che assolutamente non puoi più usare e mò arrangiati".
Adesso, da qualche mese, è nella fase "mangio un sacco"...e Patamà ancora non ci si è abituata e lui ha faaameeeeee.
A questa fase gormand si affianca quella gourmet. Vuole mangiare tante cose e che siano cose buone.
Si butta e sperimenta, per la gioia di Patapà. ma continua a rifiutare il pomodoro per il cruccio di Patamà. La sua massima passione oggi, e sottolineo oggi perchè i bambini sono creature volubili, son i formaggi. Al ristorante quest'estate avrebbe ordinato solo quelli e impazziva anche davanti alle più improbabili salsine.
Ieri sera c'era un'amica per l'aperitivo e abbiamo cenato solo con formaggi. Si è seduto a tavola il bambino più felice del mondo, e ha chiesto cosa ci fosse sul tagliere. Tra i tanti un capra d'alpeggio. Patasgurzo ha storto il naso e ha affermato che lui avrebbe mangiato solo formaggi buoni....quello al peggio potevamo mangiarcelo pure noi!
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giovedì 21 luglio 2011
NOVE
Nove anni fa Patamà si svegliava nel cuore della notte in un letto bagnato. Sussurrava a Patapà che il piccolo stava per arrivare, ma che non c'era fretta perchè ancora non aveva contrazioni. Patapà annuiva e si rimetteva a dormire,che la sera prima era uscito con gli amici!
Le lenzuola erano verdi, con dei larghi fiori bianchi. Le lenzuola della nonna quando stava a Venezia.
La mattina impazienti i futuri patagenitori andavano in ospedale, si sistemavano e con calma decidevano che le contrazioni potevano anche cominciare.
I letti erano bianchi e le porte arancioni.
Tutto era tranquillo, tutto era sotto controllo....per l'ultima volta.
Iniziava il travaglio, Patamà si sorprendeva a gridare, anche se aveva giurato che lei no, lei non lo avrebbe mai fatto. Patapà si prendeva anche un morso.
In sala parto c'era un grande letto giallo e fuori il sole era velato.
Patamà spingeva, spingeva, spingeva e ancora. La stanza si riempiva di gente, Patamà si vedeva come in un film e pensava che così doveva essere la fine. Con la forza, di tre persone, Patasgurzo finalmente sgusciava in questo mondo.
Fuori era buio e dentro la luce era accecante.
Patamà vedeva per un istante un esserino tutto biancstro e rosso di sangue, e nel suo stravolgimento ne restava...impressionata. Non faceva a tempo a provare altri sentimenti, che per il piccolo era tempo di bagno e per lei di sala operatoria.
La stanza era blu e i medici avevano dovuto lasciare lì la pizza.
La notte, la notte è stata la più lunga della vita di Patamà. Ancora ricorda la solitudine e il freddo, un freddo così intenso che non lo ha mai più provato.
Le coperte erano sempre di più e di diverse sfumature marroni.
Patamà piangeva, piangeva per se stessa, martoriata e svuotata e per quel piccolo bambino che ancora non conosceva, ma che sarebbe sicuramente rimasto figlio unico.
Finalmente il giorno dopo Patamà conobbe il suo biondo principe azzurro che le avrebbe prosciugato l'anima e inondato il cuore.
Amore mio grandissimo.
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mercoledì 13 luglio 2011
PATApostSGURZO: UN GIORNO TUTTI INSIEME
Patasgurzo è ufficialmente grande e se può andare in vacanza da solo può anche ritagliarsi uno spazio nel blog...che poi è anche un modo per tenersi un pò in esercizio scolastico!!!
Io e Dodo e Ale (un mio amico di Zoagli) siamo stati un giorno insieme.
La nostra famiglia è andata in spiaggia e io sono stato invitato da Dodo e Ale per la seconda volta consecutiva.
Per cena ,dopo le appassionanti partite ai videogiochi e calcio (con la tripletta di Dominguz), Dodo, Ale, Guido(i miei amici di Zoagli) sono venuti da me.
Mi sono proprio divertito!
Io e Dodo e Ale (un mio amico di Zoagli) siamo stati un giorno insieme.
La nostra famiglia è andata in spiaggia e io sono stato invitato da Dodo e Ale per la seconda volta consecutiva.
Per cena ,dopo le appassionanti partite ai videogiochi e calcio (con la tripletta di Dominguz), Dodo, Ale, Guido(i miei amici di Zoagli) sono venuti da me.
Mi sono proprio divertito!
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