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venerdì 23 gennaio 2015

FALSO TELAIO

Siamo come barchette di carta in un oceano di stimoli, l'ho già detto, sì l'ho già detto.
Veniamo continuamente in contatto con immagini bellissime e perfette. Che ci invitano a entrare in mondi nuovi, che ci suggeriscono idee che dobbiamo correre a realizzare subito, che piantano semi dalla lenta fioritura.
È un bel po' che i molti profili Pinterest e Instagram che seguo propongono piccoli manufatti in telaio che vengono poi appesi al muro.


Una nuova moda, una delle tante, una che mi ha fatto torcere il naso. Però la lezione l'ho imparata anni fa quando avevo decretato che i pois fossero roba morta e sepolta. Già, ci avevo preso in pieno. Quindi ora torco il naso, ma evito di prendere posizioni definitive.
Questi piccoli arazzi in fondo erano potenziali bombe di lana colorata, insomma, qualcosa a cui pensare.


Però il telaio è fuori dalla mia portata, per ora, ancora non ho digerito il trauma di non aver capito le istruzioni di quello con cui fare i braccialetti che avevo da piccola. Seguire istruzioni precise e dettagliate non è nelle mie corde, e su questa cosa penso di poter prendere una posizione abbastanza definitiva.


Però aggirare gli ostacoli mi piace molto e mi sono ricordata di aver realizzato a Patasgurzo bebè un gilerino con un punto che si chiamava "tessuto", che aveva richiesto una quantità di lana esagerata e lo faceva sembrare un signorotto di campagna.
E così ho fatto un piccolo arazzo, a modo mio, e se devo essere sincera, inizio a prenderci gusto.
Come non sono brava a seguire le istruzioni non sono brava a darle, lo dimostra la scarsità di tutorial di questo blog. Ho pensato allora di spiegarvi il punto tessuto cercando qualche link sufficientemente esaustivo. Bene, da quel che ho capito mi sa che il punto che ho fatto non è il punto tessuto, però visto che funziona lo stesso vi dirò come ho fatto.


Ho messo un numero dispari di punti e ho iniziato a lavorare il primo punto a rovescio. Il successivo, che avrebbe dovuto essere un diritto come in una maglia riso, non l'ho lavorato e ho passato il filo sul retro del lavoro. Poi ho fatto un punto a rovescio e così via. Il ferro successivo ho saltato il primo punto, che avrebbe dovuto essere un rovescio passando il filo sul davanti del lavoro, e ho lavorato il secondo con un punto diritto...e così via, fino all'infinito e oltre.



lunedì 1 dicembre 2014

NATALE SULLE NUVOLE

Non ho capito come è successo, ma si mormora in giro che tra 25 giorni sia Natale.
Io ho ancora le zucche di Hallowen fuori e sta cosa che il tempo passi senza il mio permesso mi irrita abbastanza.
E non è perché non ho fatto nessun regalo e non sono particolarmente ispirata quest'anno.



E non è perché non ho ancora fatto l'albero.


E non è perché non ho ancora mangiato il panettone, perché quello l'ho mangiato a Ottobre con la scusa che Nonnolu partiva.


È che ho accettato di partecipare al mercatino di Natale che faranno al paesello. Certo mi avevano detto che sarei stata al chiuso e invece sarò fuori. Per tutto il giorno. Sto morendo di freddo preventivamente.
Ma non è neanche per questo che sono attonita al limite dell'atterrito, è che non ho fatto ancora praticamente nulla...il poco che ho fatto conferma un solo semplice incontestabile fatto.
Che ho la testa sulle nuvole!


venerdì 14 novembre 2014

CON I TAPPI SI PUÒ FARE....

Domani è un gran giorno, un giorno a cui Patapà si è preparato per mesi, per anni se vogliamo mettere in conto quelli passati a rincorrere una delle sue passioni, il vino.
No, non è un alcolista, è un somellier, anche se non mi risulta abbia mai sputato del vino, quanto meno del vino buono.
Sta volta ha deciso di buttarsi in una folle avventura come organizzare una fiera di vini. Che sarà domani a Ispra, alla mensa del CCR che poi è il posto dove lavora.
Lo so che questo post arriva tardi, ma sapete che sono sempre sul pezzo, ma domani dura tutto il giorno, un giorno di probabile pioggia, quindi non avrete molto da fare.
Venite per bere del buon vino certo, ma anche per ammirare i miei pompon. Perché Patapà mi ha lasciato curare l'allestimento e stranamente ho pensato a pompon e bandierine. Pompon di carta, come nella migliore tradizione, ma visto l'argomento io i pompon li ho fatti anche con i tappi di sughero.


Inizio a preoccuparmi, probabilmente sarei capace di fare pompon con qualsiasi cosa!


Se volete farli anche voi prendete dei turaccioli e allargate i buchi che già dovrebbero esserci sui tappi usati. Già perché ho scoperto che i cavatappi fanno buchi chirurgici che pic-indolor non è nulla a confronto. Quindi infilateci dentro uno stuzzicadente che infilzerete in una palla di polistirolo. Mettete però anche una goccia di colla a caldo se non volete che il vostro lavoro certosino duri meno del tempo che ci avete impiegato a farlo.


Certo se venite a vederli dal vero, capite meglio come sono fatti, vi aspetto a Enolago!


giovedì 2 ottobre 2014

PATARIVOLUZIONE:LA CAMERA DI MAMMA E PAPA'

Il motivo vero e proprio della patarivoluzione era che io e Patapà ci eravamo stufati di dormire con Patagnoma.
Vero che un armadio ci separava, vero che quando dormiva dormiva, però la luce la tenevi spenta nel dubbio, nel dubbio non parlavi e soprattutto ci teneva in pugno mettendoci una vita ad addormentarsi.
Patapà avrebbe fortemente voluto tenersi la mansarda, che io ancora non ho capito cosa intendesse farsene di tutto quello spazio, forse la corsa campestre intorno al letto. Fatto sta che l'idea di liberasi della piccola lo alettava assai, l'idea di finire nella camera piccola, una volta camera dei due primi Patasgnaffi e poi solo di Patasgurzo, lo gettava in un palese sconforto.
Ma si sa che io se voglio sono più testona di un mulo e così ho tirato dritto per la mia strada, nonostante, infondo al cuore, ma in fondo in fondo, un po' di timore lo celavo anch'io.


Ma si sa che la fortuna aiuta gli audaci e a quanto pare anche i muli, tant'è che nella stanza non solo ci sta tutto quello che ci deve stare, ma non è per nulla soffocante. Sono sicura che lo pensi anche Patapà, anche se non me lo ha ancora concesso. 
Anzi a dirla tutta questa nuova camera mi piace infinitamente, ancor più di quella in mansarda, e a competere con il fascino di un sottotetto ce ne vuole.


La trovo accogliente ed estremamente calmante. Sarà per le dimensioni, sarà per la luce diffusa dalla pesante tenda bianca che accompagna anche i nostri sogni, sarà per quei tocchi di lana qua e là, ma io ci sto molto volentieri, anche quando non devo dormire
Poi c'è la soddisfazione di aver potuto tenere gli scaffali che già erano appesi, e così abbiamo anche una piccola libreria.

In realtà ho spostato tutta la casa per accogliere il meraviglioso quadretto della Bombetta, è ovvio!



E c'è la soddisfazione di essere riuscita a cambiare i comodini e le luci, adoperando solo quello che già avevamo in casa e che si è sposato magicamente, creando una perfetta armonia, cosa che in una camera matrimoniale non guasta mai.



E infine c'è anche la soddisfazione di aver cambiato la testata del letto senza sborsare un soldino, raccattando un povero scarto dalla pattumiera e passandoci solo la carta vetrata.



Insomma non so se si capisce che la mia camera mi piace proprio tanto, al punto da lasciarci costantemente la testa.


sabato 28 giugno 2014

CENA DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Questa settimana è stata la mia settimana di vacanza. Vacanza vera, a casa, ma senza bambini, al mare con due, dico due nonne. Se sopravvivo a settimana prossima ne sarà valsa la pena.
Avevo un sacco di cose da fare, pratiche, che ovviamente non ho fatto, comperecce, che incredibilmente non ho fatto, divertenti, che ho fatto.
Quando non ero spiaggiata sul divano, complice anche il mal di testa che non ne ha voluto sapere di andare al mare con i bambini, forse preferisce la montagna, ho visto amiche, ricevuto regali bellissimi, cenato fuori con Patapà mentre infuriava un uragano e organizzato cene. Con calma, avendo tutto il pomeriggio a disposizione per fare le cose senza affanno. Che alla fine un po' è arrivato comunque, ma forse sono così e devo farmene una ragione. Punto. Cucinando io, che ormai è una rarità. Eh sì, sono una donna fortunata, e comunque se non avessi un marito che adora cucinare probabilmente avrei un Bimbi. A una certa età i propri limiti dovrebbero essere inquadrati, accettati e aggirati.




Aria fresca, nubi in agguato ma compiacenti, assenza di insetti molesti, amici che ridono, non si può volere di più.


Le ricette sono troppe, io son poco precisa, si sa. Ma le potete trovare qui eh!


C'è anche il tempo per un breve momento diy, per vedere con occhi diversi un vecchio stampo per budini un po' ammaccato.


I bimbi tornano domani, ho già la nostalgia per il divano e il rimpianto di tutto ciò che non ho fatto, ma mi pervade tutta un friccichio e quell'emozione sfarfalleggiante che ricorda un po' quella di un primo appuntamento.
Fuori piove ancora e io ho il cambio del mio armadio che mi aspetta...cercasi disperatamente forza di volontà!




mercoledì 11 giugno 2014

RAPTUS

Da quando abbiamo ingrandito la Patacasa, la mia stanza preferita forse è l'ingresso, altrimenti detto la stanza del fango...o meglio la stanza dove il fango deve essere lasciato.
È incredibilmente grande per essere un ingresso, o quanto meno rispetto a tutti gli ingressi che ho mai avuto. Ma è fondamentale, perché quando a prepararsi sono cinque persone, lo spazio non basta mai, perché quando sono tanti gli amici che passano da casa lo spazio non basta mai, perché quando le scarpe devono essere per dieci piedi lo spazio non basta mai, neanche con un ingresso grande come il nostro.
Ma le cose che mi piacciono di più sono che dietro a una tenda cela il luogo dove tutte le signore vanno a incipriarsi il naso e i signori vanno a bere il cognac, e che ha un piccolo lavandino.
Il motto propinato a nastro (abbiamo anche dei pappagalli di plastica da adoperare alla bisogna) a chi entra in casa, soprattutto se minorenne è : scarpe pipì mani.




In un solo e unico luogo ti puoi liberare di giacche, di liquidi in eccesso, di scarpe e di microscopici ospiti. Un vero lusso.
Però aveva un che di incompiuto, la parete dietro al piccolo lavabo non era stata mai trattata e ormai era sporca da far paura, visto che qualcuno la usava per asciugarsi le mani....e mancavano anche gli zoccolini, perché ci eravamo dimenticati di metterli, eh sì.


Ora so che ci sono creature fantastiche e metodiche che aprono file per le stanze che vogliono sistemare, io non sono dotata di tale virtù. Io guardo le cose non finite per anni e ci rimugino su, cambiando idea ogni due per tre e non fissandone nessuna. Poi succede che sono in un negozio di
bricolage, che vedo la vernice lavagna in offerta e che non capisco più niente.
Io vado avanti a colpi di raptus, ormai si sa. La priorità quindi è tornare a casa. Mangiare è superfluo, fare la pipì (ops, incipriarsi il naso) rimandabile. Forse con la borsa ancora a tracolla inizio a dipingere, guardando stralunata una parete di casa mia diventare nera.


Una mezz'ora scarsa ed è fatta. L'ingresso si fa improvvisamente più teatrale, i bambini scalpitano con i gessetti in mano, ma dovranno aspettare ancora 48 lunghissime ore, e Patapà è commosso all'idea di avere una parete così sobria ed elegante in casa.


Certo, la sobrietà dura poco. Un merletto bianco va a coprire le sbavature della vernice (in meno di mezz'ora cosa pretendevate?! e provate voi a dipingere con la borsa a tracolla) e presto i gessetti si rendono utili.


Io scrivo finalmente il motto dell'ingresso, pensionando i pappagalli, e Patasgnaffa si dedica ai fiori.



Certo poi torna Patagnoma che si incavola come una biscia perché abbiamo disegnato senza di lei. Dall'alto del suo quasi metro di altezza mi intima di cancellare tutto e brandisce minacciosa un gessetto gigante....ecco ora il nostro ingresso non è più molto sobrio e elegante.


Ah già lo ammetto...ho anche Pipizzato un po qua (zoccolino) e un po' là (sedia), non è colpa mia è l'armadio giallo che mi ha intimato di farlo, dai suoi quasi due metri di altezza!





venerdì 6 giugno 2014

IMPUT

Ormai siamo immersi in un mare di imput. Qualche idea magari ci sembra originale, magari lo è, ma molte sono state stimolate da cose fatte da altri. E questo non è assolutamente un male.
Certo se uno dovesse dare retta a tutti gli imput che riceve, dovrebbe smettere anche di respirare per portare a termine tutte le idee che gli nascono in testa.
Per questo molti imput si spengono dopo poco, altri vengono ingabbiati in cartelle elettroniche, altri si depositano nel fondo del cervello, per tornare fuori....ehm magari anche come inconsapevole idea geniale.
Ci sono imput però che sono più forti, forse perché appena accennati, forse perché sono una sfida o forse perché ti raggiungono nel momento giusto.
E a quel punto non c'è più niente da fare. Puoi avere il bucato da stendere, la cena da preparare i bambini da prendere a scuola (no, quello non puoi saltarlo, fai un bel respiro e rimanda di mezz'oretta) ma quell' imput ha acceso qualcosa e non puoi più fermarti.
Una cosa così mi è successa qualche giorno fa quando Gaia (Segattini, aka Seigattini...capirete che una Gaia Ottogalli già si innamora anche solo semanticamente parlando) ha postato su Instagram delle foglie di magnolia....fiori lussureggianti dirà qualcuno di voi, profumo inebriante aggiungerà qualcun'altro...foglie malefiche dirò invece io.
Eh già con la magnolia io ho un rapporto di amore e odio. Per anni ho portato il suo profumo, guardo con cupidigia i suoi fiori (inutile raccoglierli, non dureranno), ma da quando abito nella Patacasa il mio rapporto con la nobile pianta si è decisamente incrinato.
Dovete sapere che al confine del mini Patagiardino, a ridosso della casetta dello zioAndrea svetta un' imponente magnolia. Quando dico che è a ridosso della casetta, lo dico testualmente, se non interveniamo una mattina di queste il povero ZioAndrea verrà destato non dalla sveglia ma da una radice della magnolia che gli bussa gentilmente alla spalla. Con i suoi ricchi rami poi tiene in ombra la Patacasa, cosa che in estate è anche gradevole, ma in inverno porta via luce davvero preziosa. Luce che viene negata anche alle piante del piccolo Patagiardino. Sono sicura che le azalee stiano organizzando una mobilitazione sindacale, e il rododendro intenda far causa per procurate vertigini.
Ma questo non è nulla in confronto al disturbo che arrecano a me le sue foglie quando cadono in terra. Cioè praticamente sempre, e se ne restano lì coriacee e indistruttibili finché io non mi decido a raccoglierle, cosa che lo ammetto, non faccio quasi mai.
Coriacee e indistruttibili, una caratteristica negativa se vuoi occuparti della pulizia del cortile il meno possibile, ma forse interessante se decidi di fare qualcosa con quelle foglie...niente, Gaia è un genio, mica per niente la chiamano la Guru del Conero!


Ho preso i bambini a scuola e prontamente li ho abbandonati a loro stessi... io avevo da fare e sono una persona che stabilisce le sue priorità molto rigidamente....



Questo è quello che ho fatto io...ora correte a vedere cosa a fatto lei, ma prima se non lo avete fatto, prendete i bambini a scuola, suvvia che è l'ultimo giorno, e passate in libreria a comprare il suo meraviglioserrimo libro, che è pure tempo di cambio degli armadi (probabilmente voi lo avete già fatto, sia comprato il libro che il cambio degli armadi. Io il libro ce l'ho da un pezzo, e il cambio degli armadi l'ho fatto a novembre...più o meno, vale?)

lunedì 19 maggio 2014

LE PICCOLE FIORAIE

La nostra scuola ha sempre bisogno di soldi, non è una novità e non è sicuramente l'unica.
C'è un comitato genitori che si sbatte a destra e a manca, tra questi sbattimenti è inclusa una lotteria di fine anno, di cui fino ad adesso sono sempre stata solo felice perditrice di biglietti. Già perché mi lamento sempre che non vinco mai nulla ma ci fosse una volta che mi ricordo di controllare... (non è vero, qualche volta lo faccio, qualche volta).
Quest'anno però quella disgraziata di Patasgnaffa ha avuto l'ardire di presentarsi a casa brandendo un carnet di biglietti da vendere.
Dunque, non è che noi siamo delle strane bestie asociali, abbiamo i nostri amici e conduciamo una vita di relazione con il prossimo vivace ed appagante. Però non ci si può definire inseriti nel territorio. Conosco relativamente poche persone e sicuramente non conosco i cognati dei cugini del fratello della moglie del bisnonno. Non ho fatto l'asilo con nessuno di loro, neanche le elementari e a volerla dire tutta neanche le medie. In più ho una scarsissima memoria per i nomi e prima di tracciare vaghe linee genealogiche tra le persone devo conoscerle piuttosto bene.
Questo per dire che in un paese del genere se dai a quasi ogni bambino della scuola un carnet di biglietti da vendere, il mercato si satura in un amen (termine ecclesiastico usato di proposito, non non andiamo neanche a messa, per supportare il concetto di quanto possiamo essere tagliati fuori), e a noi restano veramente pochissime chance di venderne qualcuno, anche perché il novantanove per cento delle persone che abbiamo conosciuto lo abbiamo fatto attraverso la scuola.
Certo ci sono anche i nonni, ma quella gegna di Patasgnaffa ha fatto comprare a NonnaMi i biglietti da un compagno di Patasgurzo, eh sì, perché sono coinvolte anche le scuole medie, e come fai a concorrere con chi fa la ronda del paese in bicicletta nel giorno di mercato?
Allora ho pensato che se vendere i biglietti sarebbe stato impossibile, potevamo provare a vendere qualcos'altro....più il biglietto, che a questo punto doveva essere visto quasi come uno scontrino.
Allora le donne di casa armate di carta crespa e colla (sì la Coccoina, sì ancora lei, sì ha ancora quell'odore lì) hanno fatto dei fiori di carta e sono andate a venderli sul lungo lago.



Un pomeriggio con un sole splendente, una lieve brezza e addirittura un mercato. Sono partita convinta che avremmo finito i biglietti in un batter d'occhio.
All'inizio Patasgnaffa faceva la timida e si vergognava a offrire i suoi fiori. Per fortuna Patagnoma con il suo vocione da carrettiere strillava a gran voce. Peccato che non si capisse esattamente cosa dicesse, un signore però ha percepito la parola "lotteria" quindi son ben fiera di lei.


Man mano che il tempo scorreva e la gente passava indifferente Patasgnaffa ha finalmente perso la sua strana timidezza e ha liberato l'animale da palcoscenico che in lei non sonnecchia quasi mai, anzi si agita parecchio,
E sono stati fiori nei capelli, balletti e canzoni.
Il sole ha brillato più forte e lei era bellissima.
Alla fine abbiamo venduto dieci biglietti. Dieci. Io sarò pure una madre accecata ma davvero non capisco come sia stato possibile.
Per fortuna l'unica a risentirsene sono stata io perché la vita per le mie piccole fioraie scorre lieve e felice, alla faccia di tutti quelli che senza capire hanno detto "i biglietti ce li ho già"


lunedì 5 maggio 2014

FESTE IN VACAZA: il garage portatile

In queste lunghe vacanze ci sono anche state non una, non due, bensì tre feste di compleanno. E meno male, un pomeriggio in meno in cui cercare di intrattenere i pargoli.
Però che io sia poco organizzata è un dato di fatto, io ci provo, mi segno anche le cose sul calendario. Certo, poi dovrei anche ricordarmi di guardarlo, almeno di tanto in tanto.
E così la prima festa a cui siamo andati era il 25 aprile. Ero tornata a casa il giorno prima, non avevo ancora disfatto le valigie (neanche adesso se è per quello), figuriamoci se avevo un regalo per un giovane fanciullo di due anni.
E così ho messo a frutto le ore passate su Pinterst e ho fatto un piccolo garage portatile.
Ho preso due pezzi di stoffa rettangolari, uno in tela cerata per l'esterno, uno in cotone per l'interno.
Una striscia per la strada, una più alta per il garage, e dei cordini per le maniglie e la chiusura.


Per prima cosa ho fatto l'interno, cucendo sul lato superiore la striscia grigia, che altro poi non sarebbe che la strada, quindi ricordatevi di tracciare le righe tra le carreggiate per evitare spiacevoli incidenti.


Poi ho fatto un orlo alla striscia più alta e l'ho appoggiata sul bordo inferiore. Ho cucito tante righe verticali quante erano le macchinine che potevano starci (sono precisissima, lo so, non fatemi arrossire), lasciando liberi i lati.
Mi sono poi occupata della parte esterna in tela cerata. Ho ritagliato una macchinina da una stoffa molto carina e l'ho semplicemente incollata utilizzando la Coccoina per tessuti. Sì, esiste, funziona e ha quel pazzesco odore.
Ho messo il lato con pista e garage e quello in cerata dritto contro dritto e ho cucito solo i lati.


Una volta risvoltato il lavoro ho fatto una piccola cucitura esattamente nel mezzo, in orizzontale, in modo che non scappasse via il cartoncino che avevo inserito sul lato strada per renderla più rigida e migliorare la resa delle macchinine. Un ingeniere aerospaziale mi fa un baffo a me.
Poi ho ripiegato leggermente all'interno i lati superiore e inferiore, inserendo due cordoncini come maniglie e due per chiudere con un fiocchetto. Una bella cucitura e via, di corsa alla festa....


See, vi piacerebbe, avete presente chi vi sta spiegando come fare cosa? Quanti tutorial ci sono in questo blog? Quante ricette perfettamente riuscite?
Dunque eravamo rimaste a me che chiudevo il garage felice e mi apprestavo a impacchettarlo. Le macchinine però erano di un' idea diversa e sono subdolamente sgusciate fuori dai loro bellissimi alloggi. Cioè stiamo parlando di una stoffa Petit Pan, nessuno sano di mente vorrebbe mai uscirne!
Tempo per rifare tutto non ce n'era, e a dirla tutta neanche un progetto più valido. L'ingeniere aerospaziale che è in me si era esaurito con il rinforzo della pista.
Però molto può fare la disperazione, e così ho provato a cucire del velcro subito sopra l'uscita del garage.


Che dire, il lavoro aveva più cuciture di quante ne avessi previste (mettete il velcro quando ancora non avete cucito il fuori con il dentro e l'effetto finale sarà meno...paciugato, date retta a me), però funzionava! E la festa è stata molto piacevole, se volete saperlo.










Patapin