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martedì 28 ottobre 2014

PATARIVOLUZIONE: UNA STANZA TUTTA PER SÉ

Incredibile, ci ho messo molto meno tempo a ribaltare casa che a scrivere poi i post. Che vi devo dire, il carrozzone scuola e affini che si rimette in moto, la pioggia e quindi la poca luce, il mal di testa (l' autunno non è il mio momento migliore), la macchina fotografica che mi sembra non mettere più niente a fuoco (o forse sono io), e probabilmente anche l' invasione delle cavallette.
Comunque in qualche confuso modo, vedi messa a fuoco, ma forse ne potrei fare la mia cifra stilistica, ecco che sono qui per farvi vedere la stanza che è tutta mia.

la mia storia appesa al muro

Sono stata sempre molto fortunata, nella Patacasa ne ho avuta sempre una. All'inizio era in mansarda, un po' buia e fuori dal mondo. Ci andavo molto poco e presto Patagnoma mi ha sfrattata. Ovviamente in quel periodo ho iniziato a cucire compulsivamente e così la cucina si è riempita di scatole e stoffe. Grazie al cielo nel giro di un anno siamo riusciti ad avere un po' di spazio in più, e così sono riuscita nuovamente ad avere un posto mio. Non tutto mio, perché lo dividevo con Patasgurzo che in mezzo alle sorelle si sentiva più stretto che con la mamma, però anche stare a cucire con lui che improvvisava partite a calcio con qualsiasi cosa aveva un suo perché.
Poi mi son messa a girare le stanze di nuovo, in fondo era un anno che non lo facevo, avrei anche potuto essere presa per pigra. E così la stanza è diventata tutta mia, sopra la sala, con una scala d'accesso tutta sua e tutta sua anche un' entrata. Ed era quasi come andare al lavoro da qualche altra parte, quasi avventuroso. Pensavo di archiviare questa collocazione come la mia preferita in assoluto, e quando è venuto il momento di rigirare ancora le stanze (vedi sopra) ero abbastanza triste.


Adesso la mia stanza si trova nel centro della casa, in un punto di passaggio, in balia di fornelli, bucati e bambini. Lì una volta c'era la stanza dei giochi e dopo la camera di Patasgnaffa che potrebbe dormire anche in una discoteca. In fondo è figlia mia e io l'ho fatto più di una volta.


Però a sorpresa questo essere nel centro mi piace un sacco, ho meno privacy, non stacco mai da niente, devo tenere tutto più in ordine, però riesco a cucinare e cucire, fare il bagno alle bambine e dipingere, passo di lì prima di andare a dormire e incollo qualcosa.



E inaspettatamente sono più felice di prima.





giovedì 2 ottobre 2014

PATARIVOLUZIONE:LA CAMERA DI MAMMA E PAPA'

Il motivo vero e proprio della patarivoluzione era che io e Patapà ci eravamo stufati di dormire con Patagnoma.
Vero che un armadio ci separava, vero che quando dormiva dormiva, però la luce la tenevi spenta nel dubbio, nel dubbio non parlavi e soprattutto ci teneva in pugno mettendoci una vita ad addormentarsi.
Patapà avrebbe fortemente voluto tenersi la mansarda, che io ancora non ho capito cosa intendesse farsene di tutto quello spazio, forse la corsa campestre intorno al letto. Fatto sta che l'idea di liberasi della piccola lo alettava assai, l'idea di finire nella camera piccola, una volta camera dei due primi Patasgnaffi e poi solo di Patasgurzo, lo gettava in un palese sconforto.
Ma si sa che io se voglio sono più testona di un mulo e così ho tirato dritto per la mia strada, nonostante, infondo al cuore, ma in fondo in fondo, un po' di timore lo celavo anch'io.


Ma si sa che la fortuna aiuta gli audaci e a quanto pare anche i muli, tant'è che nella stanza non solo ci sta tutto quello che ci deve stare, ma non è per nulla soffocante. Sono sicura che lo pensi anche Patapà, anche se non me lo ha ancora concesso. 
Anzi a dirla tutta questa nuova camera mi piace infinitamente, ancor più di quella in mansarda, e a competere con il fascino di un sottotetto ce ne vuole.


La trovo accogliente ed estremamente calmante. Sarà per le dimensioni, sarà per la luce diffusa dalla pesante tenda bianca che accompagna anche i nostri sogni, sarà per quei tocchi di lana qua e là, ma io ci sto molto volentieri, anche quando non devo dormire
Poi c'è la soddisfazione di aver potuto tenere gli scaffali che già erano appesi, e così abbiamo anche una piccola libreria.

In realtà ho spostato tutta la casa per accogliere il meraviglioso quadretto della Bombetta, è ovvio!



E c'è la soddisfazione di essere riuscita a cambiare i comodini e le luci, adoperando solo quello che già avevamo in casa e che si è sposato magicamente, creando una perfetta armonia, cosa che in una camera matrimoniale non guasta mai.



E infine c'è anche la soddisfazione di aver cambiato la testata del letto senza sborsare un soldino, raccattando un povero scarto dalla pattumiera e passandoci solo la carta vetrata.



Insomma non so se si capisce che la mia camera mi piace proprio tanto, al punto da lasciarci costantemente la testa.


PATARIVOLUZIONE. INTRO

Settembre è passato senza lasciare traccia alcuna, quanto meno sul blog.
Le vacanze si sono allungate fino a metà mese, la piccola di casa ha finalmente cominciato l' asilo dei "gvandi". Un inserimento come sempre tranquillo, come sempre troppo lungo. Giorni in cui lei andava per poco all'asilo, mentre i suoi fratelli ciondolavano negli ultimi loro giorni di vacanza, consunti e sdruciti come una coperta ormai troppo vecchia.
Io intanto faticavo come sempre ad uscire dalla bolla in cui fluttuo il mese di agosto, a riprendere ritmi non ancora ben scanditi, a ricalarmi nella mia divisa d'autista.
E mentre le giornate passavano tra lente scivolate nel nulla e brusche impennate in cui tutto andava fatto per prima, i miei occhi frugavano irrequieti la casa, immaginando nuove disposizioni in cui una stanza si sostituiva a un'altra per adattarsi ai bambini, che cambiano e crescono continuamente, creando geometrie di vita e abitative sempre nuove.
E la cosa che amo di più della Patacasa è proprio la sua attitudine al mutamento, il suo riuscire a seguire i nostri cambiamenti e le nostre evoluzioni.
E' una casa complicata, difficile e faticosa, su due piani più uno parallelo, con due, dico due scale a chiocciola, ma che proprio nella sua stranezza racchiude il segreto della sua malleabilità.
E così, appena cominciata la scuola mi sono messa a cambiare la disposizione delle stanze, per la terza volta in cinque anni.
Che poi ogni volta è come un piccolo trasloco, una fatica immane, una rivoluzione ( potete curiosare l'hastag #patarivoluzione su Instagram). Ogni volta me ne stupisco, mi maledico, e poi dimentico, pronta per la volta successiva.



Quest'anno non si è salvato un solo armadio, nulla è rimasto più dov'era e adesso ovviamente non trovo quasi più nulla. Ma tutta la fatica è servita non solo per ricavare nuovi spazi, ma anche per alleggerire un po' il carico. Se non mi trovate a casa probabilmente sono in discarica.
Lavorare con noi tutti e cinque in casa è stato complicato anche dal punto logistico, ma mi ha spronato ad andare ancora più veloce, se c'è una cosa che non riesco a fare è vivere nel transitorio, sono il tipo che la sera del trasloco appende i quadri se no non dorme.


E così abbiamo cambiato così tanto in così poco che, alla fine delle lunghe vacanze, è stato un po' come ripartire per trovarsi in una casa nuova, devo dire alla fine, una cosa parecchio divertente.

mercoledì 11 giugno 2014

RAPTUS

Da quando abbiamo ingrandito la Patacasa, la mia stanza preferita forse è l'ingresso, altrimenti detto la stanza del fango...o meglio la stanza dove il fango deve essere lasciato.
È incredibilmente grande per essere un ingresso, o quanto meno rispetto a tutti gli ingressi che ho mai avuto. Ma è fondamentale, perché quando a prepararsi sono cinque persone, lo spazio non basta mai, perché quando sono tanti gli amici che passano da casa lo spazio non basta mai, perché quando le scarpe devono essere per dieci piedi lo spazio non basta mai, neanche con un ingresso grande come il nostro.
Ma le cose che mi piacciono di più sono che dietro a una tenda cela il luogo dove tutte le signore vanno a incipriarsi il naso e i signori vanno a bere il cognac, e che ha un piccolo lavandino.
Il motto propinato a nastro (abbiamo anche dei pappagalli di plastica da adoperare alla bisogna) a chi entra in casa, soprattutto se minorenne è : scarpe pipì mani.




In un solo e unico luogo ti puoi liberare di giacche, di liquidi in eccesso, di scarpe e di microscopici ospiti. Un vero lusso.
Però aveva un che di incompiuto, la parete dietro al piccolo lavabo non era stata mai trattata e ormai era sporca da far paura, visto che qualcuno la usava per asciugarsi le mani....e mancavano anche gli zoccolini, perché ci eravamo dimenticati di metterli, eh sì.


Ora so che ci sono creature fantastiche e metodiche che aprono file per le stanze che vogliono sistemare, io non sono dotata di tale virtù. Io guardo le cose non finite per anni e ci rimugino su, cambiando idea ogni due per tre e non fissandone nessuna. Poi succede che sono in un negozio di
bricolage, che vedo la vernice lavagna in offerta e che non capisco più niente.
Io vado avanti a colpi di raptus, ormai si sa. La priorità quindi è tornare a casa. Mangiare è superfluo, fare la pipì (ops, incipriarsi il naso) rimandabile. Forse con la borsa ancora a tracolla inizio a dipingere, guardando stralunata una parete di casa mia diventare nera.


Una mezz'ora scarsa ed è fatta. L'ingresso si fa improvvisamente più teatrale, i bambini scalpitano con i gessetti in mano, ma dovranno aspettare ancora 48 lunghissime ore, e Patapà è commosso all'idea di avere una parete così sobria ed elegante in casa.


Certo, la sobrietà dura poco. Un merletto bianco va a coprire le sbavature della vernice (in meno di mezz'ora cosa pretendevate?! e provate voi a dipingere con la borsa a tracolla) e presto i gessetti si rendono utili.


Io scrivo finalmente il motto dell'ingresso, pensionando i pappagalli, e Patasgnaffa si dedica ai fiori.



Certo poi torna Patagnoma che si incavola come una biscia perché abbiamo disegnato senza di lei. Dall'alto del suo quasi metro di altezza mi intima di cancellare tutto e brandisce minacciosa un gessetto gigante....ecco ora il nostro ingresso non è più molto sobrio e elegante.


Ah già lo ammetto...ho anche Pipizzato un po qua (zoccolino) e un po' là (sedia), non è colpa mia è l'armadio giallo che mi ha intimato di farlo, dai suoi quasi due metri di altezza!





lunedì 7 aprile 2014

OGNI SCUSA È BUONA. CONSEGUENZE DI UN COMPLEANNO

Insomma, anche se nel tuo intimo pensi che sia anche troppo presto, che le candeline potrebbe spegnerle in famiglia e bona lì, la festa per i suoi tre anni gliela organizzi pure.
Ti ritrovi, come pare essere ultimamente un must delle patafeste, la sera prima, ormai quasi notte, a combattere con i cakepops. Questa volta l'impasto (di panettone avanzato da Natale) sembra tenere, ma portandoli fuori ad asciugare è il tavolo a fregarti, e boom, eccoli lì tutti spantegati.
Fragole e marshmallow vengono in tuo soccorso, e il risultato è tale che probabilmente i cakepops non proverai mai più a farli.


Nonostante gli inghippi, grazie anche a Nonnami che contro ogni suo principio si abbassa a decorare torta e muffin con PeppaPig, un buffet riesci anche ad allestirlo.


Ed è il giorno della festa. Una decina di bambini, di mamme e di nonne invadono la Patacasa.


Come sempre ti stupisci di come i bambini tutti insieme facciano meno casino che da soli, e le chiacchiere alleggeriscono la fatica..Patagnoma spegne le sue candeline tra applausi e scarta i suoi regali.


Lei è felice e tu sei felice. Sei felice perché lei è felice ma anche perché con la scusa della festa con tanti bimbi piccoli hai spostato indietro il divano. A questo punto hai spostato la poltrona gialla che ha fatto il gioco dei quattro cantoni e si è scambiata di posto con il tavolino rosa.


Ed eccolo lì, all'improvviso uno spazio vuoto. Nella patacasa è ovvio che vuoto sia un concetto piuttosto discutibile, ma tant'è. Schizzi in balcone e recuperi il salottino in vimini che stava lì a subire le intemperie in attesa di trovare un'improbabile sistemazione.
Non è una bellezza rara, non è un oggetto di desing, ma ce l'aveva in camera Nonnami quando era piccola. È sempre stato anche nella camera di Patamà bambina. Anche in quella di Patamà ragazza. È stato una poltroncina, un divanetto, un divano letto, una capanna e probabilmente qualcos'altro che non ricordo.


Finalmente è tornato in casa, e credo che per un po' resterà lì, nella sala con i mobili spostati.
D'altronde non è colpa tua, è che hai dovuto organizzare una festa!



mercoledì 5 marzo 2014

PATABRÅKIG




Quando siamo entrati nella Patacasa, quattro anni fa che sembrano almeno dieci, la parete in quello che è la cosa più simile a un corridoio che abbiamo (io adoro i corridoi) era decorata con foto inserite in cornici stikers. Bellissimo, peccato poco duraturo. Ben presto infatti le cornici hanno iniziato a staccarsi qua e là, complice sicuramente un muro irregolare e colpevoli pure le mani strisciolose dei bambini
Ho provato a tamponare la cosa in più modi, vinavil, patafix, bioadesivo, bioadesivo per tappezzerie, bava di lumaca...no, quella forse no.
Alla fine le cornici mezze sbrindellate erano tenute su da metri di washi tape, che però a un certo punto ha iniziato a dar segni di cedimento. Quella che definirei una congiura.
E poi non c'erano foto di Patagnoma, la qual cosa, dopo tre anni pareva un tantino offensiva.
La soluzione più semplice era togliere ogni cosa, peccato che con tutto l'adesivo che ci avevo messo, togliendo la cornice ormai veniva via anche l'intonaco.
Ho provato a stuccare, levigare, stuccare e levigare un'altra volta, ma come forse avrete ormai capito, non sono esattamente portata per i lavori lunghi e meticolosi.
A questo punto l'originale idea di avere un bel muro liscio da trasformare in un' enorme lavagna è stata ben presto accantonata.


A salvarmi è stata la mia totale permeabilità alle operazioni di marketing, quindi quando quei geni dell'Ikea hanno lanciato una collezione in edizione limitata, mi ci sono buttata a pesce, come già sapete. La mia consolazione è stata uno, quella di essere perfettamente concia del fatto che mi stavano biecamente manipolando, due, quella che i prodotti Bråkig sono decisamente belli.


Quindi insieme a ciotole, tazzine, vassoietti e tavolini, mi sono comprata anche la carta da parati. Grigia. La prima ad esserne stupita sono stata io.


Venuto il momento di metterla su però sono stata colta dal panico. Il muro faceva schifo e lei era decisamente sottile. Io che avevo lavorato solo con le meravigliose carte Pip Studio, sono stata presa dallo sconforto e ho assillato la chiunque sui tutti i social che mi capitavano a tiro. Poco male, mi ero già mostrata molesta per avere informazioni sulla distribuzione della collezione. Probabilmente se googolate Gaia Bråkig esco io.


Alla fine, mettendo insieme tutti i consigli raccolti e tutta l'ostinazione di cui potevo disporre, quella benedetta carta in qualche modo l'ho messa su. Imprecando in svedese (sono una personcina coerente) e giurando a me stessa che non avrei mai più usato una carta con un disegno geometrico.
Il risultato non è certo perfetto, e soprattutto era molto grigio.


E così ci ho messo mano a modo mio, rovinando perfettamente quell'effetto "eleganzaesemplicitàtipicamentenordiche" che probabilmente aveva in mente il povero designer che l'ha ideata. 
Chiedo pubblicamente venia. (Anche in svedese qualora fosse necessario).


giovedì 30 gennaio 2014

IL VALZER DELLE LUCI


Io mi lamento sempre dell'inverno però un po' mi piace. Soprattutto da quando non sto più in città, e allora il freddo è freddo, il buio è buio e la mattina ti svegli nel regno della regina di ghiaccio.
E quando ho finito di grattar via a mani nude (si lo so, esistono i guanti) il ghiaccio dal parabrezza mi metto in macchina con i bambini avvolti in grosse coperte, attraverso prati bianchi e alberi con i leggiadri rami che ricamano un cielo abbacinante e morbido nello stesso tempo, mi parte sempre in testa la canzone Inverno di De Andrè, magari accompagnata dall'arpa, perché no.
Però questa cosa della mancanza di luce mi indispone proprio
"Anche la luce sembra morire 
nell'ombra incerta di un divenire 
dove anche l'alba diventa sera 
e i volti sembrano teschi di cera."

e allora accendo candele come non ci fosse un domani, mi consola il fatto di non essere da sola.
Il colpo di grazia in verità arriva quando devo smontare le decorazioni di Natale, che un po' di luce diciamolo, la fanno. E la casa mi sembra vuota e triste. 
Di solito mi limito a lasciare alcune lucine comunque sparpagliate per casa, le tolgo solo a primavera conclamata.
Quest'anno però lo spazio lasciato vuoto dall'albero mi sembrava un buco nero nel quale avrei potuto perdermi e allora, presa da raptus improvviso mi sono fiondata in garage.
Perché quando hai veramente bisogno di qualcosa non hai sicuramente il tempo di andare a comprartelo.
Allora ho tirato fuori una lampada color ottone che troneggiava nel salotto della casa precedente.
Stupita che funzionasse ancora, visto che l'ultima volta che l'avevo provata era rotta (le fate esistono vedete?) l'ho trascinata in sala da pranzo, ma in verità ci stava decisamente male.


Mi è sempre piaciuta, ma lì centrava come i cavoli a merenda (che per altro ho mangiato più di una volta). La lampada perfetta sarebbe una piantana di quelle di una volta, con lo stelo in legno tornito e un grande paralume. Ma in anni di frequentazione di robivecchi ne ne ho mai trovate a prezzi decenti e nuove sono inavvicinabili.
Quindi ho deciso di adeguare lo stile della lampada a quello della sala da pranzo...poveretta, se potesse parlare credo che me ne direbbe delle belle, perché come al solito mi è sfuggita la mano e l'ho trasformata in un fenomeno da baraccone.



Quando poi mi prendono certe febbri, difficilmente non semino cadaveri. 
Questa volta è toccato al lampadario Maskros dell'Ikea. Un grande amore, ma ingombrante e dopo 4 anno di lui non ne potevo più...sentimento probabilmente corrisposto perché ultimamente aveva l'aria piuttosto depressa.
E' stato sostituito da un paralume tutto nudo che avevo comprato qualche mese fa.
Nudo non è rimasto a lungo, gli è toccata la stessa sorte della piantana, ma almeno saranno in due a sentirsi ridicoli. Il solito mal comune.



La mia grande soddisfazione è stata poi montarlo da sola, le poche volte che metto mano a trapani e a cavi elettrici e riesco a combinare qualcosa mi riempio di smisurato orgoglio, perché sono cose che mi terrorizzano. Probabilmente per fortuna!



Tra l'altro la sala da pranzo illuminata meglio viene sfruttata di più, per compiti, sessioni di pittura e atelier di didò. Un'altra stanza irrimediabilmente persa a favore dei piccoli di casa.
Dopo il valzer delle luci mi avanzava una abat-jour ....ma con un abito diverso si è guadagnata la platea del salotto.



Adesso riesco ad affrontare meglio anche questa buia settimana.



mercoledì 21 agosto 2013

PATATERAPIA

Io sono una persona fondamentalmente pigra. Ma sono anche molto testona e tendenzialmente bastiancontraria. Quindi se mi rendi impossibile fare una cosa, mi viene una voglia irresistibile di farla. 
Il piano della vacanza in campagna prevedeva un po' di lavori in casa. Ragion per cui sono andata all'Ikea, ragion per cui mi si è bloccata la schiena.
Ma dopo un paio di giorni mi sono accorta che in piedi stavo meglio che seduta o sdraiata. Ma stare in piedi e basta, converrete, è noioso. Quindi ho ricoperto di spray il ricopribile 





Ricoperto di carta una sedia, le maniglie della cucina, e per favore portatemi via la
carta che temo di avere un comportamento ossessivo compulsivo. 





Ho ridipinto le lampade e ricoperto il divano



Ho riverniciato e ricoperto i tavolini e la cucinetta delle bambine.





Ho costruito capanne, che ogni sera devo smontare.
Perché sono anche un po'masochista. 


In un giorno di pioggia ho dipinto la cornice di una porta e un carrellino. 




Dopo l'incidente di Patagnoma la mia schiena è andata miracolosamente a posto, non so se per merito della poltrona dell'ospedale o per l'adrenalina.
Però ero anche un po' stressata. E così ho dipinto il tavolo da pranzo. 






Ora dovrei dipingere questo gioiellino, ma sto bene e sono rilassata....