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giovedì 2 ottobre 2014

PATARIVOLUZIONE. INTRO

Settembre è passato senza lasciare traccia alcuna, quanto meno sul blog.
Le vacanze si sono allungate fino a metà mese, la piccola di casa ha finalmente cominciato l' asilo dei "gvandi". Un inserimento come sempre tranquillo, come sempre troppo lungo. Giorni in cui lei andava per poco all'asilo, mentre i suoi fratelli ciondolavano negli ultimi loro giorni di vacanza, consunti e sdruciti come una coperta ormai troppo vecchia.
Io intanto faticavo come sempre ad uscire dalla bolla in cui fluttuo il mese di agosto, a riprendere ritmi non ancora ben scanditi, a ricalarmi nella mia divisa d'autista.
E mentre le giornate passavano tra lente scivolate nel nulla e brusche impennate in cui tutto andava fatto per prima, i miei occhi frugavano irrequieti la casa, immaginando nuove disposizioni in cui una stanza si sostituiva a un'altra per adattarsi ai bambini, che cambiano e crescono continuamente, creando geometrie di vita e abitative sempre nuove.
E la cosa che amo di più della Patacasa è proprio la sua attitudine al mutamento, il suo riuscire a seguire i nostri cambiamenti e le nostre evoluzioni.
E' una casa complicata, difficile e faticosa, su due piani più uno parallelo, con due, dico due scale a chiocciola, ma che proprio nella sua stranezza racchiude il segreto della sua malleabilità.
E così, appena cominciata la scuola mi sono messa a cambiare la disposizione delle stanze, per la terza volta in cinque anni.
Che poi ogni volta è come un piccolo trasloco, una fatica immane, una rivoluzione ( potete curiosare l'hastag #patarivoluzione su Instagram). Ogni volta me ne stupisco, mi maledico, e poi dimentico, pronta per la volta successiva.



Quest'anno non si è salvato un solo armadio, nulla è rimasto più dov'era e adesso ovviamente non trovo quasi più nulla. Ma tutta la fatica è servita non solo per ricavare nuovi spazi, ma anche per alleggerire un po' il carico. Se non mi trovate a casa probabilmente sono in discarica.
Lavorare con noi tutti e cinque in casa è stato complicato anche dal punto logistico, ma mi ha spronato ad andare ancora più veloce, se c'è una cosa che non riesco a fare è vivere nel transitorio, sono il tipo che la sera del trasloco appende i quadri se no non dorme.


E così abbiamo cambiato così tanto in così poco che, alla fine delle lunghe vacanze, è stato un po' come ripartire per trovarsi in una casa nuova, devo dire alla fine, una cosa parecchio divertente.

martedì 3 giugno 2014

MEA CULPA

Ormai sono sei anni che i miei figli vanno alle elementari (scuolaprimaria mah). Prima sono andati all'asilo (scuoladellinfanzia mah), e prima ancora al nido (nido? ma davvero?). Insomma vanto un discreto numero di recite di Natale, canti di fine anno, auguri di Pasqua, abbracci della piazza (ehm no, lì a onor del vero mi sono sempre rifiutata di andare), giochi della gioventù, feste della scuola, festa dello sport, pizzate varie, riunioni dei genitori, colloqui con educatrici/maestre/professori...e probabilmente dimentico qualcosa.
Ecco, dimentico. La parola d'ordine dell'ultimo periodo.
Mi sono persa i canti di fine anno, che erano venerdì. Me li sono persa non perché me ne sono dimenticata ma perché manco sapevo ci fossero. Non sono andata a più di metà dei colloqui e la maggior parte dei professori di Patasgurzo non so neanche che faccia abbiano. Mi sono persa i giochi della gioventù di oggi. In realtà ho provato ad andarci, ma visto che Patasgnaffa non c'era, ho fatto rapidamente dietro front e me ne sono andata a prendere un cappuccio al bar. Mentre lo bevevo annoiata lei ha fatto i suoi giochi.
Non ho il libro delle vacanze perché non sapevo neanche di doverlo prenotare. Cioè tutti gli anni andrebbe prenotato, io non lo faccio, ma poi lo trovo lo stesso nella cartoleria davanti a scuola; che poi è il luogo del peccato dove ho preso il cappuccino questa mattina. Ecco quest'anno no, non l'ho ordinato e quindi non lo troverò nemmeno.
Insomma 'na frana proprio.
Però ho portato Patasgnaffa a millemila prove per il saggio di ginnastica, e sono pure andata a vederlo nonostante un mal di testa infernale che mi ha fatto maltrattare chiunque mi capitasse a tiro. E ho fatto bene perchè è stato bellissimo.
E ora sto per andare alla riunione della scuola materna di Patagnoma, nonostante ci abbia già fatto sei anni con gli altri due.
Questo miei cari si chiama espiazione.


lunedì 9 dicembre 2013

LA GROTTA DI BABBO NATALE

Più di otto persone per me sono una folla. Non sono mai stata una fanatica delle feste, preferisco le cene tra amici.
Per questo non sono mai stata neanche un' amante delle gite. Troppa gente da mettere insieme, passi da coordinare, ritmi che raramente si accordano perfettamente.
Per questo quando mi hanno detto che saremmo andati in gita con l'asilo nido mi è preso un colpo. Per andare alla Grotta di Babbo Natale poi. Patagnoma scoppia a piangere solo a sentirlo nominare, odia gli spettacoli e tutto ciò che esce dall'ordinario. Anche una sedia fuori posto le crea degli scompensi; poverina, è proprio capitata nella casa giusta.
Però ci sarebbero stati anche bambini più grandi e Patasgnaffa non vedeva l'ora di andarci. E il fatto di perdere un giorno di scuola era solo un bonus in più.
Però era un' occasione per conoscere le altre mamme dell'asilo.
Però non posso mica sempre essere la solita rompiballe.
E quindi ho detto sì.
Patapà ha scosso energicamente la testa per i due giorni precedenti e Nonnamì si è offerta di andare al mio posto. E non solo perché non sto ancora bene ( sì, i 40 anni pare che non mi donino molto, sono ormai un catorcio ambulante, quando ambulo), ma anche perché mi conoscono bene.
Ma quando non sono rompiballe sono incredibilmente testarda, mi sono messa in testa che una mamma perfetta le bambine le avrebbe portate a vedere Babbo Natale, e non posso mica sempre vestire i panni della mamma degenere, ogni tanto vanno lavati.
E quindi venerdì  mattina alle otto esco imprecando di casa, inferocita come solo si può essere con il mal di testa, la gastrite e una scoppiettante sindrome premestruale.
Salgo su un pullman gremito di gente tutta allegra, e me ne sono sto a fissare il finestrino con Patagnoma che mi saltella con gli scarponcini sulle cosce e Patasgnaffa che langue per il maldipullman e perché non è riuscita a sedersi accanto a nessuna amica.
Quando poi l'autista chiede la strada a noi passeggeri cerco il freno d'emergenza.
Ma infine arriviamo a Ornavasso, perché è facile, basta andare dritti. E il paese è bello. Riprova del fatto che se la sponda lombarda invidia la sponda Piemontese del Lago Maggiore, forse qualche ragione ce l'ha.
Scediamo dal pullman, l'aria è fredda, e veniamo circondati da elfi cocainomani vestiti di marrone (ma no, almeno i colori canonici del Natale dai!) che sostengono di chiamarsi Twergi, contenti loro, e sono indignati che noi non lo sappiamo.
Inutile dire che il mio umore è in continua picchiata e che Patagnoma odia i Twergi.
Lentamente ci incamminiamo verso il fantomatico Polar Express che ci dovrebbe portare vicino alla grotta. Sono le 10 del mattino e la visita al vecchio ciccione con la barba è fissata per le 17. Cerco subito gli orari del treno prima che scompaia il campo.
Il Polar Express non è un trenino su rotaie ma uno di quei trenini finti che ti portano a spasso nei paesini al mare. Perfetto.
Però c'è un cantastorie simpatico con l'organetto e le scarpe rosse con scritto sopra DX e SX. Un' anima gemella la riconosci subito e parte il primo sorriso della mattina.


Il trenino ci porta a un santuario in cui ci sono un trapezio e un nastro appesi, senza nessuno ad usarli,  penso al circo di Patasgnaffa, a cui quest'anno non siamo riuscite ad andare, e sorrido ancora.
Peccato ci sia anche un orribile uomo travestito da gatto con una lunga spada. A pensarci a posteriori forse era il Gatto con Gli Stivali, noto aiutante di Babbo Natale, ma al momento non razionalizzo più di tanto perché Patagnoma, e chi se no, ricomincia a piangere disperata e a tremare come una foglia. E allora via di corsa, a salire più in alto verso la fantomatica grotta.
C'è un sentiero impraticabile dai passeggini (geniale no?) altrimenti si può  andare su per i tornanti della strada asfaltata. Perfetto, ancora. E ho pure perso il gruppo.
Salendo però incontro due mamme dell'asilo e arranchiamo in compagnia. Sorrido.


Giunte in alto ci sono dei Twergi che truccano i bambini, piattini cinesi e palline colorate. Patagnoma non ha  più paura perché quei Twergi abbracciano Patasgnaffa, fanno sorridere la mamma e le dicono che è cresciuta (non la mamma, ovvio). Infatti non sono Twergi cocainomani e qualunque. Sono Twergi pacati e sorridenti, sono gli insegnanti della scuola di circo. Beh, qui parte un sorriso palese e protratto.
Intanto con la cosa dell'occhio vedo le due mamme con cui sono arrancata su per la strada, salire su un furgoncino bianco e mi  fiondo a chiedere dove stiano andando. Al ristorante, più in alto. Bene , veniamo anche noi. Alla guida del furgoncino una donna con il berretto di babbo natale, allegra e affettuosa. Sì l'ho vista per cinque minuti, ma era così. E quindi sorrido.
Poi un pranzo tranquillo anche se con più bambini, e piccoli, che mamme. Poche chiacchiere ma un' atmosfera tranquilla e rilassata. E allora decido di mollare la rabbia e di sorridere per il resto della giornata. Certo anche di prendere il treno e tornare prima a casa, perché comunque restare nel bosco fino alle cinque di un seppur assolato giorno di dicembre non mi sembra cosa ragionevole. Quanto meno per me, che ho anche una cena alle sette. E non è che passi molte serate fuori.
Uscite dal ristorante, un prato con chiazze di neve, comode per sedercisi sopra, parola di Patagnoma, e una fontana con il mestolo per bere l'acqua ghiacciata. Meraviglia e sorrisi.


Tornati giù alla grotta ancora chiacchere con Twergi circensi e un mago che sicuramente era magico davvero, o quanto meno era simpatico.


Piccole renne e un vento sempre più sferzante. Bambine chiudete gli occhi e mettete il cappello.




Intanto una telefonata di Nonnamì, che risoluta e mamma fino al midollo decide di venirci a prendere.
Allora cominciamo a scendere nuovamente verso valle. facciamo una sosta al santuario perché Patasgnaffa è stata autorizzata ad usare gli attrezzi aerei. Ma il luogo è strettamente presidiato dal temibile uomo gatto e ci diamo alla fuga.
Ancora il trenino e una breve passeggiata, fuori dal percorso prestabilito per le vie del paesino. Chiacchere e dita passate velocemente su nasino di Patasgnaffa che è la cosa più vellutata che esiste al mondo.
Un piccolo presepe in una chiesetta gelida e un cero acceso con un desiderio espresso. Perché in fondo si fa così no?
Poi lo zucchero filato, che vola via come neve dal macchinario e noi afferriamo al volo ridendo.
Il tempo di impiastricciarsi le dita, la faccia ed anche i capelli, di fare una partita a 1-2-3 FAI UNA FACCIA (arrabbiata, felice, triste...) inventato da Patasgnaffa e NonnaMì è già lì.


Il tempo di chiudere le portiere e le bambine dormono già.
Il sole che tinge le nuvole di rosa, le montagne innevate che guardano un lago mosso dal vento. Un' aria tersa e profumata ancora di zucchero filato.
Il gruppo l'ho perso subito, ho socializzato pochissimo, anche se quel poco è stato piacevole, non ho visto Babbo Natale, ma ho passato una giornata come non avrei mai fatto.
All' aria aperta, con le mie bambine, serene e felici anche prima che decidessi di esserlo anch'io.
Ed è per questo che sono stata molto contenta di aver deciso di essere testarda e non rompiballe (sì un po' sì, ma abbiate pietà), e che ringrazio quella pazza di Silvia di avermi trascinato in un posto dove da sola non sarei mai andata.
E dove non tornerò mai più, sia ben chiaro.



lunedì 18 giugno 2012

IL BALLO DEL DIPLOMA

Ai tempi di Patasgurzo i bambini si esibivano in dubbi balli di gruppo e poi arrivava il sindaco a consegnare il diploma. Il suo anno avevano anche organizzato una caccia al tesoro sul lungo lago e la sera si erano mangiate salamelle nel cortile dell'asilo....se non fosse stato per il temporale e un demente che aveva cercato si aprirmi la macchina come una scatoletta di sardine, i miei seggiolini auto fanno gola ai più si sa, sarebbe stata anche una bella serata.
Quest'anno invece si è deciso di traslocare l'intero asilo, genitori compresi, alla Rocca, il castello che ci guarda dall'alto.


A me in verità mi sembrava un idea alquanto bislacca; a giugno è risaputo, o piove a secchiate e o fa un caldo torrido, non proprio belle premesse per una passeggiata in salita alle quattro del pomeriggio.
E invece è stato carino; certo i bambini più piccoli davano i numeri, non so quanta acqua è stata consumata e Patasgnaffa aveva due guance che definire rosse forse sarebbe riduttivo.
Ma bambini, passeggini, nonne , mamme sui tacchi, papà con videocamera che salivano su per i tornanti mettevano allegria.


I bambini si sono esibiti in una danza medievale e non è stato male. Certo, essere nel cortile di un castello ha aiutato non poco a suggestionare gli spettatori.


Poi hanno cantato le immancabili canzoni in cui la base registrata la fa da padrona (ma perchè, ancora una volta perchè!?) e finalmente si sono diplomati.





Con cappello, troppo largo, e pergamena. Con labbra strette dall'emozione e sguardi stupiti, perplessi e felici. Perchè eravamo tutti lì con loro, perchè c'era il sole e le zanzare danzanti. Perchè non hanno la più pallida idea di quello che verrà dopo, perchè sono fiduciosi e aperti alla vita. Ingordi, impazienti, ma capaci anche di stare su un ramo a penzolare i piedi.



mercoledì 28 marzo 2012

CLOROFILLA


Clorofilla prende la luce, clorofilla regala energia. Clorofilla è una magica pozione verde che trasforma le cose, che le rende splendenti e durature. Il sangue delle fate probabilmente è clorofilla.
Prendete per esempio un vecchio convento nel cuore di Milano. La prima volta che Patamà l'ha incontrato era giallognolo, scrostato e puzzolente. Davvero tanto puzzolente. Patamà all'epoca aveva 16 anni e viveva in una casa con un grande giardino insieme a due cani, un cavallo, galline, due anatre e pure una capretta di passaggio. Ma l'età dell'innocenza era finita ed era finito anche il matrimonio dei suoi genitori. Si aprivano le porte su una nuova vita, la città era pronta ad accoglierla. Lei era un po' meno pronta e la visione della nuova casa nel vecchio convento, due stanze sospese in soffitti altissimi, non rendeva più allettante la nuova avventura.
Piano piano le cose migliorarono, i vecchi ubriaconi piano piano sparirono e le scale cominciarono ad avere un odore migliore. Restava comunque un vecchio edificio, con tante storie da raccontare, ma che nessuno aveva voglia di stare ad ascoltare.
Il chiostro, angolo di pace e serenità aveva perso da tempo la sua vocazione. Era stato teatro di avanspettacolo, cinema per pigri pomeriggi e al tempo era un fatiscente cinema porno. Con la sua vecchia cassiera, i suoi furtivi avventori e le sue sgargianti ospiti. Un luogo, paradossalmente, di relativa quiete che custudiva, impolverati e abbandonati i fasti teatrali di un dì.
Intanto la città cambiava, il centro si trasformava, i vecchi inquilini piano piano sparivano per lasciare il passo a nuovi ospiti, più giovani e alla moda. Anche per il cinema fu la fine ed arrivò il Bingo.
Intanto Patamà si era spostata, non lontano, nella casa di fronte. Aveva guadagnato più spazio e una vista migliore, anche perchè il vecchio convento nel frattempo aveva subito un restyling e si stagliava chiaro contro un cielo talvolta blu.
Fortunatamente il Bingo fu un fiasco, le tanto temute frotte di gente non arrivarono mai e in poco tempo anche quella parte della vita del convento si chiuse.
Passarono gli anni, Patamà se ne andò via dalla città e il chiostro rimase murato e silenzioso.
Ma un giorno arrivarono Giovanna e Cinzia e la magia cominciò, la clorofilla prese a scorrere tra le stanche mura, il cielo guadagnò nuovamente il suo spazio e il chiostro ricominciò a vivere. Ebbe una nuova chance, un' incredibile e unica chance.
Ci sono chiostri che rimangono affidati alle premurose mani di instancabili frati, ce ne sono altri che accolgono studenti sdraiati su prati e muretti. Ce ne sono alcuni che regalano attimi di sollievo a persone dolenti, altri ancora che danno ospitalità a chi cerca riposo e tranquillità
Ma questo è il più fortunato di tutti. Ha sofferto, è stato murato, insozzato, trascurato, commercializzato, ma adesso sarà abitato da creature uniche, rumorose, gioiose, tenere, divertenti, curiose, affettuose, talentuose....sarà abitato (solo di giorno, così potrà riposare) da bambini.
Giovanna e Cinzia hanno deciso di regalare a una stanca Milano un asilo che farebbe venire voglia di tornare bambino a chiunque.
Un' ampia piazza su cui si affacceranno le aule del nido e della materna, un atelier del gusto, un laboratorio dell'acqua, una calda piscina e un meraviglioso, incredibile giardino pensile.
Le insegnanti, alcune di madrelingua inglese, avranno il supporto dei famosissimi e invidiatissimi asili di Reggio Emilia.
Intorno un bistrot pensato per le famiglie e altri spazi per gestire il tempo libero. Pensate a quello che vorreste e Giovanna e Cinzia ci hanno già probabilmente pensato prima.
Una delle poche ragioni che mi fanno rimpiangere di non abitare più quelle due finestre dietro Corso Genova...ma in fondo la casa non l'abbiamo ancora venduta....
C'è un solo neo in tutta questa bellissima storia, ed è che questo luogo da sogno ancora non esiste, non del tutto. Ma solerti magutt stanno alacremente lavorando perchè tutto ciò diventi realtà per settembre.
Intanto potete farvi un giro da quelle parti, farvi offrire un caffe, chiudere gli occhi e immaginare un mondo magico e verde in cui crescere i vostri fortunatissimi bambini.

Ovviamente il suo nome è CLOROFILLA

giovedì 8 dicembre 2011

BANF BANF

Banf banf, è il suono che esce quando respiro in questi giorni. Non sta succedendo niente di particolarmente negativo, ma tanti piccoli ostacoli rendono il mio cammino più stancante di quanto vorrei....ma forse è solo un'influenza strisciante!
Le bambine stanno meglio, il mio giovane uomo ha resistito e il mio uomo grande sta lentamente alzando bandiera bianca. Oggi si è perso un bel concerto ed è molto triste.
Però abbiamo passato un bel weekend in campagna dal Nonnoro, i patasgnaffi hanno scritto a quel vecchio pancione di Babbo Natele e siamo tornati in tempo per la festa dell'asilo.




Ho fatto fare un lavoretto ai bambini, una cosa semplice che avevo trovato l'anno scorso in giro per la rete...ma non mi ricordo più dove (è passato un anno per la miseria!).


Poi siamo scesi sul lungolago e i bambini hanno acceso delle lanterne che avevano costruito all'asilo per festeggiare un San Martino tardivo.


Sono riuscita a raggiungere le Amiche a Milano per una cena surreale che è stata annullata e riconfermata un numero imprecisato e imbarazzante di volte. Alla fine è stata fatta, a dispetto di tutte le avversità, perchè una di noi aveva ormai fatto la crostata....a volte basta proprio poco!
Oggi , nonostante il mio corpo abbia cercato disperatamente di nascondersi sotto il piumone, ho decorato casa e portato le fanciulle, più sociali, a vedere l'albero del paese illuminarsi al suono della banda travestita da zampognari (ebbene sì!).
E domani Patagnoma deve fare un prelievo per controllare che il misterioso battere sia sparito....banf, banf....

giovedì 20 ottobre 2011

L'INVITO MANCATO

Quest'anno Patasgnaffa ha cambiato classe all'asilo.
E' un'usanza della scuola, che in cinque anni di frequentazione non ho ancora ben capito....ma in fondo ho ancora tre anni per farlo. Ogni anno non si è mai sicuri di quello che succederà, se le classi rimarranno integre o smembrate e sparpagliate. Per due anni ci è andata bene ma quest'anno la piccola ha dovuto cambiare classe.. In realtà non c'è alcun problema. In questi anni di mammitudine ho capito che spesso proiettiamo sui bambini ansie e timori che loro non hanno e che spesso i cambiamenti sono più un problema nostro che loro.
Patasgnaffa è finita con una maestra che già conosceva bene (in un asilo con cinque maestre questo non è molto difficile in effetti), in una classe molto più bella e grande (anche se questo conforta solo me) e con un paio di amici. Solo maschi, ma civetta com'è se n'è anche fatta una ragione. Nella classe ci sono anche i piccolini, ma comunque quest'anno, come il prezzemolo, sono stati piantati in tutte le sezioni. I grandi dell'asilo fanno molte attivitò insieme e lei non ha perso i contatti con le sue amiche del cuore.
Però, perchè un però c'è sempre, le hanno cambiato l'armadietto e gliene hanno assegnato uno in un altro corridoio vicino alla classe nuova.
Ora, gli inviti delle feste di compleanno, una marea, vengono messi dalle mamme di turno negli armadietti dei vari bambini. E quando si invitano bambini di calssi diverse, e io lo so bene perchè siamo di ampie vedute, è un po' un casino considerando il fatto che sugli armadietti ci sono solo animali di varie specie.
Fatto sta, si finalmente parrebbe io sia arrivata al punto, che oggi c'era la festa di un'amica di Patasgnaffa ma lei non aveva l'invito.
Per fortuna le feste si svolgono, in maniera piuttosto tristanzuola, in un locale sotto l'asilo e per fortuna la mamma della bimba in questione è una mia amica. Quindi ho potuto fiondarmi giù come una furia e chiedere come mai la mia bambina, luce dei miei occhi, faro illuminante per il mondo intero, non fosse stata invitata. L'equivoco si è subito chiarito e io ero così contenta che sono anche andata a comprare un regalo....ma un tarlo lavora....e se quella strega di mia figlia non fosse stata invitata davvero???

giovedì 21 aprile 2011

PRIORITA'

Il 4 aprile i Patagenitori sono sgusciati via nel cuore della notte per assecondare l'urgenza di mondo della Patagnoma, affidando i patasgnaffi alle cure di nonnaMi. Al risveglio i bimbi sono stati cautamente avvisati della possibile nascita della sorella e poi sono stati abbandonati al loro destino scolastico.
Uscita dalla sala parto, incredibilmente in forma, Patamà è riuscita a controllare anche il cellulare e sgomenta vi ha trovato due chiamate dell'asilo! Da mamma super efficiente ha subito richiamato...e dall'altra parte ha risposto la Patagnaffa....che aveva piantato le tende nell'ufficio della direttrice e probabilmente orami svolgeva alla perfezione funzioni da segretaria! La piccola voleva sapere se era nata la sorellina. Patamà commossa le ha dato la buona novella, e l'adorabile creatura, con voce tremante ha ribattuto : " evviva, mamma senti questo pomeriggio posso, posso.....vedere la televisione?"....!!!!!

giovedì 17 marzo 2011

FRATELLI D'ITALIA

Da piccola ero molto patriottica. Amavo il tricolore e pensavo che l'Italia fosse il centro perfetto del mondo. Il fatto che confondessi la mia città con il paese intero, direi che è irrilevante!
Crescendo ho cominciato a vedere (a torto, lo ammetto) l'essere patriottica troppo vicino all'essere nazionalista...e ho sviluppato un senso civico più lato. Credevo, e credo tuttora, che sia più opportuno aprire i nostri orizzonti e sforzarci di essere dei buoni cittadini, in qualsiasi parte del mondo ci troviamo.
Ma in questi tempi e in queste zone, dove il verde prepotentemente avanza (e purtroppo non si tratta di prati), forse aggiungere un pò di bianco e di rosso (e questo mi viene meglio!) è un nostro dovere, anche verso i nostri figli.
I Patasgnaffi, dal canto loro, sono come ero io da piccola. Ingenuamente e romanticamente patriottici. In questa settimana poi hanno fatto il pieno. Sia a scuola che all'asilo hanno colorato tricolori, si sono dipinti bandiere sul viso e soprattutto hanno cantato l'inno d'Italia, che ormai in casa è diventato un vero e proprio tormentone!
Patasgnaffa ovviamente ne ha dato una sua versione: Fratelli d'Italia, l'Italia tedesca...".
Ecco, forse sul concetto di patriottismo si deve ancora lavorare un pò!

giovedì 13 gennaio 2011

QUELLE DOMANDE

Asilo, andata. Siamo già a meta' strada, Patasgnaffa mi chiede come abbia fatto ad entrare nella pancia la Patagnoma....e no, sto guidando, tra cinque minuti siamo all'asilo e ho pure sonno! Le propino un veloce sunto , parlandole di ovetti e di semini furbissimi che scovano i primi e vi si accoccolano dentro. Entriamo in paese, l' asilo e' sempre più vicino, la Patasgnaffa incalza. Come ha fatto papa' a mettere i suoi intelligentissimi semini nella pancia della mamma?.....e no, ho anche trovato parcheggio.....va beh facciamola veloce, lo ha fatto usando il suo pisello ( e qui credo che l' invidia del pene della Patasgnaffa sia schizzata alle stelle! ).....siamo sul cancello ormai, la piccola curiosa mi interrompe e con sicurezza esclama : ah, attraverso l'ombelico.....si va bene, dovrei rettificare, ma siamo arrivate all' armadietto... sara' per la prossima volta!
Asilo, ritorno. Ma come fa la Patagnoma ad uscire dalla pancia.....interviene Patasgurzo e le da due precise opzioni, dalla patatina o da un taglio nella pancia....decisamente troppo pulp! Mi tocca spiegare che durante il macabro rituale la mamma e' sveglia ma, magia delle magie, la pancia dorme e così non si sente nessun dolore. La piccola pero' non se ne fa sfuggire una....dopo il taglio cosa succede, ci mettono un bel cerotto? no, amore ti cuciono, con l' ago e con il filo....e la pancia dorme ancora, così non si sente male....bello, e di che colore e' il filo?Avrei voluto rispondere rosa, ma per fortuna siamo arrivati a casa!

lunedì 15 novembre 2010

LA VERSIONE PATASGNAFFA

Come già era successo a Patsgurzo, Patasgnaffa va in un asilo cattolico, non abbiamo alternative, in zona o così o a casa (!!!!!!!!!!!!!!!), e comunque in quell'asilo ci andrei anche io; amo così tanto quelle maestre che ho fatto un terzo figlio solo per non doverle perdere.
Pero' l'impatto dell'educazione religiosa non supportata in casa sortisce dei bizzarri risultati.
Patasgurzo mi snocciolava preghierine spacciandole per poesie, e rimase sinceramente colpito quando scopri' che anche io conoscevo Gesù e famiglia ( altrimenti detta sacra). Gli spiegai che era un tipo abbastanza famoso e più o meno fini' li'.
Patasgurza, da brava donnina parrebbe più pia (d'altronde io alla sua eta' sognavo di fare la suora.....avevano lunghe vesti a più strati, una vera chiccheria), e mi intima di pregare prima di ogni pasto. Tuttavia la preghiera, dopo un corretto segno della croce, sembra più una creazione futurista, ricca di onomatopee...Pim pim pum...Ieri si e' prodotta in un ave Maria che testualmente recitava così: Ave Maria piena di grassi....Anche della storia sacra ha una sua versione, che comprende un personaggio di nome Gesup nipote di Maria e orbo di padre e madre. Oserei dire che a tutt'oggi la laicità della famiglia non e' in pericolo!

giovedì 21 ottobre 2010

IL VIGILE

Stavo godendomi un indispensabile sonnellino postprandiale quando un trillo mi ha risvegliato e costretto ad asciugarmi la bava che mi colava sul mento. Mi sono avventata sul telefono chiedendomi come mai avesse suonato una volta sola....ovviamente era il citofono. Spettinata, stropicciata e senza occhiali che avrebbero un po' nascosto le sbavature del rimmel, sono rotolata giù dalle scale e ho risposto all'apparecchio che mi aveva strappata dal sonno. Dall'altra parte un individuo mi si e' presentato come il vigile. Ora, io sono una brava bambina, dai lunghi capelli biondi e lo sguardo innocente, incapace di dire bugie, non per moralità esemplare ma perché mi farei subito scoprire, e per la medesima ragione, incapace di commettere atti illeciti....ma le forze del' ordine in ogni loro declinazione mi gettano sempre nel panico. Quindi, già conciata com'ero mi sono fiondata al scalza al cancelo dove ho trovato un vigile, abbastanza cortese, che mi porgeva un' ingiunzione di pagamento del comune di Milano...Guardo la cartella.....non avevo pagato l'ultima rata dell'asilo nido di Patasgurzo ( e chissà se poi e' vero!). Ma porca miseria non potevano aspettare ancora qualche anno ( Patasgurzo e' in terza elementare) così avrei potuto chiedere i soldi direttamente all'interessato?

giovedì 23 settembre 2010

RICERCHE MATTUTINE

Scena: Patasgnaffa andando all'asilo con una pila puntata sulla testa: mamma non trovo il mio "cerbello".....
Amore mio, certe mattine neanche io!

venerdì 25 giugno 2010

PISCINA

Le maestre di Patasgnaffa sono delle sante...o delle pazze, a seconda di come le si guardi!
Settimana scorsa hanno portato tutti i bambini piccoli in piscina. Una piscina dove non toccano neppure. Ma loro si sono infilate in acqua e con l'aiuto di alcuni maestri della piscina, hanno convinto anche più recalcitranti a tuffarsi. Alcuni sono rimasti aggrappati alla poveretta di turno, altri si sono saldamente tenuti a tuboni gialli, altri ancora sono stati calati in una specie di cesto del pane galleggiante (mah!). Ma tutti alla fine si sono lasciati scivolare giù da un piccolo scivolo rosso.
Poi, in quasi totale serissimo ed emozionato silenzio, in fila sono ritornati con le loro cuffiette colorate e gli accappatoi slacciati negli spogliatoi.
E' andata così bene che oggi, ultimo giorno di asilo, hanno alzato il tiro e gli hanno portati in un parco acquatico (una delle meraviglie di non stare più in città è quella di avere delle amenità simili a un tiro di schioppo!), con tanto di onde e toboga altissimi. Inutile dire che il religioso silenzio questa volta è andato a farsi benedire! La Patasgurza veniva giù come una lippa e urlava come un aquila....ma chi glielo spiega che l'asilo è finito adesso?