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mercoledì 14 gennaio 2015

LA NEVICATA DELL'85

Andavo alle medie, come fa Patasgurzo adesso. 
Una scuola un po' magica, di quelle che adesso non si trovano più. Sperimentali, si chiamavano, e noi eravamo cavie felici.
Io ero tra i pochi fortunati ad abitarci vicino, i miei compagni, la maggior parte, arrivavano dal centro della città, su un pullman arancione. Quante volte l'ho rincorso affannata perché ero in ritardo? probabilmente innumerevoli.
Altre volte ero più brava e riuscivo ad arrivare al grande cancello marrone a un passo di marcia più accettabile. Ma il grande cancello marrone era solo metà strada. La scuola era in mattoni rossi, con una torretta, e riposava placida al centro di un giardino all'italiana. Con cascatelle, labirinti in bosso e una grotta finta.
Ho una buona memoria, ma non ricordo da quanto nevicasse, immagino da un po', però chiudere le scuole era meno di moda. 
La mattina di neve ce n'era già tanta, anche se in quegli anni non era così strano. Lo spazzaneve oltre il cancello non entrava e per guadagnare la scuola avevi bisogno dell'attrezzatura da neve, che all'epoca voleva dire tre paia di calzettoni e stivali di gomma. 
Sotto una luce bianca e un silenzio ovattato la scuola si è riempita come sempre, il pullman arancione era arrivato.
Non mi ricordo se abbiamo fatto lezione, probabilmente sì anche se penso fosse impossibile non stare con gli occhi fuori dalla finestra a vedere quella lenta e inesorabile cascata lieve.
Alla fine della giornata, una di quelle lunghe, erano ormai le quattro del pomeriggio, però il pullman arancione a risalire su dalla città fino alla scuola proprio non ce l'ha fatta più. 
Non c'erano ancora i cellulari, tuttavia nessun ragazzo è rimasto nella neve, a pensarci adesso sembra quasi improbabile. Ma alla spicciolata i genitori si sono organizzati per il recupero dei loro figli. Nel frattempo però la scuola aveva chiuso, e chi non era ancora andato a scuola è venuto a casa con me.
La nevicata dell' 85 non la ricordo per la quantità di neve, ma per il playdate più affollato di sempre!


venerdì 11 aprile 2014

NON TI SCORDAR DI ME

L'altro giorno un' amica mi ha chiesto se pensassi mai a te.
E' stata la prima in nove anni. La prima che mi abbia chiesto come sono stati i giorni successivi, se me li ricordassi.
Certo che me li ricordo, certo che penso a te, non tutti i giorni, ma spesso. E da un po' riesco a farlo anche con un sorriso.
Di quei giorni ricordo il grigio, il grigio dentro, il grigio del cielo e il grigio dei marciapiedi.
Gli sguardi sfuggenti e preoccupati di chi sapeva, che via via si sono persi e non sono mai più tornati a chiedermi di te.
Te che dovevi essere Patapulce a questo punto, che il suffisso pata allora ancora aveva graziato la nostra famiglia. Il fratello di Patasgurzo, quello con cui avrebbe giocato a pallone e che non gli avrebbe riempito la casa di rosa e glitter. Quello lo avrei fatto comunque io, che Patasgurzo e Patapà si rassegnino. Te che hai deciso che in questo mondo non volevi venire, sicuramente perché avevi opzioni migliori. Non sei stato l'unico, ma l'unico che ci abbia illuso così tanto, l'unico che mi abbia costretta non solo a perderti, ma anche a partorirti.
Quindi a te penso di più, non me ne vogliano gli altri. Perdere un figlio è un'esperienza sempre devastante, ovvio che se il figlio è venuto al mondo lo è di più. Nessuno potrebbe mai negarlo.
A queste madri viene concesso il lutto e donata una dannazione eterna che non oso neanche immaginare. Alle madri che perdono un figlio, prima della sua nascita, questo non viene concesso. Si dimentica presto chi non si è mai visto. Ma una mamma che perde un figlio, anche se custodito intimamente per poco non può dimenticare. Perché non solo ha perso un figlio, perché lei così lo sente da subito, ma ha perso un figlio perfetto. Un figlio ideale, che non ti fa passare neanche una notte in bianco, che non fa capricci, che è sicuramente bellissimo, di una simpatia esplosiva e di un' intelligenza che tu proprio te la sogni. Sogni. Ecco cosa predi, il figlio dei tuoi sogni, a un pezzo di strada della sua alba. Tu lo perdi e il mondo se lo dimentica.
E forse va bene così, forse è anche quello che ti fa andare avanti, che ti aiuta a far tornare normale la tua vita, a regolare il tuo respiro e ritmare nuovamente a sincrono i battiti del tuo cuore.
Poi ci sono gli altri tuoi figli, perché sei stata dannatamente fortunata ad averne di così simili a quello dei tuoi sogni, ma quello non ve lo sto neanche a dire.
Però è stato bello che qualcuno si ricordasse di te, e proprio in questi giorni, in cui, nove anni fa avresti dovuto infrangere allegramente l'immagine del bimbo ideale, per diventare un normalissimo, bellissimo, rompiscatolissimo Patasgnaffo. Perché, che ti piaccia o no, questo sei, della nostra famiglia farai comunque parte.
In qualche modo sei venuto al mondo in un freddo Aprile, ti porto sempre qui, all'interno del mio polso. Un nontiscordardime, scelto per il suo colore, che sarebbe stato quello di tuoi occhi, scelto per il suo nome. Solo l'anno successivo avrei realizzato che è proprio in Aprile che questi piccoli fiori invadono pervicacemente il mondo, colorando prati, ma spuntando anche dove non ti aspetteresti. E così tutti gli anni tu vieni al mondo. E non mi sembra decisamente poco.
Grazie Jill.



martedì 18 marzo 2014

AI CONFINI DELLA REALTÀ: 10.1 BURDA

Io non sono mai riuscita a vedere un film dell'orrore vero e proprio.  E se considerate che ho ancora gli incubi per Twin Peaks, forse potete anche immaginare il perché.
Ma covo da sempre, anche se non si direbbe, un'anima gotica e sono cresciuta a pane e Poe, acqua e Walpole, salame e vampiri.


Il mistero è ciò che guida ancora le mie letture, prevalentemente gialle, e mi incolla a uno schermo.
Da ragazzina impazzivo per "ai confini della realtà". Mi sono vista tutta la nuova serie, e poi anche la prima, quella ancora in bianco e nero, molto più inquietante.
La cosa che affascinava era che scenari apparentemente assurdi venissero inseriti in contesti incredibilmente banali e possibili.
Pur credendo a cose come le fate, ho sempre però pensato che queste storie fossero frutto di abili sceneggiatori.
Invece mi sbagliavo. Di brutto.


La prova provata la trovate su Burda di Marzo. Se andate a pagina 92 c'è una tipa che mi assomiglia così tanto che sono proprio io.
Io che ho due macchine da cucire rotte probabilmente perché le uso male, io che faccio cuciture deperibili, con date di scadenza ravvicinate, io che taglio storto, cucio sghembo e se mi parlate di precisione faccio addirittura fatica a capire il termine.
La regia di questo imperdibile episodio è di Gaia aka Vendetta Uncinetta (a proposito avete visto che bello il nuovo sito?), la cui vena dark è un filino più percepibile della mia.



mercoledì 6 novembre 2013

POLVERE SOTTO IL TAPPETO

Ottobre è finito, e devo dire che non posso che esserne felice. E' stato un mese orribile perché sono stata molto male.


Non ho intenzione di ammorbarvi con particolari e dettagli, anche se come una vecchia in ciabatte che rincorre il postino per avere nuove orecchie che la ascoltino, sarei molto tentata. Chissà perché gli avvenimenti dolorosi ci sembrano mille volte più interessanti da narrare di quelli felici. Chissà perché le mamme si soffermano sui dettagli raccapriccianti di un parto, e meno sulle capriole che fa il cuore al suo primo sorriso.


Vi dirò che ho passato momenti bui, freddi e duri, attanagliata da un dolore che reclamava tutto per se.
Gli attimi in cui la mente riusciva a fuggire erano pochi, pochissimi, ma sapete dove andava?


All'Ikea a comprare un tappeto. Eh sì, uno grande grande, possibilmente bianco e nero. Perché anche se quando qualcuno di molto autorevole, già molto tempo, fa mi aveva detto che il nero sarebbe stato il nuovo bianco, io avevo pensato che mai, io mai, avrei potuto cedere all'assenza di colori.


Però nella vita ho imparato che la cosa più stupida da fare è dire mai, e comunque ieri ho fatto una risonanza magnetica alla testa per cercare di spiegare questa strana pulsione.
E così settimana scorsa, nonostante sarebbe stato più saggio me ne restassi tranquilla a casa, proprio non ho resistito e all'Ikea ci sono andata lo stesso. Pare si chiami TRS (terapia di recupero svedese), e mi sono comprata un grande tappeto bianco e nero.


A quel punto ho dovuto comprare anche delle tende bianche e nere, perché se no lui si sarebbe sentito drammaticamente solo. E non voglio vedere musi lunghi in casa mia!
Certo, le tende bianco e nere sono rimaste ben poco, ma almeno ci ho provato. Non è colpa mia, è che sono state subdolamente attaccate da pennarelli e pezzi di stoffa mentre ero distratta.


Oggi Patagnoma, al posto di mettere via un puzzle lo ha infilato pezzo per pezzo sotto al tappeto, come faccio io per le pulizie al volo. Sì, faccio anche certe nefandezze.
La stessa cosa voglio fare di questi miei tristi giorni di ottobre, li voglio coprire con un grande e bel tappeto nuovo. in modo da camminarci e ballarci sopra nei mesi successivi, tanto da ridurli in minuscoli granelli di polvere che dispersi nell'aria voleranno via.
Ecco.



martedì 9 luglio 2013

I FIGLI CRESCONO, LE MAMME IMBIANCANO



Quando ci siamo trasferiti nella Patacasa, i Patasgnaffi erano due.
Arrivavamo da una grande casa con un lungo corridoio. I muri arancioni rincorrevano quelli verdi e si scontravano con quelli gialli.
Patasgurzo vi aveva vissuto da solo, anche se non era la sua prima casa. La sua stanza aveva un angolo sul tramonto e un letto con il soppalco turchese.
Quando è arrivata Patasgnaffa, minuscola, si è accampata nella stanza più piccola, ombrosa e con un tavolo rosa.
Però allora erano giovani ed incoscienti, ed il loro amore era ancora intatto e nuovo.
Quindi amavano dormire insieme. Lo facevano solo nel fine settimana, quando le risate protratte non avrebbero segnato eccessivamente i nostri occhi.
Patasgurzo andava nella camera della piccola, lei nel suo alto lettino viola scintillante di brillantini e lui su una brandina accanto.
E così nella Patacasa abbiamo deciso di farli dormire insieme, una stanza per dormire, e una per giocare.
E l'inizio è stato bello. Pieno di entusiasmo come tutti gli inizi. Il più delle volte li ritrovavi avvinghiati nello stesso letto, le coperte accartocciate e i piedi intrecciati.
Ma ormai era tanto che non succedeva più. 







Patasgrzo soprattutto era alla continua ricerca di uno spazio tutto suo, e faticava a dividere la stanza con una giovane principessa chiacchierona.
Lei dal canto suo, forse traviata da modelli più standard, finiva per trasferire tutti i giochi nella stanza da letto, imponendo infiniti traslochi serali.
Era quindi giunto il momento di dividerli; approfittando del fatto che fossero in vacanza con NonnaFi, mi sono armata di pennelli e muscoli, e gli ho fatto una stanza per uno.
Proprio come un regalo. Di fine anno, o di compleanno. Possono scegliere come vogliono.






E' stato difficile partire per una settimana a lavoro finito ed aspettare di vedere che faccia avrebbero fatto...ma ne è valsa davvero la pena. 
Ho due figli divisi e molto più felici!


mercoledì 12 giugno 2013

UNDICI VOLTE TRENTA

Presa com'ero dal turbinio della fine della scuola e dalla miriade di altri compleanni, veri e finti, mi stavo dimenticando del mio!


Per fortuna ci sono le amiche, che in un campo da calcio pieno di margherite ti chiedono che programmi tu abbia per i festeggiamenti.
I

Per fortuna non si scompongono nel vedere nel tuo sguardo il vuoto pneumatico e un vago senso di terrore.


Per fortuna ci sono le amiche, che decidono di organizzarti a casa loro un piccolo party di compleanno. Addirittura il giorno prima per non dare troppo fastidio


E così ho passato l'ultima sera dei miei trenta in compagnia di amici cari, una luce che accarezzava le rose e un' aria che timidamente richiamava l'estate.




E non finisce qui perché le amiche non arrivano mai sole. E dopodomani quattro di loro prevedono di rapirmi per ben 24 ore.


Destinazione sconosciuta ed elenco valigia altamente improbabile.
Chissà cosa diavolo sarà dei miei quarant'anni nuovi di pacca...


Nel frattempo, grazie Tina!





E grazie anche a Francesca per avermi fatto vedere i quaranta sotto una nuova prospettiva numerica!

domenica 19 maggio 2013

LA VIE EN ROSE

Sabato scorso, ommioddio è passata già una settimana, il sole illuminava l'erba verde e rigogliosa. L'aria era fresca e pulita. Il cielo terso e promettente.
Certo, ho dimenticato le chiavi della macchina in casa e ho dovuto scavalcare il cancello.  Ho dovuto cambiare la stazione di partenza a causa del raduno nazionale degli alpini. Ho dovuto non cedere il posto in fila alla biglietteria automatica a una badante e al suo vecchio alpino, ma poi ce l'ho fatta. Ho preso il treno e cucendo pezze rosa, cosa che ho notato attirare molto l'attenzione delle over60, sono arrivata a Faenza. Pronta per dare il mio contributo al Total Pink.
Io e i miei pantaloni rosa ci siamo timidamente incamminati verso il museo della ceramica.
Grande e silenzioso. Ombroso, fresco, custode di memoria e di oggetti fatti da mani abili e operose.
E mani abili e operose, erano in movimento, proprio lì. Protette e illuminate da grandi vetrate, che si affacciavano su un prato, anche lui verde e rigoglioso.



Decine di donne, con un ago in mano e un sorriso sulle labbra. Bei visi, begli occhi, ma sapete cosa mi ha stupito di più? la mancanza di rumore. C'era un brusio sommesso, ma non timido, non compito, non contenuto. C'erano semplicemente degli esseri umani che comunicavano senza urlare. E a questo ormai non siamo più abituati. E questo è forse anche uno dei messaggi del Total Pink. Che si può parlare di cose serie e dolenti, come la distruzione, la carcerazione, la malattia, ma senza urlare, intrecciando insieme i fili della ricostruzione, della libertà, della guarigione, come in una grande coperta, fatta di tante pezze diverse, di tante volontà diverse, di tanti amori diversi.



Ancora una volta, come tutte le volte che il web si incarna in mani e sorrisi, non c'è stato un attimo di esitazione, non un'aspettativa delusa. E una volta di più posso dire di avere nuove amiche.
E' stato bello cercare tra le pezze quelle di chi si conosceva, prendersene cura e legarle tra loro, come a comporre un canto, come proseguire un discorso iniziato mesi fa.




Piano piano, la nostra coperta ha preso forma, e c'erano talmente tante pezze, che oltre a quella che sarebbe servita a ricoprire la nostra colonna, ne è nata un'altra, pronta per abbracciare un albero.
Poi una lunga conferenza, un susseguirsi di donne allegre e forti, con i loro progetti, a rotolar giù dal banco e richiamare applausi.


Infine l'aria aperta, la passeggiata per Faenza, le chiacchiere e il profumo delle acacie in fiore.
L'unico rammarico è aver preso il treno e non aver visto di persona l'esplosione di lana rosa il giorno successivo.




Però quel treno è stato forse destino che io l'abbia preso. Mi ha condotto da un Patapà malato, mi ha permesso di portarlo a casa per affidarlo, addirittura, alle cure di dottori. Adesso sta bene, ma per qualche giorno è stato in ospedale.
Il primo giorno, con un sole splendente e un cielo blu che solo il vento sa regalare. E poi giorni ingrigiti da una pioggia fredda. Giorni in cui sono stata sola con i bambini, cercando un ritmo che fosse solo nostro. Ma giorni in cui sono stata sola anche con Patapà, che un'ora di fila a chiacchierare non capita poi così spesso.
Come dire che non tutti i mali vengono per nuocere, che Pollyanna aveva ragione, che il bicchiere può essere mezzo pieno, che mi sono messa degli occhiali rosa, e anche se ho la faccia stanca e i capelli arruffati, non ho nessuna intenzione di toglierli...



....ehm i bambini dicono che sono ridicola!

Un grazie speciale a Gaia, Chiara e Justine

domenica 12 maggio 2013

FESTA DELLA MAMMA

Per fortuna c'è Twitter, così mi sono ricordata che è la festa della mamma. No perché su tre figli nessuno se ne è ricordato e Patapà dorme ancora, altro che colazione a letto!
Però sono stati carini, dopo che gli ho chiesto cosa si fossero dimenticati sono andati a lavarsi i denti. Appurato che la dimenticanza non era solo in materia di igiene dentale, mi hanno sommerso di baci e sono corsi a prendere i loro regali.
Oddio, sono una madre terribile e normalmente cestino i loro lavoretti, per lo più inguardabili, nel giro di un nanosecondo. Non è colpa loro, sono solitamente fotocopie mal colorate, forse dalle maestre stesse, con frasi stucchevoli da Baci Perugina. Per carità piangere fanno piangere.
Quest'anno però Patagnoma è tornata con un delizioso orto fatto nei gusci di uova. Non propriamente una sorpresa perché ho dovuto comprare uova in confezione da quattro per un mese, ma comunque un bellissimo regalo.
A Patasgnaffa è toccata una borsetta da ritagliare con frase stucchevole all'interno. Ma per fortuna le piace così tanto che gliel'ho dovuta regalare.
La vera sorpresa è stato il regalo di Patasgurzo. Certo mi è andata bene perché a scuola settimana scorsa è andata Nonnami e ha preso in mano le redini della situazione. E l'idea della cornice è mia, modestamente. Ma al disegno c'era allegata una poesia. Scritta da lui. Sono ancora sciolta come un gelato al sole.

Tu mamma con verdi occhi
Dolci e morbidi come gli gnocchi,
Biondi capelli, rosea la bocca
Tenera e soffice quando ti tocca;
Denti bianchi
E molto brillanti;
Tocco affettuoso,
Sguardo favoloso.
Noi, tuoi figli, ti adoriamo
E questa poesia ti dedichiamo





lunedì 25 marzo 2013

UNA FAMIGLIA DI STREGHE

Questo deve essere il tempo in cui i nodi vengono al pettine, o sono i quaranta incombenti che mi fanno guardare le cose anche voltandomi in dietro, e da in cima a una collinetta le cose forse si vedono in un altro modo.
Però ieri sera, la ultima sera nella casa di città, che, non vi ho detto, ho affittato grazie al post, e son soddisfazioni, ed è malinconia mista a gioia perché i nuovi ospiti sono così carini.
Una sera lavata da una pioggia scura e incessante, passata al cinema con una Creativa, una Scienziata, una Golosa, un Maldestra, un' Amica e no non ho sbagliato a mettere il link.
Una sera in cui entro in casa con il mio cappottino verde e poso nuovamente gli occhi su quel quadro rinvenuto in cantina una quindicina di anni fa.
E c'è lei, ferma lì in mezzo al quadro, l'unica che guarda fuori, che ho sempre pensato aspettasse qualcuno. Forse i miei occhi, celati dagli stessi occhiali. Con una mano tornata in tasca dopo aver spostato una ciocca del caschetto biondo dietro l'orecchio.
Stretta nel suo cappottino verde, perché magari lì, fuori dai portici piove una pioggia scura e incessante..
Questo quadro l'ha fatto il mio papà 52 anni fa.

venerdì 7 dicembre 2012

NOSTALGICA

È una sera strana. Passeggio per le strade di Milano. Sola. L'aria é fredda, tersa, sembra quasi pulita. C'è gente in giro, non tanta, passi svelti, mani nelle tasche. Tacchi alti e giubbotti slacciati. Coppie che parlano tra di loro, passi avanti e in dietro con un telefonino. Fiato corto, corsa e lento camminare.
Io galleggio, un bel film ancora negli occhi, un sorriso sulle labbra e un po' di nostalgia nel cuore.
Penso ai miei bambini, a come saranno raggomitolati nelle coperte, al cortile silenzioso e alla brina che piano piano ghiaccia. Al lampione giallo e alla strada lucida.
Ma penso anche a quello che è stato , agli stessi passi calcati quando loro non erano neanche un illusione. Alle notti di dicembre, in bicicletta veloce e la gioventù chiusa negli stivali. Alle infinite possibilità che non sapevo di avere, alla libertà, ceduta per un tesoro.
Penso che vorrei essere come quel gruppo di ragazze che mi supera, ma lo sono già stata e non lo sapevo. Penso che vorrei essere come quella mamma che mi passa accanto in bicicletta, ma forse ha la faccia troppo stanca. Penso che vorrei tornare a casa, ma anche che questa è ancora un po' casa mia.
Ed ecco che alzo gli occhi, e unica illuminata è lì, la finestra della mia vecchia casa. Quella dove avevano vissuto la ragazza bionda e il ragazzo magro con la barba. Il soppalco c'è ancora, ed è lì ancora la cucina; ma la balaustra in pino è stata sostituita da qualcosa di trasparente, le travi sono a vista e c'è un tocco di blu sulle pareti.
A tavola ci sono il ragazzo con gli occhiali e la ragazza con la coda di cavallo. Sono le dieci e stanno ancora mangiando. Chiacchierano calmi e si passano il cibo. Posso immaginare il rumore della posata che cade e l'aria calda che accarezza le braccia nude.
Mi appoggio al muro e resto li, sospinta lontana da una dolce nostalgia. Poi mi volto lenta, augurando al ragazzo con gli occhiali e alla ragazza con la coda di cavallo che quella casa sia anche per loro la porta di una vita felice, di ruvidi baci, di guance rotonde, di amori e risate.


venerdì 23 novembre 2012

IL LATO OSCURO


Capisco che faticherete a crederci, ma Patama' ha un suo lato oscuro, nel senso di noir.
Da piccola per esempio, dormiva con le lenzuola tirate sulla faccia anche con cinquantamila gradi, per impedire che crudeli vampiri mordessero il suo tenero collo. Capirete bene che la situazione alla lunga non era gestibile e per questo decise che Dracula, il sommo vampiro per eccellenza, l'aveva presa sotto la sua ala protettrice, mettendola quindi in salvo dagli altri comuni  morti dotati di zanne.
La passione per i vampiri poi è cresciuta con lei, seguendo varie strade...anche se non è mai riuscita a prendere quella di Twilight!
Alle medie sognava una camera tutta nera, con una bara al posto del letto. Divorava romanzi gotici e declamava sanguinolente poesie.
Al liceo, pallida e vestita di nero, si guadagnava il soprannome di Morticia.
Ovvio quindi che anche i cimiteri abbiano sempre avuto un loro terribile fascino per la lugubre creatura. Se poi erano spersi, piccoli e sgarruppati tanto meglio.
Con gli anni il colore si e' fatto via via sempre piu' strada in lei che pero'  trova ancora estremamente rilassante passeggiare nei cimiteri. E non solo perche' non c'e' in giro anima viva (scusate, ma non potevo esimermi...colpa del mio spirito da patata). Se poi ci si va dopo i morti li si trova pieni di fiori colorati. I patasgnaffi piu' piccoli si divertono a raccogliere sassolini e superare ostacoli. I piu' grandi a guardare foto e inventarsi storie . Al pic nic non c'è ancora arrivata, ma non si sa mai!


















domenica 16 settembre 2012

OSSIGENO

Questo fine settimana Patamà e Patapà hanno mollato i Patasgnaffi, nella loro totalità, a un compiacente tandem, NonnaMi e Nonnafi,  e se ne sono andati a celebrare un matrimonio.

Non il loro, ma è stato un po' come se lo fosse... Un romantico b&b con tanto di baldacchino, una festa in un bellissimo giardino, con lucine e lanterne, e danze sfrenate  (di Patamà ovviamente).
Il giorno dopo una girovagar per colli tra cantine e bancarelle.
Un sole pieno di luce e un aria che sapeva già di frizzante. Quella luce un po' dolce e obliqua del primo autunno e il languore di un' estate nei suoi ultimi giorni.
Una boccata di ossigeno.

domenica 4 marzo 2012

MEMORIA BREVE

Questo fine settimana la Patafamiglia è stata campagna dal nonnoRo. Era da Natale che non ci andava, bloccata dal freddo, da gambe di gesso, da febbri e da partite.
Ma sta volta c'era in ballo una fiera del vino, quindi ogni difficoltà è stata superata, ogni impegno accantonato. Si sono uniti alla truppa anche degli amici con bambini complementari ai Patasgnaffi ed è volato un giorno incredibilmente tiepido, con porte spalancate, lenzuola asciutte un un istante e bambini mimetizzati tra le piante del giardino.
Sabato sera Patamà è stata colta da irrefrenabile voglia di uscire a cena. Un rapido calcolo: Patagnoma ha 11 mesi, l'ultima cena rubata e veloce a ottobre per il compleanno di Patapà....uscire in un anno a cena una volta sola è un po' pochino, ne converrete.
Patagnoma incredibilmente si è lasciata seccare nella culla per le otto di sera, e i restanti bambocci, cenati e pigiamati, sono stati lasciati sul divano del nonno davanti a un film.
La cena è stata molto buona, consumata in un ristorante con luce tenue, voci soffuse e passi felpati. Una cosa terribilmente da grandi.
Tornati a casa Patagnoma urlava come un'aquila a cui avevano portato via il nido. Si è gettata al collo di Patamà arpionandolo con una forza che nulla aveva da invidiare agli artigli della pennuta dal naso adunco.
Ha passato la notte così. avvinta come l'edera, ciucciando come un cammello dopo un mese di siccità.
Quindi Patamà ha avuto tutta il tempo per farsi un bell'esame di coscienza. Per valutare che lasciare una bebè con la memoria di un cetriolo, in una casa che non vedeva da due mesi, con nonni che non vedeva da altrettanto tempo, non è stata una gran furbata.
La cena è stata ben pagata, ma ogni tanto vale comunque la pena sborsare soldi e sonno.

giovedì 12 gennaio 2012

DI POCHE PAROLE: MATTINATA LIBERA!

Patasgurzo a scuola, Patasgnaffa all'asilo, Patagnoma da NonnaMi....treno, Milano, pranzo con le amiche....che meraviglia!