domenica 2 marzo 2014

LAGO DEI CIGNI

E' un po' di anni che scrivo sul blog, dovrei aver capito l'importanza della pianificazione, ma come sempre mi trovo sempre fuori tempo.
Quindi eccomi qui, con il mio post sul carnevale, con un tutorial per trasformare le vostre giovani fanciulle in piccoli cigni, o in buffi anatroccoli.


Un tutorial a carnevale praticamente finito e senza foto del processo creativo perché non ce l'ho fatta a farle per via del tempo. Del tempo che non avevo e di quello che c'era fuori, che ha avuto l'ardire di ritornare piovoso.
Un post perfetto, ci manca solo una ricetta fallimentare delle chiacchiere (crostoli o bugie o come altro volete chiamarle) e siamo a post(o).
Comunque eccoli qui i miei due piccoli cigni, non truccati, scalzi e non in riva al lago come avevo immaginato. Cioè io avevo la scenografia perfetta e non l'ho usata. Snifferò piume per punizione, anzi no quello l'ho già fatto confezionando i vestiti.




Per fare quello di Patasgnaffa ho cucito uno scamiciato bianco, di vellutino, ma potete prendere anche una canottiera di qualche taglia più grande in modo che sembri un vestitino. A quel punto procuratevi dei boa di piume, le trovate facilmente nei negozi cinesi, ma si trovano anche nelle mercerie ben fornite. Ovviamente sono assolutamente la stessa cosa. Armatevi di pazienza, una mascherina e anche un grembiule, è un consiglio d'amica, e cucite le piume sullo scollo, sulle maniche e sull'orlo inferiore del vestitino.



Il costume di Patagnoma è invece un semplice body bianco, a cui ho cucito due giri di piume intorno alla vita e due piccole applicazioni ai lati dello scollo. Avevo paura che troppe piume la infastidissero troppo, e avevo ragione!


Per il collo dei cigni ho usato un tubo di cartone di quelli che si trovano all'interno delle carte da regalo.
Gli ho infilato sopra una gamba tagliata da un paio di vecchi collant di Patasgnaffa imbottendo la parte del piede per farla diventare la testa del cigno, fermando l'estremità con un nodo e facendolo rientrare nella cavità del tubo. Sulla testa ho disegnato un paio di occhi, ho cucito un becco di feltro giallo e nero e una coroncina d'oro, perché trattasi di cigni regali, non le prime ochette che passano!
Alla base del collo ho messo un collarino di pizzo per evitare che l'imbottitura se ne andasse qua le là. All'inizio avevo messo un collarino di piume, ma più che un cigno sembrava un avvoltoio, e capirete bene non fosse il caso! Quello stesso collarino però l'ho fatto scivolare alla fine del tubo, dando l'illusione di una coda.


Comunque sia alla festa del nido, a cui parteciperà anche Patasgnaffa, si vestiranno da cowboy o indiani...quindi domani si ricomincia a cucire!



venerdì 28 febbraio 2014

IL TEMPO, LA SCUOLA E LE PALLINE DI COCCO

Una volta ero capace di scrivere post al volo. Ritornando indietro nel tempo, e ormai ne è passato parecchio, le parole aumentano e le immagini spariscono.
Mi bastava quel poco tempo rubato qua e là per scrivere di qualche scemenza fatta dal Patasgnaffo di turno, allora tra l'altro eran solo due. Niente di che, piccole facezie che era divertente romanzare un po'. Perché la vita bisogna saperla vivere, ma i ricordi è bello indorarli sempre un pochino, poiché anche il tempo passato fa di noi ciò che siamo, e se sembra più bello diventiamo più belli anche noi.
Poi però ho iniziato a vedere il mondo anche in tre terzi, vedendo foto dove ancora non c'erano. Di chi sia stata la colpa non so, forse delle digitali, facili ed immediate, per un'incompetente, pigra e impaziente quale io sono, una manna dal cielo. E' stata colpa di Casa Facile, che mi ha spinto a fotografare non solo i piedini dei bambini, quelli belli e cicciottosi da mordere, ma anche quelli dei divani....e vi assicuro anche lì ce ne sono alcuni così belli che mi verrebbe voglia di morderli. La mazzata finale è stata poi Instagram;  c'è chi parla ormai di patologia, ma se io son malata, son contenta così, mi godo gli istanti anche se li fotografo.
Fatto sta che scrivere un post è diventato più laborioso, perché le immagini, più delle parole, necessitano di cure, che ancorché minime portano via tempo. Tempo, quella cose che mi sfugge come sabbia tra le dita, che come vento impetuoso fa scorrer via i miei pensieri, come nuvole in un cielo mutevole, belle da guardare ma talvolta inafferrabili.
E allora finisce che  scrivo meno, ma oggi mi viene così, di fare una ratatouille di post non scritti, per sentirmi meno in affanno, per chiaccherare un po'. Certo avrei da finire i vestiti di carnevale, ma magari ci pensano i topolini, non si sa mai (posto che non se li siano mangiati tutti i patagatti).
Dopo un lungo inverno di pioggia, con gli occhi alzati per cercare un'arcobaleno, che in assenza di sole nicchiava ad uscire, son riuscita finalmente a trovare una parrucchiera che mi facesse i capelli multicolore. Io avrei osato anche di più, ma per ora mi accontento e cerco di non pensare che sia solo una crisi di mezza età.
Ovviamente anche le bambine hanno voluto un po' di colore, e anche se ci abbiamo messo due settimane, driblando tra impegni e malattie sparse qua e là, finalmente Patagnoma ha avuto la sua ciocca viola e Patasgnaffa anche una "fussia". Patasgurzo povero non solo è ancora biondo ma vorrebbe anche sfrondar la chioma, non si sa mai che domani ci riusciamo.
Ecco, parlando di lui, è finalmente senza gesso. Padroneggia il suo nuovo cellulare, forse anche troppo, ma è riuscito ad organizzare un torneo di subuteo, che vuol dire tre giornate con cinque bambini diversi (sì, son pronta per la beatificazione), tutto da solo, senza che io dovessi fare una telefonata. E questo mi ha reso molto felice. Un po' meno felice è stato sentirmi rimproverare di vestirlo troppo colorato, ma in fondo sapevo che prima o poi sarebbe dovuto succedere.
Adesso che son partita non mi fermerei più, avrei da raccontarvi che i due grandi hanno trovato almeno un gioco da fare insieme e che le due piccole hanno iniziato a litigare un po'. Potrei parlarvi di merende, pomeriggi pigri e finalmente giornate di sole. Vorrei raccontarvi dei miei zoccoli nuovi, ma su quello vorrei addirittura fare un post.



Magari rallento e comincio a scrivere quello per cui mi sono messa al computer, con le mani lisce e profumate di biscotto.
La storia potrebbe essere lunghina, perché inizia almeno sette anni fa con la cara Gelmini che ha iniziato a smembrare la nostra povera scuola. E così le maestre si sono trovate sempre più in affanno, con nuvole da rincorrere più nere e veloci delle mie.
Allora ha cominciato Nonnami, a regalare parte del suo tempo e insegnare un po' d'arte. E' andato Patapà a parlar di terremoti. E poi sono arrivata io, quella che fa tutto, ma non è specialista in nulla.
Sono stati laboratori con lana, feltro, carta, pasta di pane, ricicli vari. Piccole meraviglie nella loro sbalorditiva imperfezione.




Oggi ho letto un libro, stando dietro la cattedra, la qual cosa, devo essere sincera, mi ha emozionata un po'.
E poi sono stata in cucina a fare palline di cocco, ecco perché le mie mani sono lisce e profumate di biscotti (il vero motivo è che il sapone della scuola è talmente diluito che non lava via nulla, ma sta volta va bene così).
In cucina ci tornerò ancora, abbiamo grandi progetti, e la mia intenzione è riportarvi poi la ricetta eseguita, così, anche giusto per ottimizzare e conciliare un po' tutti gli aspetti di questa giroscopica vita.
Dedico volentieri il mio tempo alla scuola perché trovo che sia importante imparare a far le cose con le mani, soprattutto in un mondo che tende sempre più al virtuale. Perché i bambini per imparare hanno bisogno anche di divertirsi e di staccare un po'. Perché a una richiesta di aiuto, ancorché implicita, non so di di no. E soprattutto per guadagnarmi l'incredibile privilegio di vedere i miei figli a scuola. Di conoscere ognuno di loro compagni. E se questo vi sembra poco...





PALLINE DI COCCO

Prendete 100 gr di biscotti, magari anche qualcosina in più perchè durante la lotta qualcosa potrebbe andar perso. Rompeteli a pezzetti e adagiateli su uno strofinaccio. Richiudetelo, serrate i pugni e sfogate la vostra rabbia (da qualche parte c'è, anche se piccola, trovatela e fatela sparire). Probabilmente dovrete finire con il mattarello. Sicuramente avreste fatto prima con un robot da cucina, ma così è più divertente e poi non è che la cucina della scuola sia attrezzata come quella di Masterchef.
Ai biscotti sbriciolati aggiungere due cucchiai di zucchero, un cucchiaio e mezzo di cacao e 50 grammi di farina di cocco. Mescolate bene e poi aggiungete 50 grammi di burro fuso e un uovo. Se siete maggiorenni anche un cucchiaio di rhum.
Prendete ora il composto e strizzolandolo bene, senza scoraggiarvi per lo sbriciolamento iniziale, formate delle piccole palline. Ne vengono 33, ne sono scura, perchè lavorando con tre gruppi diversi è sempre venuto lo stesso numero di palline. Questa è scienza signori miei.
Passate le palline nella farina di cocco e mettetele nel frigo. Non so per quanto perchè io poi me ne sono andata da scuola!


domenica 16 febbraio 2014

UNA FAMIGLIA A PEZZI

Gli ultimi week-end la nostra famiglia è andata letteralmente a pezzi.
La prima ad andarsene è stata Patasgnaffa, salita sulla macchina di Nonnafi e sparita dal radar per più di ventiquattro ore.
La seconda è stata Patagnoma, salita sulla macchina gialla di nonnaMi.
Quella sera la ormai snella famiglia si è recata fuori a cena da amici. Nessun bambino sotto i nove anni, sei adulti seduti a tavola, aperitivo in salotto, chiacchiere con per sottofondo il silenzio.
Il giorno seguente la Patagnoma è stata liberata, ma in cambio è stato preso Patasgurzo.
La famiglia, più snella per peso ma non per chiasso si è recata a mediare il rilascio di Patasgnaffa. Scenario opposto alla sera precedente, nessun bambino sopra i sette e la maggior parte sotto i tre.
Tentativi di aperitivo, in salotto a raccogliere giochi, una cena con chiacchiere urlate per sovrastare il caos circostante. Detta così non sembra un granché, ma fidatevi, è stato divertente. Perché se nella confusione ci sono persone speciali va bene lo stesso.
La domenica dovevamo rientrare in possesso di Patasgurzo, che però ha scelto l'esilio volontario da Nonnami. Chissà perché!
Il fine settimana successivo ad essere abbandonate per prime sono state le due giovani fanciulle. Il biondo giovane è stato portato fino a Milano, ma poi è stato lasciato a tradimento (non è vero) mentre i due genitori si abbandonavano a vicenda per farsi ognuno gli affari suoi.
Una famiglia snellissima, ma ogni tanto ci vuole. La sera poi i due patagenitori l'hanno passata insieme però, non preoccupatevi.
La domenica a pranzo con altri amici, nessun bambino sotto i dieci anni, credo, perché praticamente io non ho visto nessuno. Poi io me ne sono andata per i fatti miei e i signori uomini alla partita di Basket.
La famiglia si è riunita solo a sera inoltrata.
Questo fine settimana è iniziato con l'abbandono delle bambine per andare a cena da amici. Nessuno sotto gli undici anni, di meglio non possiamo sperare per ora, aperitivo in salotto e chiacchiere con per sottofondo lontane risate.
Poi però siamo stati tutti insieme, con piccole brevi defezioni, ed è stato ancora più bello.
Tutto questo lunghissimo post per dirvi che nel mio tempo libero di domenica scorsa sono andata all'Ikea, dando prova di ormai conclamato squilibrio mentale, per accaparrarmi qualche pezzo della collezione Bråkig. Temevo di restare l'unica blogger al mondo ad esserne sprovvista e stavo iniziando a preoccuparmi.


Ora sappiate che sono più tranquilla.


mercoledì 5 febbraio 2014

LA FATA SMEMORINA

La fata del dentino che bazzica da queste parti deve essere strettamente imparentata con la fata Smemorina. O con me d'altronde.
La maggior parte delle volte si dimentica di passare, la salva in corner spesso Patapà, ma ancor più spesso viene narrato di come sia impegnatissima, di come il topo che le fa da cavallo si sia rotto una zampa, di come ci fosse stato un ballo proprio in quella sera. Credo che Patasgurzo si sia rassegnato ad avere una madre, hem una fata, decisamente stordita, già dal terzo dente.
Patasgnaffa è ancora piena di fiducia anche se l'obolo è stato versato solo per il suo primo dente, da Patapà.
Il suo secondo dente è stato per sei mesi in cucina, in una scatolina, che se non viene messa vicino al letto non vale, si sa.
Ogni tanto lei se ne è ricordata, ma non l'ha mai messa dove avrebbe dovuto. Io tantomeno.
Per fortuna perché questa sera tutta questa sbadataggine mi ha salvato la vita (si fa per dire ovviamente).
Erano giorni che il terzo dente di Patasgnaffa (li perde con una lentezza esasperante, temo che al suo diciottesimo sfoggerà ancora una finestra da qualche parte) dondolava pericolosamente, facendola sembrare una piccola befana. Ma non cadeva e io non ho certo il coraggio di intervenire in certi casi.
Questa sera ero sola con i bambini, un via vai al tavolo, prima le mani di uno poi quelle dell'altra, poi il ciuccio che non si trovava. Tra una assenza e l'altra, davanti a un piatto di spaghetti con le polpette (ero sola, piatto unico ovvio) il grido di Patasgnaffa e il suo sorriso sdentato grondante di sangue.
Ogni volta mi viene un colpo, non ci posso fare niente. Subito cerca il suo dente. Non si trova. Distrattamente le dico che potrebbe averlo ingoiato. L'avessi mai fatto, Patasgurzo grida allo schifo lei scoppia a piangere, la bocca ancora insanguinata.


Cerco di calmarla e capisco che non le fa impressione averlo mangiato, ma che teme che la fata del dentino non verrà. Le dico che è una sciocchezza che la fata non ha bisogno di prove, che magari ha già nascosto i soldi da qualche parte.
Creando un diversivo sono corsa al portafogli, ma c'erano solo 20 euro, un po' troppi per un dente, anche per due.
Ho ricominciato a cercare in quel marasma che è la mia cucina, ho trovato un seme di limone e per un attimo ho pensato di spacciarglielo per il dente. Poi ho avuto una folgorazione, ho preso la scatolina con il dente numero due e l'ho buttato sul tavolo.Ho urlato di averlo trovato e lei ha gridato di gioia, anche se quando l'ha preso subito ha chiesto perché fosse così pulito...neanche fosse cresciuta a pane e C.S.I.
Ovviamente riesco a trovare solo pezzi da venti....mi sa che la fatina rimarrà bloccata dalla pioggia!


giovedì 30 gennaio 2014

IL VALZER DELLE LUCI


Io mi lamento sempre dell'inverno però un po' mi piace. Soprattutto da quando non sto più in città, e allora il freddo è freddo, il buio è buio e la mattina ti svegli nel regno della regina di ghiaccio.
E quando ho finito di grattar via a mani nude (si lo so, esistono i guanti) il ghiaccio dal parabrezza mi metto in macchina con i bambini avvolti in grosse coperte, attraverso prati bianchi e alberi con i leggiadri rami che ricamano un cielo abbacinante e morbido nello stesso tempo, mi parte sempre in testa la canzone Inverno di De Andrè, magari accompagnata dall'arpa, perché no.
Però questa cosa della mancanza di luce mi indispone proprio
"Anche la luce sembra morire 
nell'ombra incerta di un divenire 
dove anche l'alba diventa sera 
e i volti sembrano teschi di cera."

e allora accendo candele come non ci fosse un domani, mi consola il fatto di non essere da sola.
Il colpo di grazia in verità arriva quando devo smontare le decorazioni di Natale, che un po' di luce diciamolo, la fanno. E la casa mi sembra vuota e triste. 
Di solito mi limito a lasciare alcune lucine comunque sparpagliate per casa, le tolgo solo a primavera conclamata.
Quest'anno però lo spazio lasciato vuoto dall'albero mi sembrava un buco nero nel quale avrei potuto perdermi e allora, presa da raptus improvviso mi sono fiondata in garage.
Perché quando hai veramente bisogno di qualcosa non hai sicuramente il tempo di andare a comprartelo.
Allora ho tirato fuori una lampada color ottone che troneggiava nel salotto della casa precedente.
Stupita che funzionasse ancora, visto che l'ultima volta che l'avevo provata era rotta (le fate esistono vedete?) l'ho trascinata in sala da pranzo, ma in verità ci stava decisamente male.


Mi è sempre piaciuta, ma lì centrava come i cavoli a merenda (che per altro ho mangiato più di una volta). La lampada perfetta sarebbe una piantana di quelle di una volta, con lo stelo in legno tornito e un grande paralume. Ma in anni di frequentazione di robivecchi ne ne ho mai trovate a prezzi decenti e nuove sono inavvicinabili.
Quindi ho deciso di adeguare lo stile della lampada a quello della sala da pranzo...poveretta, se potesse parlare credo che me ne direbbe delle belle, perché come al solito mi è sfuggita la mano e l'ho trasformata in un fenomeno da baraccone.



Quando poi mi prendono certe febbri, difficilmente non semino cadaveri. 
Questa volta è toccato al lampadario Maskros dell'Ikea. Un grande amore, ma ingombrante e dopo 4 anno di lui non ne potevo più...sentimento probabilmente corrisposto perché ultimamente aveva l'aria piuttosto depressa.
E' stato sostituito da un paralume tutto nudo che avevo comprato qualche mese fa.
Nudo non è rimasto a lungo, gli è toccata la stessa sorte della piantana, ma almeno saranno in due a sentirsi ridicoli. Il solito mal comune.



La mia grande soddisfazione è stata poi montarlo da sola, le poche volte che metto mano a trapani e a cavi elettrici e riesco a combinare qualcosa mi riempio di smisurato orgoglio, perché sono cose che mi terrorizzano. Probabilmente per fortuna!



Tra l'altro la sala da pranzo illuminata meglio viene sfruttata di più, per compiti, sessioni di pittura e atelier di didò. Un'altra stanza irrimediabilmente persa a favore dei piccoli di casa.
Dopo il valzer delle luci mi avanzava una abat-jour ....ma con un abito diverso si è guadagnata la platea del salotto.



Adesso riesco ad affrontare meglio anche questa buia settimana.



domenica 26 gennaio 2014

#PORNANO



I fari sono tutti accesi, puntati sul campo che è di un chiarore quasi abbagliante.
Sulle tribune i pochi spettatori si riparano sotto morbide coperte e se ne stanno abbandonati, quasi fossero su un divano, un occhio al campo e uno al grande schermo.
A bordo campo c'è tutto un tramestio di gente che va e che viene e butta distratte occhiate.
Il numero sette parte all'attacco, vede la palla, vede un varco e vede la porta.
E' un attimo, scarta l'avversario, ma qualcosa non va, forse il campo scivoloso, forse una distrazione e la palla scappa via. Forse viene colpito l'avversario che indifferente prosegue la sua corsa.
Il numero sette è a terra, nell'indifferenza di tutti. Si alza, la partita viene sospesa, viene applicato del ghiaccio ed è ormai ora di cena. Tutto viene dimenticato.
Ma la mattina dopo il piede è un po' gonfio, il mister distratto si mette il rossetto e dice che ci si penserà nel pomeriggio.
La sacra arte del pallone di gommapiuma giocata in salotto ha mietuto una nuova vittima, il piede è rotto.
E che palle, il braccio a giugno e non era la prima volta. Ma forse è l'inverno a portare sfortuna....chissà.



giovedì 16 gennaio 2014

OCCHI A CUORICINO, VIOLA, TUTTI PER ME

A me Violetta non piace. Troppi boccoli, troppo trucco e soprattuto troppi genitori e zie intorno che trescano e intrescano. Quindi anche se non ho mai perdonato a mia mamma di non avermi fatto vedere Remì (perché troppo triste), di aver bollato come orrendo qualsiasi cartone mi piacesse (uno per tutti Hallo Spank, che chiamava il mostro in tv) e di avermi fatto seguire per anni Anche i Ricchi Piangono esclusivamente dalle labbra delle compagne a mensa, io ricado nello stesso comportamento. Quindi sbuffo davanti a Spongebob che trovo urendo e Violetta non si vede, se non in caso di compleanno o malattia grave e fortemente invalidante.
Però il diario l'ho comprato, qualche librino circola pure per casa. Anche un giornalino ha girato in questi luoghi. Poi basta, niente magliette, sveglia, coperta, pantofola, tappeto, carta igienica (l'avranno fatta no?), perché se posso cedere sul punto di vista morale perché in fondo sono una caccola, il lato estetico mi vede assurdamente intransigente. Mi rincuora solo non essere l'unica a porsi certi dilemmi (qui e qui).
Però il concerto non lo vedevo come il male assoluto, in fondo era pur sempre uno spettacolo e il cd era un'altra delle poche cose viola ad aver varcato questa soglia. Certo per arrivare a prendere questa decisione ci ho messo un'eternità, rimbalzando come sempre tra il no e il forse si, tra il magari e il decisamente no, tra il si e il ci penso. Sì brava, pensaci ancora un po' così che gli unici biglietti abbordabili spariscano del tutto. Ecco fatto, problema risolto. Niente concerto. Il temporeggiare a volte è l'oracolo che che dona risposte.
Però esistono le fate (sì parlo con te) che esaudiscono i desideri delle bambine, su questo non ho mai avuto dubbi e guai se provate ad averne voi. E così un dopopranzo di un piovoso sabato di inizio anno ho potuto salire le scale e dire a una Patasgnaffa in pigiama con una nonchalance che meriterebbe l'Oscar: " vestiti che andiamo al concerto di Violetta".
Ve lo assicuro, un modo semplice e alla fine indolore di guadagnarsi l'amore eterno e imperituro della propria prole. Sono passate quasi due settimane e ancora ogni tanto fa ancora gli occhi a cuore, mi abbraccia e mi ringrazia di averla portata al concerto. Le fa concorrenza solo Patagnoma che ieri mi ha detto per la prima volta "mamma te voio beeene" (e pure senza tornaconto, incredibile). Sarà gennaio, sarà freddo e noioso ma le mie bambine sanno come farmi provare dei brividi.


Il concerto non ve lo racconto che non ne ho voglia, venite a cena qui, tanto si parla ancora di quello.
Se siete educati poi vi lascio anche toccare qualcuno dei petali viola che alla fine dello spettacolo sono venuti giù dal soffitto. Patasgnaffa ha significativamente contribuito alla pulizia del Forum e ne abbiamo una scorta praticamente illimitata. O almeno ne avevamo prima che ci mettessi sopra le mani io....