mercoledì 18 giugno 2014

PORTOGALLO: GIORNO TRE

Con la nostra ormai ammessa flemma il terzo giorno abbiamo finalmente deciso di recarci là dove avevamo sempre detto saremmo andati. "Dove andate quest'estate?" " a Lisbona". Siamo gente di parola. Per andarci da Cascais basta prendere un treno. Nuovo, pulito, efficiente. Uno ogni venti minuti. E per fortuna, perché sono pure puntuali. Vorrei raccontarvi dettagliatamente lo sconcerto e l'incredulità di Patapà quando fermo sul binario alle e 45 di un' imprecisata ora intorno al mezzo del giorno, non riusciva a scorgere più il treno che doveva partire alle e 44. E che infatti era partito. Puntuale, quindi noi lo avevamo perso.
Comunque a Lisbona ci siamo arrivati, anche se venti minuti più tardi del previsto.
E subito l'aria, il fiume, le strade che si facevano sempre più strette, sempre più irte e sempre più affollate di turisti.


Su fino ad Alfama. I Portoghesi sono così ospitali che l'avevano tutta addobbata, sicuramente sapendo del mio compleanno imminente (no, sant'Antonio non c'entra niente, e poi non veniva da Padova?). E poi giù di nuovo, con scorci che si aprono all'improvviso, sul blu del fiume, l'azzurro del cielo, il luccichio verticale degli azulejos.



Ci siamo fermati, i piedi di Patasgurzo scottati dal sole del giorno precedente chiedevano una pausa.
Patagnoma decide che invece lei, che è stata scorazzata sul passeggino, vuole ballare. Pochi passi soltanto e come uscito da un' intonaco scrostato arriva lui. Completo bianco, sorriso smagliante e berretto che sapeva di giornate fresche di sorbetto. Le piccole fanciulle di casa hanno così imparato a ballare il cha cha cha.



Gli occhi di Patagnoma, nuovamente seduta, vengono ripetutamente stropicciati, è giunta l'ora di riguadagnare la stazione e tornare a casa.



La sera, fresca e luminosa, rotoliamo giù di nuovo per le strade di Cascais fino a ritrovarci a mengiare in spiaggia. Il cielo si tinge di rosa, e il giorno tre si adagia sull'orizzonte.


lunedì 16 giugno 2014

PORTOGALLO: GIORNO DUE

Anche il sole sorge in Portogallo, un'ora prima o un'ora dopo, adesso non riesco a fare il conto, ho appena finito una birretta fresca fresca. Comunque il giorno due il sole è sorto, ma io di certo non l'ho visto. Perché non dovete pensare che questa mia pedissiquea divisione temporale del nostro viaggio in Portogallo celi un' accurata guida che voi potrete in un futuro sfruttare proficuamente. Noi siamo andati in Portogallo, sfidando la sorte in maniera assurda salendo su un aereo, ma siamo anche andati in vacanza. E io in vacanza da sempre dormo. Da piccola perché ero piccola,  da ragazza perché ero una ragazza, quando ero incinta perché ero incinta, quando i bambini erano piccolissimi, e di piccolissimi ce ne sono stati tre a rotazione, perchè di notte non dormivo una cippa, e ora perché prendo delle pilloline per l'emicrania. Domani non lo so perché dormirò, ma appena mi invento una scusa plausibile ve lo dico di sicuro.
Resta il fatto che la mattina se è vacanza, e non importa se è in Portogallo, la patafamiglia si muove con una lentezza assurda, quindi quando i nostri dieci piedi hanno calcato le bellissime strade di Cascais era ormai ora di pranzo. E definire le strade di Cascais bellissime non è licenza poetica è vera verità. Non hanno marciapiedi normali lì, né lì né a Lisbona. Le strade sono bianche e nere, con sampietrini così lucidi che sembra abbia appena piovuto, che giocano tra loro creando disegni sempre nuovi. Devo aggiungere che ho ringraziato ogni giorno che non avesse appena piovuto davvero, perché con le salite e le discese che ci sono io mi vedevo già rotolare con le gambe all'aria, un'immagine netta e ben definita.
Insomma una vera fatica perché devi continuamente camminare guardando per terra perché è bello, guardare per aria perché il cielo è di un blu assurdo, e ogni tanto guardare i bambini perché non si sa mai. Però ne vale la pena e se cammini  cammini a un certo punto arrivi all'oceano. Quel mare grande grande con spiagge grandi grandi davanti. Con un vento che ti arruffa i capelli, fa volare la sabbia e volare anche via le ore, tanto che alla fine della giornata abbiamo portato a casa sorrisi smaglianti e una bella scottatura. Eh sì, da questa accurata guida sul Portogallo imparerete almeno che la protezione solare la dovete mettere anche se non sentite caldo. Un errore da veri pivellini, in cui siamo incorsi anche dopo aver visto gli amici portoghesi per finta e milanesi di fatto che eravamo andati a trovare (eh, sì questo viaggio aveva un losco doppio fine), incremarsi accuratamente nonostante siano dotati di una scorta di melanina ben più ricca della nostra.
La giornata è finita a casa loro davanti a un piatto di carbonara, perché in fondo a pranzo avevamo mangiato crêpes. Per il baccalao c'era ancora tempo, in fondo era solo il giorno due.


domenica 15 giugno 2014

PORTOGALLO. PATAVIAGGI GIORNO 1

C'è stata la scuola che è finita, non improvvisamente perché lo sapevo, ma comunque non è che fossi proprio preparata. C'è stata Patasgnaffa a cui è venuta la febbre proprio l'ultimo giorno di scuola, e io lo so che i bambini si ammalano, soprattutto se si deve partire, ma comunque non è che fossi proprio preparata. C'è stato il caldo che è arrivato all'improvviso e non è che ne sentissi la mancanza, ma lo sapevo che a giugno era questione di giorni e sarebbe arrivato, ma comunque non è che fossi proprio preparata.


Ho riempito le valigie, ho preparato le etichette (momento diy: tela cerata, cartoncino, cartelletta di plastica trasparente, pennarello, macchina da cucire.), siamo andati alla festa della scuola, ho sistemato un po' la casa e ho fatto di tutto di non pensarci, perché lo sapevo che alla fine sarei dovuta salire su un aereo, ma comunque non è che fossi proprio preparata. Alla fine siamo partiti, con Patasgnaffa in ottima forma, e udite udite siamo persino atterrati. In Portogallo. Giorno 1.


mercoledì 11 giugno 2014

RAPTUS

Da quando abbiamo ingrandito la Patacasa, la mia stanza preferita forse è l'ingresso, altrimenti detto la stanza del fango...o meglio la stanza dove il fango deve essere lasciato.
È incredibilmente grande per essere un ingresso, o quanto meno rispetto a tutti gli ingressi che ho mai avuto. Ma è fondamentale, perché quando a prepararsi sono cinque persone, lo spazio non basta mai, perché quando sono tanti gli amici che passano da casa lo spazio non basta mai, perché quando le scarpe devono essere per dieci piedi lo spazio non basta mai, neanche con un ingresso grande come il nostro.
Ma le cose che mi piacciono di più sono che dietro a una tenda cela il luogo dove tutte le signore vanno a incipriarsi il naso e i signori vanno a bere il cognac, e che ha un piccolo lavandino.
Il motto propinato a nastro (abbiamo anche dei pappagalli di plastica da adoperare alla bisogna) a chi entra in casa, soprattutto se minorenne è : scarpe pipì mani.




In un solo e unico luogo ti puoi liberare di giacche, di liquidi in eccesso, di scarpe e di microscopici ospiti. Un vero lusso.
Però aveva un che di incompiuto, la parete dietro al piccolo lavabo non era stata mai trattata e ormai era sporca da far paura, visto che qualcuno la usava per asciugarsi le mani....e mancavano anche gli zoccolini, perché ci eravamo dimenticati di metterli, eh sì.


Ora so che ci sono creature fantastiche e metodiche che aprono file per le stanze che vogliono sistemare, io non sono dotata di tale virtù. Io guardo le cose non finite per anni e ci rimugino su, cambiando idea ogni due per tre e non fissandone nessuna. Poi succede che sono in un negozio di
bricolage, che vedo la vernice lavagna in offerta e che non capisco più niente.
Io vado avanti a colpi di raptus, ormai si sa. La priorità quindi è tornare a casa. Mangiare è superfluo, fare la pipì (ops, incipriarsi il naso) rimandabile. Forse con la borsa ancora a tracolla inizio a dipingere, guardando stralunata una parete di casa mia diventare nera.


Una mezz'ora scarsa ed è fatta. L'ingresso si fa improvvisamente più teatrale, i bambini scalpitano con i gessetti in mano, ma dovranno aspettare ancora 48 lunghissime ore, e Patapà è commosso all'idea di avere una parete così sobria ed elegante in casa.


Certo, la sobrietà dura poco. Un merletto bianco va a coprire le sbavature della vernice (in meno di mezz'ora cosa pretendevate?! e provate voi a dipingere con la borsa a tracolla) e presto i gessetti si rendono utili.


Io scrivo finalmente il motto dell'ingresso, pensionando i pappagalli, e Patasgnaffa si dedica ai fiori.



Certo poi torna Patagnoma che si incavola come una biscia perché abbiamo disegnato senza di lei. Dall'alto del suo quasi metro di altezza mi intima di cancellare tutto e brandisce minacciosa un gessetto gigante....ecco ora il nostro ingresso non è più molto sobrio e elegante.


Ah già lo ammetto...ho anche Pipizzato un po qua (zoccolino) e un po' là (sedia), non è colpa mia è l'armadio giallo che mi ha intimato di farlo, dai suoi quasi due metri di altezza!





venerdì 6 giugno 2014

IMPUT

Ormai siamo immersi in un mare di imput. Qualche idea magari ci sembra originale, magari lo è, ma molte sono state stimolate da cose fatte da altri. E questo non è assolutamente un male.
Certo se uno dovesse dare retta a tutti gli imput che riceve, dovrebbe smettere anche di respirare per portare a termine tutte le idee che gli nascono in testa.
Per questo molti imput si spengono dopo poco, altri vengono ingabbiati in cartelle elettroniche, altri si depositano nel fondo del cervello, per tornare fuori....ehm magari anche come inconsapevole idea geniale.
Ci sono imput però che sono più forti, forse perché appena accennati, forse perché sono una sfida o forse perché ti raggiungono nel momento giusto.
E a quel punto non c'è più niente da fare. Puoi avere il bucato da stendere, la cena da preparare i bambini da prendere a scuola (no, quello non puoi saltarlo, fai un bel respiro e rimanda di mezz'oretta) ma quell' imput ha acceso qualcosa e non puoi più fermarti.
Una cosa così mi è successa qualche giorno fa quando Gaia (Segattini, aka Seigattini...capirete che una Gaia Ottogalli già si innamora anche solo semanticamente parlando) ha postato su Instagram delle foglie di magnolia....fiori lussureggianti dirà qualcuno di voi, profumo inebriante aggiungerà qualcun'altro...foglie malefiche dirò invece io.
Eh già con la magnolia io ho un rapporto di amore e odio. Per anni ho portato il suo profumo, guardo con cupidigia i suoi fiori (inutile raccoglierli, non dureranno), ma da quando abito nella Patacasa il mio rapporto con la nobile pianta si è decisamente incrinato.
Dovete sapere che al confine del mini Patagiardino, a ridosso della casetta dello zioAndrea svetta un' imponente magnolia. Quando dico che è a ridosso della casetta, lo dico testualmente, se non interveniamo una mattina di queste il povero ZioAndrea verrà destato non dalla sveglia ma da una radice della magnolia che gli bussa gentilmente alla spalla. Con i suoi ricchi rami poi tiene in ombra la Patacasa, cosa che in estate è anche gradevole, ma in inverno porta via luce davvero preziosa. Luce che viene negata anche alle piante del piccolo Patagiardino. Sono sicura che le azalee stiano organizzando una mobilitazione sindacale, e il rododendro intenda far causa per procurate vertigini.
Ma questo non è nulla in confronto al disturbo che arrecano a me le sue foglie quando cadono in terra. Cioè praticamente sempre, e se ne restano lì coriacee e indistruttibili finché io non mi decido a raccoglierle, cosa che lo ammetto, non faccio quasi mai.
Coriacee e indistruttibili, una caratteristica negativa se vuoi occuparti della pulizia del cortile il meno possibile, ma forse interessante se decidi di fare qualcosa con quelle foglie...niente, Gaia è un genio, mica per niente la chiamano la Guru del Conero!


Ho preso i bambini a scuola e prontamente li ho abbandonati a loro stessi... io avevo da fare e sono una persona che stabilisce le sue priorità molto rigidamente....



Questo è quello che ho fatto io...ora correte a vedere cosa a fatto lei, ma prima se non lo avete fatto, prendete i bambini a scuola, suvvia che è l'ultimo giorno, e passate in libreria a comprare il suo meraviglioserrimo libro, che è pure tempo di cambio degli armadi (probabilmente voi lo avete già fatto, sia comprato il libro che il cambio degli armadi. Io il libro ce l'ho da un pezzo, e il cambio degli armadi l'ho fatto a novembre...più o meno, vale?)

martedì 3 giugno 2014

MEA CULPA

Ormai sono sei anni che i miei figli vanno alle elementari (scuolaprimaria mah). Prima sono andati all'asilo (scuoladellinfanzia mah), e prima ancora al nido (nido? ma davvero?). Insomma vanto un discreto numero di recite di Natale, canti di fine anno, auguri di Pasqua, abbracci della piazza (ehm no, lì a onor del vero mi sono sempre rifiutata di andare), giochi della gioventù, feste della scuola, festa dello sport, pizzate varie, riunioni dei genitori, colloqui con educatrici/maestre/professori...e probabilmente dimentico qualcosa.
Ecco, dimentico. La parola d'ordine dell'ultimo periodo.
Mi sono persa i canti di fine anno, che erano venerdì. Me li sono persa non perché me ne sono dimenticata ma perché manco sapevo ci fossero. Non sono andata a più di metà dei colloqui e la maggior parte dei professori di Patasgurzo non so neanche che faccia abbiano. Mi sono persa i giochi della gioventù di oggi. In realtà ho provato ad andarci, ma visto che Patasgnaffa non c'era, ho fatto rapidamente dietro front e me ne sono andata a prendere un cappuccio al bar. Mentre lo bevevo annoiata lei ha fatto i suoi giochi.
Non ho il libro delle vacanze perché non sapevo neanche di doverlo prenotare. Cioè tutti gli anni andrebbe prenotato, io non lo faccio, ma poi lo trovo lo stesso nella cartoleria davanti a scuola; che poi è il luogo del peccato dove ho preso il cappuccino questa mattina. Ecco quest'anno no, non l'ho ordinato e quindi non lo troverò nemmeno.
Insomma 'na frana proprio.
Però ho portato Patasgnaffa a millemila prove per il saggio di ginnastica, e sono pure andata a vederlo nonostante un mal di testa infernale che mi ha fatto maltrattare chiunque mi capitasse a tiro. E ho fatto bene perchè è stato bellissimo.
E ora sto per andare alla riunione della scuola materna di Patagnoma, nonostante ci abbia già fatto sei anni con gli altri due.
Questo miei cari si chiama espiazione.