martedì 8 aprile 2014

UNA DOMENICA DIVINA

No, non è stata quella appena passata, viaggio in ritardo cronico, quindi la bellissima domenica di ieri ve la racconterò un'altra volta (eh sì, è inspiegabile come le bellissime domeniche si moltiplichino con il sole no?).
Domenica scorsa abbiamo riempito il cestino del picnic, i cestini per la verità, siamo una famiglia numerosa e affamata, siamo andati in riva al lago, abbiamo disteso le coperte e dato il via al primo petit dejeuner sur l'herbe  (dico così non per tirarmela sia chiaro, ma per non ripetere la parola picnic) della stagione.


Non eravamo soli, c'era anche Jacco un nostro amico che di lavoro fa il designer. Lui aveva meno cestini da merenda all'aperto (non so più che pesci pigliare) in compenso aveva un sacco di sedie.
I designer sono gente strana è risaputo. Malati anche di manie di protagonismo, noi ci eravamo portati dietro la crema solare lui invece un fotografo professionista. Bah, comunque gli vogliamo bene lo stesso.



Io mi sono subito seduta per terra perché così si fa nei ------ , i bambini invece, che si sa sono nati stanchi, si sono seduti sulle coloratissime sedie di Jacco. E hanno fatto bene perché in verità erano lì per loro, erano bambine anche loro, accompagnate dalla loro mamma.

il bellissimo cappello di Patagnoma viene da qui: http://www.redpepperhats.com/

La loro mamma si chiama Divina è nata qualche anno fa ed è già una celebrità. Esiste anche un papà divanetto, ma forse è rimasto a casa per guardare la partita in santa pace. Adesso sono nati un sacco di bambini colorati, roba che i Barbapapà sono dilettanti.
Tenerle a battesimo è stato bello, è stato bello ricominciare a mangiare sull'erba ed è stato ancor più bello che nessun bambino si sia buttato nel lago che è ancora piuttosto freddino.


Ci siamo così affezionati a loro che un paio le abbiamo anche portate a casa.


Ho fatto delle foto schifose un po' perché non ne avevo voglia e un po' perché mi vergognavo a portare la macchina fotografica visto che c'era uno che la sapeva usare davvero. Voi accontentatevi di queste ma mi raccomando se siete in giro per il salone cercate una foto delle BebèDivina con i Patasgnaffi, che sarà grande grande e, se avete voglia fatemela vedere su instagram o su twitter  taggandola con #patadivina #bebèdivina. Su facebook taggate me che con gli hastag lì non ho preso ancora confidenza.
Se siete tipi avventurosi non leggete gli indirizzi che infilerò a fine post (cioè adesso) e cercatevela da soli.
Buon fuori salone a tutti, a chi ci andrà e a chi lo seguirà virtualmente (sorte che più o meno toccherà anche me).











Sedia Hub@bug 18    via privata Gaspare Bugatti 18
Gooddesing up! Cascina Cuccagna
Supermodels via Giovanni Ventura 5, Lambrate

lunedì 7 aprile 2014

OGNI SCUSA È BUONA. CONSEGUENZE DI UN COMPLEANNO

Insomma, anche se nel tuo intimo pensi che sia anche troppo presto, che le candeline potrebbe spegnerle in famiglia e bona lì, la festa per i suoi tre anni gliela organizzi pure.
Ti ritrovi, come pare essere ultimamente un must delle patafeste, la sera prima, ormai quasi notte, a combattere con i cakepops. Questa volta l'impasto (di panettone avanzato da Natale) sembra tenere, ma portandoli fuori ad asciugare è il tavolo a fregarti, e boom, eccoli lì tutti spantegati.
Fragole e marshmallow vengono in tuo soccorso, e il risultato è tale che probabilmente i cakepops non proverai mai più a farli.


Nonostante gli inghippi, grazie anche a Nonnami che contro ogni suo principio si abbassa a decorare torta e muffin con PeppaPig, un buffet riesci anche ad allestirlo.


Ed è il giorno della festa. Una decina di bambini, di mamme e di nonne invadono la Patacasa.


Come sempre ti stupisci di come i bambini tutti insieme facciano meno casino che da soli, e le chiacchiere alleggeriscono la fatica..Patagnoma spegne le sue candeline tra applausi e scarta i suoi regali.


Lei è felice e tu sei felice. Sei felice perché lei è felice ma anche perché con la scusa della festa con tanti bimbi piccoli hai spostato indietro il divano. A questo punto hai spostato la poltrona gialla che ha fatto il gioco dei quattro cantoni e si è scambiata di posto con il tavolino rosa.


Ed eccolo lì, all'improvviso uno spazio vuoto. Nella patacasa è ovvio che vuoto sia un concetto piuttosto discutibile, ma tant'è. Schizzi in balcone e recuperi il salottino in vimini che stava lì a subire le intemperie in attesa di trovare un'improbabile sistemazione.
Non è una bellezza rara, non è un oggetto di desing, ma ce l'aveva in camera Nonnami quando era piccola. È sempre stato anche nella camera di Patamà bambina. Anche in quella di Patamà ragazza. È stato una poltroncina, un divanetto, un divano letto, una capanna e probabilmente qualcos'altro che non ricordo.


Finalmente è tornato in casa, e credo che per un po' resterà lì, nella sala con i mobili spostati.
D'altronde non è colpa tua, è che hai dovuto organizzare una festa!



venerdì 4 aprile 2014

TRE PATAGNOMOSI ANNI



Vorrei scrivere un post commovente e pieno di amore perché tu sei amore e commozione per la tenerezza che sai dare. Tralascerei che hai anche una capatosta, ci comandi a bacchetta, e meni pure le mani.
Mi soffermerei sui battiti del mio cuore che accelerano quando mi ti stringi in braccio mentre andiamo al nido e appoggi la testa sulla mia spalla come un piccolo uccellino, quando mi dici grazie mamma anche per le piccole cose, aprendoti in sorrisi che potrebbero allontanare una tempesta. Racconterei della tua grassa risata, che non si capisce come possa uscire da una persona così piccola, di come corri incontro a chi vuoi bene con slancio ed entusiasmo inestinguibile.
Parlerei delle volte che mi accarezzi i capelli, anche se poi me li strappi, e di quelle in cui mi dai dei piccoli morsi, che per te sono d'amore, ma fanno un male cane.
Scherzerei sul tuo buffo modo di parlare, che è un fiume in piena, ma perlopiù incomprensibile.
Mi vanterei di come già disegni bene, di come ami dipingere e di come tu sia stata brava nell' esserti tolta da sola il pannolino perché io non mi decidevo a farlo.
Spiegherei che non lo facevo perché per me sei sempre la bebè di casa e in ogni istante che ti guardo mi stupisco di vederti invece così grande. 
Invece hai tre anni, tre anni di esplosiva allegria, che sono volati anche nei tratti in salita.
Ma ti ho organizzato la tua prima vera festa di compleanno, a cui hanno partecipato una sacco di meravigliosi bambini incredibilmente bravi, ma un sacco.
E ora sono completamente cotta, quindi mi limito a dirti "buon compleanno amore mio"

lunedì 31 marzo 2014

DAYS FOR GIRL....IN ITALY

Avete presente che disagio le prime mestruazioni? L'imbarazzo che si potesse vedere qualcosa, le ore di ginnastica saltate, le giornate al mare con i pantaloncini e improbabili scuse?
Crescendo il problema si è ridimensionato, gli assorbenti sono diventati più sottili, abbiamo imparato ad usare i tamponi interni, qualcuna di noi ha pure scoperto le coppette e ha svoltato la sua vita, almeno per una settimana al mese.
Ma ci sono adolescenti che non possono venire a patti con questo fenomeno, naturale, magico e inevitabile.
In questi giorni si chiudono in casa, perdono ore di scuola, ogni attività sociale viene sospesa. Se hanno un lavoro non ci vanno.
Perché sono donne, perché questo viene visto come un handicap. Perdono quasi due mesi all'anno di scuola o di lavoro. Restano relegate in fondo alla scala sociale e viene loro tolta la possibilità di emanciparsi.
Perché hanno le mestruazioni ma non gli strumenti igienici per gestirle.
Nel 2008 Celeste Mergens, che lavorava in un orfanotrofio in Kenya si accorse che le ragazze, non avendo modo di gestire il loro ciclo, rimanevano chiuse in camera per giorni. Ha quindi dato vita a Days For Girl, un'associazione che si adopera per fornire dei kit che le ragazze possono utilizzare in quei giorni.


Si tratta di un sacchetto che contiene assorbenti lavabili, mutandine, un asciugamano piccolino, un sacchetto di plastica e una saponetta. (l'assorbente sporco viene messo nel sacchetto di plastica con poco sapone e pochissima acqua, perchè ovviamente anche quella è un problema). Un kit che può accompagnare le ragazze per ben tre anni, permettendo loro di portare avanti la loro istruzione senza interruzioni discriminanti. Che permette a quelle che hanno un lavoro di non fare assenze inutili.


Alla fornitura del kit si accompagna anche una formazione sulle mestruazioni stesse, sul sesso e la riproduzione. Fino ad oggi sono stati distribuiti fino a 60.000 kit in più di 60 paesi, cambiando così la vita di moltissime giovani donne, ma ancora la strada da fare è molta.
La mia amica Jill si è offerta di avviare questo progetto in Italia. Per adesso ha cucito molto da sola. Per adesso sono andata con alcune amiche a darle una mano. Sono momenti di lavoro, ma anche di gioia e condivisione.
Se avete voglia di contribuire in qualsiasi modo a questo progetto potete farlo rivolgendovi direttamente a lei. Potete fornire dei kit già completi, scaricando qui i vari pattern, ma servono anche stoffe in cotone (senza disegni di animali), flanella (preferibilmente in colori scuri), nastri, piccoli asciugamani e saponette.




 jillianinitaly@hotmail.com  

foto di Jillian in Italy 

venerdì 21 marzo 2014

SCARPE NUOVE

Quando hai tre figli è tutto un cambio perenne degli armadi. Fai il sacco da dare via, quello da dare all'amica che ha una femmina, quello da dare a quella che ha tre maschi, quello da tenere perché ci sei tanto affezionata ma che al prossimo trasloco sicuramente sparirà e quello da passare al figlio successivo.
Nel nostro caso il primo è un maschi e le successive sono femmine. Ma femmine proprio, anche se una in realtà è un punkabbestia e l'altra uno scaricatore di porto. Ma loro sono convinte di essere principesse, e come tali di poter indossare solo cose rosa, possibilmente con i lustrini.
Patasgurzo quando aveva tre anni mi chiese delle scarpe rosa con farfalle e paillettes, ma io non gliele comprai, perché sapevo che all'asilo sarebbe stato un filino, ma giusto un filino, preso in giro. E da allora non me ne ha più chieste...purtroppo.
Ho quindi un sacco di tristissime scarpe marroni che Patasgnaffa si rifiuta di mettere.
Però ho scoperto che le scarpe si possono tingere. A casa. Facilmente. A poco prezzo. Inutile dire che è stata una svolta.
Il procedimento è facilissimo, a vera prova di imbranato.
Innanzitutto bisogna procurarsi la tintura, online è facilissimo. Arriva a casa un kit che contiene un pre trattante che bisogna passare sulla scarpa con una spugnetta abrasiva per i piatti. Puzza di pipì di gatto, ma si può sopravvivere, e serve per pulire la scarpa e rimuovere eventuali trattamenti che impedirebbero una buona presa della vernice.


Poi bisogna proteggere con dello scotch le parti che non si vogliono tingere, e questo lo convengo è la parte più noiosa.
Con un pennellino si dà la vernice sulle parti più ostiche da raggiungere e il resto lo si passa con una spugnetta facendo dei piccoli movimenti circolari. Spugnetta e pennellino sono già nel kit.
A me sono bastate un paio di mani, e avendo scelto una bella giornata di sole in un' ora e mezza me la sono cavata.


Con una boccetta ho fatto le scarpe, che furono di Patasgurzo,  per Patasgnaffa.
Poi ho ne ho fatte un paio, che furono di Patasgnaffa, per Patagnoma, che voleva le scarpe rosa e che così ha avuto l'illusione di avere una cosa nuova, presa solo per lei  certo stamattina mi ha chiesto le scarpe rosse, ma si sa che non si accontentano mai questi mocciosi).


Le ho messe in una bella scatola, e le ho loro spacciate come un regalo speciale.
Io sono figlia unica, ma credo che alla lunga avere i resti dei fratelli maggiori possa anche essere  una scocciatura...per fortuna bastano pochi espedienti!


Non so quanto durerà la tintura, ma è venuta benissimo e le scarpe sono rimaste belle morbide. In più ne ho ancora un po' per fare eventuali ritocchi.
Inutile dire che mi si è aperto un mondo, e che con i soldi risparmiati mi sono presa un paio di scarpe per me....

martedì 18 marzo 2014

AI CONFINI DELLA REALTÀ: 10.1 BURDA

Io non sono mai riuscita a vedere un film dell'orrore vero e proprio.  E se considerate che ho ancora gli incubi per Twin Peaks, forse potete anche immaginare il perché.
Ma covo da sempre, anche se non si direbbe, un'anima gotica e sono cresciuta a pane e Poe, acqua e Walpole, salame e vampiri.


Il mistero è ciò che guida ancora le mie letture, prevalentemente gialle, e mi incolla a uno schermo.
Da ragazzina impazzivo per "ai confini della realtà". Mi sono vista tutta la nuova serie, e poi anche la prima, quella ancora in bianco e nero, molto più inquietante.
La cosa che affascinava era che scenari apparentemente assurdi venissero inseriti in contesti incredibilmente banali e possibili.
Pur credendo a cose come le fate, ho sempre però pensato che queste storie fossero frutto di abili sceneggiatori.
Invece mi sbagliavo. Di brutto.


La prova provata la trovate su Burda di Marzo. Se andate a pagina 92 c'è una tipa che mi assomiglia così tanto che sono proprio io.
Io che ho due macchine da cucire rotte probabilmente perché le uso male, io che faccio cuciture deperibili, con date di scadenza ravvicinate, io che taglio storto, cucio sghembo e se mi parlate di precisione faccio addirittura fatica a capire il termine.
La regia di questo imperdibile episodio è di Gaia aka Vendetta Uncinetta (a proposito avete visto che bello il nuovo sito?), la cui vena dark è un filino più percepibile della mia.



venerdì 14 marzo 2014

NAAN

Oggi era il venerdì, uno di quelli che io chiamo #maledettagelmini. Uno di quelli in cui sono andata a scuola per il laboratorio di cucina. Io che ho un marito che cucina e che ormai non lo faccio quasi più.
Che poi devi trovare ricette veloci, che non debbano essere conservate in frigorifero e che siano facili da trasportare a casa. Si accettano consigli, ma anche tanti eh!
Tra l'altro questa settimana non mi ero preparata e quando la maestra di Patasgnaffa mercoledì mattina alle 9 mi ha chiamato per sapere cosa avrei fatto, mi sono sentita come quando la prof ti chiamava alla cattedra e tu non avevi studiato.
Fortunatamente negli anni devo aver sviluppato la capacità di arrampicarmi sugli specchi, perché una volta, quando mi sarebbe più servita, non ce l'avevo proprio.
E così, visto che domenica eravamo andati al ristorante indiano e Patasgnaffa aveva mangiato quasi solo il pane perché il resto era troppo piccante, ho detto che avremmo fatto il Naan.
Richiede una lievitazione breve, si cuoce in padella, e si trasporta nella stagnola. Perfetto.
Per prepararlo bastano 300 gr di farina con tre cucchiaini di zucchero e due di sale. Ho usato una bustina di lievito istantaneo perché quando il tempo è ridotto i magheggi vanno fatti. Abbiamo aggiunto un vasetto di yogurt, due cucchiai di olio e due di acqua calda. Hanno impastato divertendosi un sacco ,e quella che aiuta la mamma a fare il pane (non Patasgnaffa ovvio) si è distinta subito per tecnica e bravura. Volevo andarmene e lasciare lì lei.


Abbiamo fatto delle palline che i bambini hanno steso con il mattarello, a quel punto io ho cotto un panino per volta per due minuti in una pentola con il coperchio. La prossima volta porto due pentole, altrimenti invecchio in quella cucina, devo ancora farci la mano!
Mentre io cuocevo ho fatto scrivere la ricetta ai bambini, facendogliela ricostruire da soli. Magari così se la ricorderanno meglio. O magari no, intanto io però sono riuscita a cuocere il pane senza danni collaterali.


Ora avete due settimane per farvi venire un'altra idea. Io magari cucirò delle cuffiette ai bambini perché quelle lì di carta non si possono davvero vedere.